giovedì 21 marzo 2019

21 marzo giornata mondiale della poesia


In occasione della Giornata mondiale della poesia - fissata dall'Unesco nella data che sancisce l'inizio della primavera, ovvero il 21 marzo - abbiamo parlato di quanto la poesia sia utile per migliorare la nostra sensibilità e la nostra capacità di immedesimazione.
Attraverso i sentimenti e le immagini che il poeta riesce a cogliere attraverso l'uso sapiente delle espressioni reali e metaforiche e della terminologia utilizzata - le parole vengono scelte sempre scelte con estrema cura - è sempre un momento magico quando riusciamo a rispecchiarci nelle sensazioni e nelle immagini evocate da un testo scritto che sentiamo come nostro, quasi a renderci conto di aver raggiunto una sorta di "scoperta intima e segreta" di cui noi siamo gli unici e veri detentori, in quanto unici e veri interpreti.
Le attività svolte in classe hanno preso spunto dal bellissimo libro di Bernard Friot intitolato Dieci lezioni sulla poesia, l'amore e la vita, di cui consiglio vivamente la lettura.


Siamo partiti dal classico ma sempre efficace brainstorming, chiedendoci 

Cos'è la poesia per noi?

Tutte le risposte, ovviamente, sono state accettate come valide. 
Sotto, ne sono state riportate alcune.


La poesia è navigare con la fantasia (Desiree), paragonare le cose reali a quelle della fantasia (Rachele), serve per poter esprimere ciò che si prova dentro (Pamela), esprime i sentimenti di chi la scrive (Tommaso). I poeti usano le parole precise perché in poco spazio devono esprimere tante cose (Elia), ci fanno capire che sono importanti anche le cose che diamo per scontate (Alessia), fanno capire qualcosa a qualcuno e sono di solito dedicate a qualcuno (Achille). Le poesie sono sentimento, sono accoglienza e tutti noi ne abbiamo bisogno (Ludovica)


Poi ci siamo posti altre domande, tenendoci pronti ad annotare ciò che sarebbe emerso dalla discussione:

Le poesie sono difficili da capire? 
Il poeta scrive solo per pochi eletti?
Il poeta dà dei messaggi precisi quando scrive le sue poesie?

Alcuni di noi hanno detto che le poesie sono difficili, a volte noiose e che non è mai facile capire cosa vuole comunicare il poeta quando usa certe espressioni. Magari si rivolge solo ad alcuni in grado di capirlo, hanno detto altri. Quasi una sorta di obbligo di impararle a memoria senza capire, hanno precisato altri ancora.


Partendo dalla lettura di pochi semplici versi tratti dal libro di Friot, abbiamo subito capito che dovevamo cambiare rotta.
Non è vero che i poeti si rivolgono solo a pochi. I poeti si rivolgono a tutti.
Non è vero che le poesie sono rivolte solo a chi è in grado di capirle. Le poesie sono rivolte a tutti. Basta avere sensibilità e voglia di leggerle.
Non è vero che il messaggio del poeta è difficile da comprendere. La bellezza delle poesie sta nell'interpretazione personale che ne fa il lettore.
Nessuno potrà dirvi che ciò che avete letto, se nella vostra mente evoca immaginari precisi, è sbagliato, neanche la prof. Perchè sono i poeti stessi che vogliono rendere accessibile a tutti ciò che scrivono e che vogliono suscitare emozioni personalizzate nei loro lettori.

Leggiamo questa poesia del poeta francese Claude Roy, sempre inserita nel testo di Friot, che dimostra quanto appena detto:

Il poeta non è colui che dice

io non ci sono per nessuno.

Il poeta dice
io ci sono per tutto il mondo.
Non bussate prima di entrare
Voi siete già là
Chi bussa a voi bussa a me.
Ne vedo tutti i colori.
Io ci sono per tutto il mondo.     
              
 

E' vero prof! Il poeta dice che vuole rivolgersi a tutti, dice che lui c'è per tutto il mondo! Dice anche che non abbiamo bisogno di bussare alla porta della poesia perché possiamo entrare senza avvisarla: ci accoglierà senza problemi! (Krizstian)
Poi lo dice due volte che lui c'è per tutto il mondo. Vuol dire che vuole farlo bene entrare in testa, che è convinto (Cristiano).
Ma sarà difficile leggere ed interpretare una poesia? Sarà vero che il poeta vuole che tutti leggano le sue poesie senza preoccuparsi che magari possano sbagliare ad interpretare quello che voleva dire? (Andrea).

