lunedì 2 marzo 2020

"Nel mezzo della nostra lettura della Commedia"


Vabbè, tutti conoscono la famosa terzina di apertura della Commedia dantesca

"Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
chè la dritta via era smarrita"

però noi la lettura la facciamo a modo nostro. Come? Penetrando nel significato letterale, ma ancor più in quello allegorico, collegandoci al pensiero e alla biografia dell'autore, ma anche inserendo riferimenti, connessioni e inferenze proveniente dall'esperienza nostra.
Sacrilegio considerare questi versi riferiti alla vita di noi immaturi adolescenti? Tutt'altro!
Il potere della letteratura è proprio questo: saper parlare linguaggi universali e saper far immedesimare in situazioni vissute tutti i lettori, adolescenti immaturi compresi.
Quindi, dopo aver presentato nei suoi tratti essenziali biografia dell'autore e struttura dell'opera, cosa aspettiamo a seguire Dante che si è sperduto in un bosco buio e tenebroso?


Proviamo ad applicare subito la regola delle 5 W a queste primissime terzine?
1) WHO? Dante
2) WHERE? Gerusalemme
3) WHEN? 7 aprile 1300 (venerdì santo)
4) WHAT? smarrimento nella selva
5) WHY? perdita della dritta vita



Dante parla di momento centrale della vita, quindi immagina di compiere il viaggio all'età di circa 35 anni, tenendo presente l'età media di 70 anni che un uomo del Medioevo delle sue particolari condizioni avrebbe potuto raggiungere.
Da questo primo verso si è addirittura fatta risalire la sua data di nascita, il 1265 - visto che si immagina il viaggio compiuto nel 1300 - con un semplice calcolo matematico (1300-35=1265), dal momento che sull'argomento non esistono fonti certe. 
- Prof, perché dice "nel mezzo del cammin di nostra vita" e non di "sua vita"?
Secondo voi perché?
- Forse perché con lui ci sono anche tutti gli uomini che lo leggono?
- Perché si rivolge all'umanità?
Avete colto nel segno: il senso dell'aggettivo possessivo "nostra" riferito alla vita deriva proprio dal fatto che l'umanità intera lo seguirà nel suo percorso di redenzione, che le condizioni di smarrimento di cui il poeta parla possono applicarsi a tutti gli uomini e che i medesimi avranno modo, grazie allo straordinario insegnamento impartito dal viaggio, di poter osservare quali conseguenze nell'aldilà otterranno determinati comportamenti portati avanti nella vita terrena.
- Quindi vuol dire che questo viaggio lo farà con tutto il mondo, prof! Che forte!
In pratica sì. E si tratta di un percorso sorprendente da svolgere in un tempo relativamente breve: visita ai tre regni dell'oltretomba nell'arco di una sola settimana! Seguire l'itinerario in questa specie di mappa vi darà l'idea di quanto il viaggio possa rivelarsi stupefacente.



Dante dice che la selva e il momento in cui si era smarrito sono cose difficili da raccontare, anche se fa ricorso a tre aggettivi che provano a descrivere la foresta in cui si era perduto, ossia "selvaggia", "aspra" e "forte", per provare a dare l'dea di quanto essa fosse inestricabile e terrorizzante. 
- La  magia del tre, prof! La usa anche lui!
Certo, lo sappiamo quanto questo espediente sia efficace, no? 
E vi dirò di più: per Dante il tre è sacro, è il simbolo della Trinità divina, quindi farà riferimento spesso a questo numero e ai suoi multipli. In base a quello di cui abbiamo parlato nelle scorse settimane, provate a ritrovare da soli qualche richiamo.
- i tre regni dell'oltretomba
- le tre cantiche Inferno, Purgatorio e Paradiso
- le terzine
- i 33 canti di ogni cantica
- Dante incontra Beatrice a 9 anni
Ottimo direi! E, a proposito di simboli, leggete nelle note al testo come può essere spiegata l'allegoria della "selva oscura".
- Qui c'è scritto che la selva è il simbolo del peccato
Giusto. Ma proviamo ad andare oltre a ciò che dice il libro, ragioniamo in modo un po' più profondo.
Ricordate il nostro modo di entrare dentro al testo come abbiamo deciso tutti insieme di chiamarlo?
Sììì! Fare splash!
Esatto, FARE SPLASH!, tuffarci dentro il testo e dentro le parole, proprio perché questa termine onomatopeico ci fa tornare alla memoria il tuffo che dobbiamo fare in acqua per riuscire a penetrare sul fondo. La stessa cosa dobbiamo farla come se dovessimo tuffarci all'interno delle parole del libro per penetrarne nel profondo i significati e non rimanere a galla in superficie.