Quello che dice Claude Roy è tutto vero. E sarà stimolante vedere quanto sia affascinante leggere, decifrare ed interpretare ciò che i poeti dicono, senza lasciarsi condizionare dalla paura di sbagliare.
Facciamo subito una prova con due poesie, scritte da due autori italiani, che parlano della stagione che comincia proprio oggi: la primavera.
Vediamo la prima.

Il vecchio nido che pareva morto
dopo l'inverno
fra i rami ripalpita
(Ettore Serra)


Brevissima questa poesia, prof!  Però, anche se breve, fa capire diverse cose e le fa anche immaginare. Io mi immagino questo nido, mi sembra di vederlo. Sarà sicuramente come quello che ho visto per terra durante una giornata di forte vento. Sembrava un cestino con i pezzetti di legno incollati, tipo le ghirlande o le decorazioni che si trovano a Natale allo Show Garden. Ma come fanno gli uccelli a crearli? (Giorgio)
Il nido comunque è vecchio e sembra morto. Dà l'idea di essere sciupato! (Desirè)
Colpa dell'inverno. Ma ora si parla di primavera perchè il poeta dice che dopo l'inverno il nido torna a rivivere nel ramo di un albero (Eder).
Però non dice rivive. Dice "ripalpita"... che verbo strano! Ma il poeta, con poco testo, deve farsi capire bene, quindi le parole le sceglie precise (Elia).
Non solo precise. Sono parole che fanno venire in mente immagini precise. Per me usa "ripalpita" per dare l'dea della vita che risorge, del palpito - del battito insomma - del cuore. Il cuore è sempre simbolo di vita (Giulia).
Ed è una vita che palpita di nuovo, come se si fosse fermato il battito e ora riparta (Aurora).
Secondo me il battito è reale, è quello degli uccellini che sono dentro il nido e che aspettano che la loro mamma torni a portare il cibo per loro (Jessica).


Ottime osservazioni, decisamente!
Appuntate le vostre impressioni sul quaderno, così da non perdere gli spunti venuti fuori durante la discussione, quindi passiamo alla lettura della seconda poesia:

A primavera
un alberello timido di pesco colora i colmi dei monti
d'un vapore di fiori rosa.
Il mare è fra i rami degli alberi
si incastona nel mare
(M. Dazzi)

Prof, bella anche questa!
I rami di pesco con i loro fiori sono fantastici. Quel colore bianco e rosa è favoloso! (Elmir)
In Cina ci sono i ciliegi che fanno fiori così, molto belli (Ming Hong).
Non dice che i fiori sono nell'albero, ma lo chiama alberello timido. Un vezzeggiativo e un aggettivo come timido danno una idea di qualcosa che si è fermato e che ha bisogno di tempo per ripartire, come se l'albero avesse timore a tornare in vita (Riccardo).
Il colore rosa si vede da lontano, si vede che colora le cime dei monti come se fosse vapore, come se fosse uno spray e una nebbiolina. Molto diffuso insomma. Che bello, prof! (Pamela)
La parola vapore dà' l'idea che il colore si espanda dappertutto. E' una metafora che mi piace e le metafore aiutano ad immaginare (Giulia).


Poi si parla del mare. Si vede incastrato tra gli alberi. Come quando dalla terrazza della casa al mare del mio nonno vedo i pini vicino alla spiaggia e tra i rami si vede l'acqua del mare. Un bellissimo panorama, prof! Non vedo l'ora di tornarci (Lapo).
I rami degli alberi sono "incastonati" nel mare. Il verbo l'ho sentito usare dal mio zio che lavora in una fabbrica orafa e che incastona le pietre negli anelli per saldarle bene (Giulia).
Sì, se non sono ben incastrate, incastonate insomma, le pietre si staccano. E poi  l'anello non vale più niente (Judy).
I rami degli alberi, quindi, sono quasi fusi con il mare. Che bella immagine! (Rachele)


Visto che grande potenzialità hanno le poesie? Come ci fanno navigare con la fantasia? Come ci fanno tornare alla mente ricordi, impressioni, immagini, suggestioni?
Tutti le abbiamo provate durante la lettura, no?
Ciascuno a suo modo, ciascuno con una sua personale interpretazione.
Adesso proviamo noi. Aiutiamoci, se vogliamo, con alcune immagini e... divertiamoci a scrivere poesie sulla primavera.
Potranno anche essere brevi sperimentazioni, certamente, ma dovranno essere utilizzate parole il più ricercate, magari con l'aiuto metafore o espressioni evocative.
Al lavoro e, per i più timorosi, si ricordano di nuovo delle parole riprese da una citazione di Raymond Queneau, poeta francese, sempre inserita nel libro di Friot:

Quando nasce la poesia, non sempre si sa quello che si dice 








Qui alcune poesie create dai ragazzi:

Con la primavera arriva la spensieratezza,
alberi e fiori iniziano di nuovo a fiorire,
uomini e ragazzi iniziano di nuovo a uscire.
E' primavera, su
venite avanti,
care persone chiuse,
è il momento di tornare a sbocciare
(Pietro)

La primavera è un sogno,
un bambino che nasce,
un sole che sorge.
Le emozioni escono dal cuore e puoi mostrarle al mondo.
La primavera è pioggia che tamburella sui tetti,
gioia di correre a piedi nudi in mezzo ai fiori.
La pioggia cade sui corpi leggera, chiara, fresca
come una lacrima pesante ma allegra
(Rachele)

I colori della primavera
rivestono freddi versanti dei monti 
dove l'inverno è appena sfumato.
Alla fine vince sempre lei
con i suoi colori
raggianti
dell'arcobaleno
trascina via il freddo e porta con sé il tepore
(Cristiano e Krizstian)

Foglie verdi come la speranza stanno nascendo
i nidi vuoti non lo saranno per molto
tra poco gli uccelli, canticchiando le loro melodie, torneranno
e torneremo noi in loro compagnia
(Davide e Valentina)

Batuffoli di cotone
bagliore di luce
che sormontano una nuvola rosa.
E' questa una giornata gioiosa
(Aurora e Giulia)

E che la primavera abbia inizio.
Forse, con una sensibilità maggiore, saremo tutti noi più un grado di apprezzarla.



E diffondiamo la storia dell'Iliade con il nostro Kamishibai


domenica 3 febbraio 2019

L'Iliade tra i nostri banchi di scuola



Come affrontiamo in classe lo studio dell'Iliade?
Qui un feedback, passo dopo passo.
Dopo aver discusso del significato di poema epico, del ruolo degli aedi e dei rapsodi nella trasmissione orale di questi testi e della figura di Omero nel mondo greco,abbiamo cominciato col provare a comprendere tematica e struttura generale del poema.
Ovviamente grande successo è stato riscosso dall'antefatto, a cui è seguito il rapimento della bella Elena da parte di Paride e, di conseguenza, lo scoppio della guerra tra Achei e Troiani. Ma, ancor più interessante è stato il dibattito che ha coinvolto i ragazzi in merito alla rivalità sulla bellezza che può insorge tra le figure femminili (ma pure quelle maschili...) anche nella vita reale. Sempre divertente assistere a queste discussioni, non c'è niente da fare!



Abbiamo poi parlato della trama generale del poema, che va dall'ira di Achille - di cui a breve avremmo letto nel Proemio - e che si conclude con i funerali di Ettore, osservando anche i due video sottoriportati, semplici e divertenti.




Abbiamo quindi imparato cosa vuole dire fare la parafrasi di un testo parafrasando, appunto, il Proemio, spiegando, interpretando, ricostruendo l'intero testo parola per parola.
E che spettacolo vederlo scritto in lingua originale!





Contestualmente alla lettura del Proemio, ci siamo divertiti a creare i nostri PATRONIMICI e ad attribuirci EPITETI.
Gli epiteti in particolare sono così entrati nell'uso corrente tra i ragazzi che riaffiorano nei testi talora in merito agli argomenti più disparati, come una sconfitta subìta ad una partita di calcio:

"Mentre giocavo a calcio mi sono fatto togliere dai piedi il pallone dal mio avversario che è riuscito a fare un goal devastante. 
Tutti erano arrabbiati con me e io, D**** cuore fragile, me ne sono andato tra gli insulti. Quello che mi ha più offeso è stato: 'Vai a fare un altro sport!', detto da tiro facile, il ragazzo che ha fatto goal".