Ecco, facciamo SPLASH! in questo punto in cui si parla della selva oscura come simbolo del peccato. Qual è il significato più profondo che possiamo cogliere?
- Secondo me si parla di peccato perché ci si riferisce a tutta l'umanità e Dante fa vedere che tutti possono diventare peccatori 
- Però è Dante che scrive, no? Si riferirà pure al peccato suo! 
Certo. E tenete presente che sta scrivendo in un momento molto complicato della sua vita: lo hanno cacciato ingiustamente da Firenze, non può far ritorno nella sua città, non può più vedere i suoi cari e si trova costretto a passare le sue giornate nelle tenute delle persone disposte ad ospitarlo, seppur trattasi di posti che rivelano un sicuro benessere. Ricordate quando dicevamo che Dante è venuto anche ad Arezzo, ospite del castello dei Conti Guidi a Poppi, in Casentino?
- Sì, è vero! Io ci sono stato d'estate e ho visto che davanti al castello c'è il busto di Dante!
Sì. è così.
- Prof, appunto, è Dante che parla del momento che sta vivendo e, secondo me, il bosco non è solo il simbolo del peccato, ma anche un momento in cui lui si ritrova in crisi e si sente depresso. 
Quando siamo in profonda crisi e in un momento di depressione è vero che non ricordiamo nitidamente le cose e ci ritroviamo spesso perduti. E questo è proprio ciò che Dante sta dicendo. Inoltre diversi episodi della sua vita lo stavano facendo soffrire, no? Quali, per esempio?
- L'esilio!
- La morte di Beatrice!
- Le accuse che gli facevano da Firenze e che non erano vere!
- L'odio verso il Papa che lo aveva tradito!
Ottime osservazioni! Personalmente ritengo che il bosco può benissimo essere interpretato come dite voi. Perfetto! Facciamo nostra questa interpretazione e consideriamo pure la "selva oscura" come simbolo di peccato, ma anche di crisi e depressione. 
Vi vedo prontissimi, quindi stiamo a vedere cosa succede a Dante quando, dopo aver passato la notte in questo luogo terribile, riesce all'alba ad uscirne fuori.



Quando finalmente Dante riesce a riemergere dal bosco, si trova di fronte un colle illuminato dai raggi del sole mattutino e questa vista gli infonde speranza, perché è verissimo che, anche se abbiamo passato una notte in preda all'ansia e alla preoccupazione, poi al mattino, di fronte al profilarsi una giornata di sole, siamo tutti un po' più speranzosi e meno preoccupati.
- E' vero, prof! Quando ho una verifica che mi dà ansia, la notte ho tanti pensieri, ma al mattino mi sembra già di stare meglio 
- A me uscire di casa per venire a scuola mi piace se c'è il sole; già da sola la luce mi dà fiducia e mi fa sperare che tutto andrà bene
- Quando ero ricoverata in pediatria, i raggi del sole che penetravano dalle tapparelle della mia camera d'ospedale mi procuravano sempre ottimismo e all'arrivo dei medici e degli infermieri non avevo più paura delle cure che dovevo prendere e delle parole che mi avrebbero detto
Sì ragazzi, avete ragione. Il mattino ha un suo fascino particolare ed è sempre emozionante quando è illuminato dal sole.
Il prossimo anno conosceremo un poeta di nome Giuseppe Ungaretti, che aveva partecipato alla Grande Guerra e aveva vissuto la terribile esperienza del conflitto bellico in trincea, che scrive una poesia brevissima, intitolata Mattina, considerata la più breve della storia, perché composta di un solo verso

"M'illumino d'immenso"

Vedete come in un solo verso e con sole quattro parole il poeta riesca a far percepire al lettore la sensazione straordinaria di immensità che può far provare la luce mattutina?
- Che bellezza, prof! Una poesia finalmente cortissima e piena di significato!
- Mi dà l'idea della luce che lo colpisce nel viso e che gli procura benessere
- Più che benessere, forse. Gli sembra quasi che la luce del sole lo metta in contatto con l'eternità! Magari questa sensazione è più forte la mattina dopo una notte passata nella trincea e di sicuro la luce lo avrà fatto stare meglio