Dalla lettura del Proemio abbiamo compreso quanto sia stata rovinosa l'ira di Achille e abbiamo ragionato sugli effetti della rabbia nella vita di tutti noi, concetti discussi anche nel corso della lettura di passi legati al litigio tra Achille ed Agamennone



Ci siamo poi cimentati in qualche traccia di scrittura in modalità prevalentemente quickwrite.
Qualche esempio

Achille, il guerriero più forte degli Achei, è andato dallo psicologo per parlare del suo litigio con Agamennone.
Lo psicologo fa sedere Achille nella poltrona e gli chiede:
-    Di cosa vuoi parlare?
-    Del mio litigio con Agamennone. – risponde Achille.
Il medico chiede di spiegare cosa è successo per vedere cosa può fare per aiutarlo.
Achille racconta l’accaduto:
-    Quando ero in battaglia contro i Troiani, Crise, sacerdote di Apollo che rivoleva indietro sua figlia Criseide, schiava di Agamennone, mandò la peste tra l’esercito acheo perché non gli veniva restituita, così io andai a parlare col mio capo di questa situazione. Gli dissi che doveva dare indietro la schiava e lui annunciò che voleva avere in cambio quella di qualcuno di noi. Io gli dissi che era molto scorretto a parlare così, noi combattevamo per lui, rischiavamo ogni giorno di morire e lui, invece, non lo faceva. Gli dissi anche che era un “cuore di cervo”, un codardo, oltre ad averlo chiamato “brutto cane”. Lui si è sentito offeso e mi ha detto che avrebbe preso in cambio proprio la schiava mia, Briseide. Per questo mi infuriai e gliele dissi di tutti i colori. Gli dissi anche che me ne sarei andato. Lui rispose che potevo anche andarmene, che tanto non gli servivo, che mi considerava un guerrafondaio e con una forza dovuta alla divinità, non al mio merito. Le sue parole mi hanno profondamente offeso e lui si è anche approfittato dei miei sentimenti.
Lo psicologo un po’ riflette poi dice ad Achille che dovrà superare la rabbia e provare a far pace con Agamennone.
Achille risponde che sta provando ancora odio, ma lo psicologo gli suggerisce di provare a superare questo brutto sentimento perché lo farà star male.
Achille risponde che ci proverà, quindi gli dà la mano, lo saluta ed esce dallo studio.

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Achille si trova nel lettino dello studio di uno psicologo.
Il medico gli chiede perché è venuto da lui e Achille risponde che vuole parlargli del litigio con Agamennone.
Gli parla in questo modo: - Allora, tutto è partito da una schiava, perché Agamennone ne aveva ricevuta una come premio di nome Criseide. Quando Crise, sacerdote di Apollo e padre della ragazza, aveva chiesto di averla indietro, Agamennone non aveva accettato all’inizio, così l’esercito acheo aveva subito delle punizioni da Apollo. Andai a parlare con lui per dirgli di ripensarci e lui risponde che vuole subito una nostra schiava. Io gli ho controbattuto che lui non scendeva a combattere in campo come noi, che rischiavamo la vita anche se i Troiani non ci avevano fatto niente, ma solo per soddisfazione di suo fratello Menelao. Poi l’ho offeso perché mi ha fatto prendere il nervoso! Se non ci fosse stata Atena lo avrei anche ucciso.
Lo psicologo dice che Atena ha fatto bene a fermarlo, altrimenti ci sarebbero stati guai peggiori.
Achille dopo la chiacchierata si sente meglio.
E’ sbollita la sua rabbia ed è conto di non aver fatto guai peggiori, come ha detto lo psicologo.



Passando alla lettura dell'ultimo incontro tra Ettore e Andromaca, abbiamo parlato del senso di abbandono, di quanto sia difficile salutare le persone a cui teniamo e di quanto Ettore sia stato coraggioso ad affrontare Achille, pur sapendo che sarebbe andato incontro a morte certa.
Molti di noi avrebbero rinunciato ad affrontare un nemico così pericoloso e sarebbero rimasti a casa: con una moglie bella come Andromaca ed un figlio piccolo come Astianatte sarebbe stato difficilissimo, se non impossibile, partire e rinunciare a loro!
Il passo in cui i due sposi si salutano per sempre, il momento in cui Ettore prende in braccio il bambino togliendosi l'elmo per non spaventarlo, con la moglie che accenna un ultimo sorriso... beh... ha sempre una enorme presa, non c'è che dire!


I ragazzi hanno poi provato a riprodurre il dipinto di Ettore e Andromaca di De Chirico, dandone una loro personale interpretazione.
In effetti, il ricorso ai manichini e alla loro fusione di corpi ha dato avvio ad una negoziazione di significati molto interessante...