Ottimo, vi vedo adeguatamente coinvolti e capaci di andare a fondo nelle espressioni che stiamo leggendo. Facciamo un altro SPLASH! nelle terzine successive, dove Dante usa una similitudine formidabile: una volta uscito dal bosco che lo aveva tanto spaventato, il poeta si volta a guardare ancora intimorito quel posto che pareva averlo poco prima intrappolato, e nel contempo si paragona ad un naufrago che, seppur ormai portato in salvo a riva, guarda ancora sconvolto le acque del mare che poc'anzi avrebbero potuto farlo annegare. La similitudine rende l'idea alla perfezione, non trovate?
- Altroché, prof! Anche io una volta ho avuto paura in piscina perché mi sono  venuti addosso quando ero nel bordo e mi sono tuffato senza essere ancora capace a nuotare bene. Ricordo che quando sono uscito dall'acqua avevo ancora tanta paura, benché non fossi affogato
- A me ha colpito molto un uomo che era andato a fare il bagno in mare nonostante la bandiera della spiaggia fosse rossa: quando il bagnino lo ha riportato a riva, aveva uno sguardo pieno di terrore!
- A me in mare fanno paura i crampi quando vado al largo: una volta ero solo e sono riuscito a malapena a tornare alla riva. Anche io mi sono voltato a guardare l'acqua e le gambe hanno continuato a tremarmi per un bel po' di tempo.
Vedete quante interessanti connessioni possiamo fare con la nostra vita? Dimostrazione che la letteratura parla un linguaggio universale comprensibile a tutti noi, certo, ma segno anche che la vostra "immersione" nel testo sta dando ottimi frutti! Continuate così.
Allora, dicevamo che Dante, nonostante ancora sia intimorito, è riuscito ad uscire dal bosco e, siccome ha visto di fronte a  un colle illuminato dal sole, decide di dirigersi verso di esso, anche perché - come dirà più avanti - ormai si sente piuttosto speranzoso, visto il momento del giorno e la stagione primaverile che sono solite predisporre più facilmente all'ottimismo.
Se diamo un'occhiata alle note, leggiamo che la luce del colle simboleggia la salvezza, la grazia divina, quindi cosa potrebbe dargli speranza più di tutto ciò?
Però, all'improvviso, succede qualcosa di inaspettato: proprio mentre stava per affrontare la salita del colle, gli si para di fronte una bestia feroce, nella fattispecie una lonza!



La lonza, o lince, è un felino che Dante descrive come animale agile, snello e dal pelo maculato. Il suo aspetto è bello e sensuale e, non per niente, il suo significato allegorico corrisponde al peccato della LUSSURIA, ossia all'incapacità di controllare le passioni amorose.
Certo, questa bestia non ci voleva! Con l'animo speranzoso per i motivi di cui parlavamo prima, il poeta prova ad andare avanti lo stesso, ma lo sconforto presto prende il sopravvento: oltre alla lonza, gli compaiono di fronte altre due bestie feroci: una è un LEONE e l'altra una LUPA.
Il leone si mostra con un aspetto più minaccioso rispetto alla lonza, infatti viene descritto con la testa alta e rabbiosamente affamato, tanto che l'aria sembrava tremare; la lupa addirittura incute più paura del leone stesso, dal momento che appare magrissima, ma questa sua magrezza deriva dalla voglia insaziabile di desiderare ciò che possiedono gli uomini, tanto da ritenersi responsabile della miseria dell'umanità stessa.


- Prof, ancora il numero tre!
- E' vero, le bestie sono tre, ritorna ancora il numero sacro.
- Che simboleggiano il leone e la lupa?
Il significato allegorico del leone è la SUPERBIA, mentre quello della lupa l'AVIDITA'
- Prof, sulle note c'è scritto che la lupa è simbolo dell'avarizia.
Lo so, ma noi andiamo oltre le note, no? Facciamo un altro SPLASH!: avete presente cosa vuol dire essere avidi? Non accontentarsi mai di quello che si possiede, cercare di ottenere sempre di più, a scapito di tutto e tutti? Ecco, secondo Dante questo è un peccato tremendo che porterà alla rovina l'intera umanità. Si tratta di qualcosa di più grave della avarizia, non trovate? 
- Sì, chi è avaro non mi piace perché non vuole mai spendere e si fa sempre pagare tutto dagli altri, ma chi è avido vuole prendere la roba mia e poi, quando l'ha presa, cerca di prendere qualcos'altro a qualcun altro. Le persone così non le sopporto! 
- Sa che c'è un ragazzo che non fa altro che fidanzarsi con le ragazze dei suoi amici per il gusto di portargliele via? Mica gli piacciono sul serio! Per me quello è avido.
- Ma Dante si riferirà a chi era avido in politica, mica a chi rubava fidanzate!
- Era per dire, no? Poi la donna che piace a Dante manco era la sua fidanzata e aveva anche un marito, come avrebbero fatto a portargliela via?
- Ai tempi di Dante c'erano tante persone avide e anche a lui gli avidi lo ingannano per cacciarlo da Firenze. Ma tanti avidi ci sono anche oggi, mica è cambiato il mondo
- Secondo me Dante considera il più avido di tutti Bonifacio VIII. E poi aveva ragione: il papa doveva occuparsi della religione, mica della politica!
- La lupa allora è magra perché mangia, mangia, mangia e il cibo non la sazia. Ora ho capito perché lo spaventa tanto una bestia magra. 
Sì, Dante è estremamente spaventato da queste tre bestie - che, come abbiamo visto, rappresentano i tre peccati più gravi dell'uomo - e piomba nella pura angoscia, tanto che perde definitivamente la speranza di salire al colle e si ritrova ad arretrare verso il bosco da cui poco prima era riuscito, con fatica, ad uscire.
Ma, come potete ben immaginare, nella selva oscura non ci tornerà più: ad aiutarlo arriverà Virgilio, il grande poeta latino autore dell'Eneide di cui Dante era un fervente ammiratore, e sarà proprio costui - come vedremo nella prossima lezione - che gli indicherà il vero itinerario da compiere per salire verso il colle illuminato e raggiungere la salvezza, ovvero non direttamente con il cammino da lui intrapreso, ma attraverso un viaggio nei regni dell'oltretomba, durante il quale lui fungerà da sua guida, ma solo per l'Inferno ed il Purgatorio. Vedremo quale sarà il motivo per cui Virgilio potrà avere accesso solo a questi due regni e scoprirete invece chi sarà invece la guida, anzi le guide, che lo accompagneranno in Paradiso e lo faranno giungere fino al cospetto della luce di Dio.

Sapete che su YouTube c'è un canale che presenta dei video in HD su tutti i canti della Divina Commedia? I video sono fatti benissimo, hanno suggestive animazioni, immagini variegate e voce narrante che riassume il contenuto delle terzine. Appena possibile, andate a dare un'occhiata, non vi deluderà!
Adesso, per darvi un'idea, guardiamo insieme il video relativo al primo canto di cui abbiamo appena parlato


Sai che recentemente è stato creato un gioco virtuale in cui, grazie ad un visore, è possibile trovarsi immersi nel primo canto della Divina Commedia e trovarsi di fronte il medesimo scenario vissuto da Dante? Ti ritroveresti a camminare nella selva oscura, vedresti venirti contro le tre fiere e incontreresti Virgilio pronto a salvarti. Forte, no? Si tratta di un gioco educativo a cui possono partecipare studenti come voi e vi riporto ciò che si trova scritto in un recente articolo giornalistico:

"L'intera esperienza dura 15 minuti ed è stata presentata come un gioco educativo. Nella prima parte il percorso si snoda all'interno della selva oscura, fino alla porta dell'Inferno, dove Virgilio narra alcuni canti del'Eneide. Lungo il tragitto il giocatore potrà anche perdersi, avendo però l'occasione di trovare alcuni artefatti rari nascosti, piccole scoperte per appassionati pensate per arrichire l'esplorazione con alcune informazioni in più su Dante e sulla Divina Commedia. La porta dell'Inferno conduce alla fine del gioco, alla quale seguono alcune domande sul poema dantesco e un punteggio finale calcolato sulla base del tempo impiegato per arrivare alla porta del'Inferno, degli oggetti trovati lungo il percorso e delle risposte alle domande conclusive".

In questo link potrete trovate l'intero articolo per una lettura integrale, in caso siate interessati a maggiori delucidazioni:
E adesso, come sempre, qualche riflessione scritta per consolidare quanto appreso e da condividere a fine lavoro.
  • elabora uno schema ad Y per annotare le tue impressioni, le tue connessioni e le tue domande;
  • scrivi una tua riflessione in modalità quick write, quindi utilizzando circa un quarto d'ora di tempo, in cui provi a ricordare un momento della tua vita in cui hai avuto paura e/o hai provato un senso di smarrimento, proprio come avviene a Dante quando si trova all'interno del bosco;
  • con le medesime modalità, prova invece a pensare ad un'esperienza della tua vita in cui ti sei sentito particolarmente ottimista, esattamente come succede al poeta quando esce dalla selva e scorge il colle illuminato;
  • tenendo a mente ciò che abbiamo detto a proposito della luce del mattino, prova a fare un elenco delle cose che riescono a risollevarti dalla tristezza. Sarà interessante condividere quanto emerge, così da cercare nuove strategie per combattere i momenti bui che tutti quanti ci ritroviamo più o meno spesso a vivere.
Leggere Dante è sempre un'esperienza intensa e noi vogliamo viverla al meglio.
Forse anche chi ci legge riesce a percepire un po' del nostro entusiasmo, quindi... che continui a seguirci!
Ci vediamo alla prossima lezione "infernale"! 😉

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