Ma son piaciute molto anche delle rappresentazioni più esplicite quali effigi o statue tematiche, in particolare questa, ritenuta attuale e ricca di pathos


E intanto che ci accingiamo a leggere l'episodio in cui Achille ed Ettore si affronteranno in campo aperto, i ragazzi preparano i loro teatrini e kamishibai in cui effettuare drammatizzazioni, riscritture, interpretazioni personalizzate e dialogate degli eroi del poema che li hanno maggiormente colpiti.
E l'Iliade torna in vita tra le mura della nostra classe...






domenica 16 dicembre 2018

Icaro, un ragazzo come noi

Il mito di Icaro è un altro dei miti più famosi dell'antichità è, proprio come abbiamo visto per Narciso, la versione più accreditata è quella fornita dal grande Publio Ovidio Nasone.
Icaro era figlio di Dedalo, un abile architetto che aveva costruito a Creta un labirinto in cui il re Minosse aveva fatto rinchiudere suo figlio, un terribile mostro con corpo umano e testa di toro.


A causa di questa grandiosa costruzione, ancora oggi nella lingua italiana la parola "dedalo" indica un laborinto, un intrico da cui è difficile uscir fuori.
ad esempio: il centro storico era formato da un dedalo di viuzze
mi sono perduto in un dedalo di strade, non riuscivo ad uscirne!

Dedalo e il figlio Icaro finiscono per essere rinchiusi essi stessi nel labirinto, così cercano una soluzione alternativa per uscirne fuori, ossia la costruzione di un paio di ali per ciascuno, di modo da innalzarsi in cielo e volare lontano da quel posto.
Dedalo costruisce le ali utilizzando la cera e raccomanda al figlio di volare lontano dal sole per evitare che la cera possa sciogliersi con conseguente precipitazione al suolo.
Ma Icaro disobbedisce e troverà la morte in mare.

mito di Icaro spiegato attraverso il cartone animato Pollon
(sotto i link dei cartoni animati completi suggeriti dal prof Mariano Somà)

Pollon - Le ali di Icaro

Pollon - Il filo di Arianna

Con i ragazzi abbiamo discusso sulla figura di Icaro: secondo alcuni il ragazzo ha sbagliato a disobbedire al padre, a non seguire le sue raccomandazioni, pagando lo sbaglio a prezzo della stessa vita; secondo altri invece le conseguenze sono state fatali, è vero, ma Icaro era un ragazzo e tutti i ragazzi sono attirati dal senso del pericolo e dalla disobbedienza alle regole degli adulti. Alcuni dicono che si divertono sempre a fare l'opposto di quello che dicono i genitori, quindi comprendono bene il gesto di Icaro, pur di riconoscerne la tragicità finale.

Abbiamo poi visto alcune rappresentazioni di Icaro nella storia dell'arte:

 "Lamento per Icaro" del pittore vittoriano Draper
in cui si nota tutta la maestosità del giovane, ormai privo di vita,
 tenuto tra le braccia delle ninfe

"La caduta di Icaro" di Pieter Bruegel
in cui è il paesaggio circosante ad essere in primo piano, non certo Icaro
che appena si intravede nell'acqua che sta affogando... (immagine a destra)  

 "Il volo di Icaro" di Matisse
è stato riprodotto nel quaderno
i ragazzi hanno notato le stelle al posto del sole e il cuore rosso 
ben visibile nel nero della figura
discutendo sui possibili significati di un'immagine di Icaro così particolare, 
riproducendola da ultimo sul quaderno



I ragazzi sono stati attirati anche dal fascino del labirinto, con i suoi percorsi affascinanti ed intricati.


 

Ne sono state visionate alcune immagini e sono state fatte connessioni con altri testi letterari (ad es. Alice nel paese delle meraviglie) e con la vita stessa (labirinto nelle riviste di cruciverba, fac smili di percorsi labirintici nel luna park, qualche siepe a forma di labirinto visitata nei parchi tematici)
Sono poi stati distribuiti dei pezzetti di cartone in cui dover scrivere "il proprio labirinto", ovvero ciò che ciascuno di noi sente così intricato da non riuscire a risolvere (e le risposte sono state le più disparate, dal non riuscire a privarsi di certi cibi, al non riuscire a risolvere i problemi di matematica, al non essere capace di fare goal in rovesciata o a giocare a pallavolo), infine i pezzi sono stati assemblati in maniera intersecata a mo' di labirinto appunto, così da creare un nostro LABIRINTO DI CLASSE da appendere in aula.


Disposti i banchi ad isole, i ragazzi elaborano una tabella a T, utile a potenziare la comprensione testuale e la ricerca di informazioni implicite sui personaggi, quindi procedono con lo schema ad Y e con la strutturazione del plot, strumento efficace per delineare i tratti essenziali delle storie e per elaborare con maggior facilità la sintesi testuale.




Tra le connessioni emerge che per i ragazzi Icaro è considerato un ribelle vicino al loro mondo, un giovane pronto a sfidare le regole degli adulti come tante volte nella vita accade e perfino un eroe che compare in giochi della play o nei carri allegorici del Carnevale di Foiano che ha permesso al quartiere dei Rustici di vincere il primo premio.
Alla richiesta finale di drammatizzare il mito, come sempre facciamo, meglio stavolta "glissare"... e chi potrebbe mai imitare in aula una caduta di quel genere? 


Mentre aspettiamo il suono della campanella, meglio riguardardarsi alla lim qualche foto delle drammatizzazioni già fatte, ad esempio quella del mito di Orfeo ed Euridice, in cui però il cast si era un tantino distratto in quel dell'Ade... :-) Troppe risate, compresa Euridice!




venerdì 7 dicembre 2018

Attenzione alla vanità! Non fate come Narciso

Oggi parleremo di un mito che da sempre colpisce l'immaginario collettivo: il mito di Narciso.
Ne esistono diverse versioni, ma noi prenderemo a riferimento quella più celebre, tratta dalle Metamorfosi di Ovidio, uno degli artisti più noti dell'antica Roma.
Narciso è un ragazzo bellissimo, nato in seguito ad una violenza sessuale: sua madre, la bella naiade Liriope, era stata avvistata dal dio fluviale Cefiso, il quale aveva fatto in modo di rinchiuderla tra i suoi corsi d'acqua per poterla avere con la forza.
Dal loro rapporto era nato questo bambino dalla bellezza fuori del comune che però, da adulto, dimostrò avere un carattere scostante che lo portò ad allontanarsi dalle persone, nonostante le donne si innamorassero perdutamente di lui a causa della sua notevole avvenenza. 
Sempre così prof... chi potrebbe ottenere tutte le ragazze che vuole non è interessato!
A me piace tanto la Myriam di 2B e se mi guardasse... altro che rifiutarla! Mi ci fidanzerei al volo!
Risata generale con tanto di Seeee... Te piacerebbe!! Troppo bella per te!! Et similia...
Per riportare la calma basta poco. Semplicemente dire che innamorarsi di un uomo come Narciso era pericolosissimo: vedremo in seguito cosa accadde alla povera ninfa Eco...
Ma adesso conosceremo Narciso leggendo direttamente il mito  e svolgendo un'attività a piccolo gruppo.
Predisponiamo i banchi a isola e cominciamo.

L'incipit del brano precisa l'ambiente in cui si svolge la storia, ovvero il cosiddetto "locus amoenus", ossia un luogo ideale, piacevole, in genere rappresentato come pieno di alberi che fanno ombra e provocano una piacevole frescura o contraddistinto da corsi d'acqua che producono lieto rumore; suoni naturali ed animali servono ad amplificare l'atmosfera serena e paradisiaca.



Ah, prof! Come quando in estate stiamo nelle foreste casentinesi a contatto con la natura! 
Una frescura rispetto al caldo della città! Quello è un locus amoenus?

Certo! Quello può essere considerato locus amoenus, perchè no? 
Adesso prendete il taccuino e appuntatevi queste brevi riflessioni: qual è il tuo "locus amoenus" ideale? Dov'è che ti senti veramente bene e in pace con te stesso?
Fanne una descrizione sensoriale, ovvero utilizza non solo la vista, ma anche l'udito, l'olfatto, il tatto... insomma più cerca di concentrarti e far percepire il più possibile le sensazioni gradevoli che questo luogo ti procura.

Il mio locus amoenus è il prato vicino a casa mia. Mi fa stare bene. Sento gli uccellini cinguettare, gli insetti volare in aria. Distinguo il profumo dei fiori e sento il contatto con l'erba fresca che mi pizzica le gambe. Chiudo gli occhi e quando li riapro il cielo mi sembra più azzurro (Emma)

Il mio locus amoenus è la piscina in cui vado a nuotare due volte alla settimana. In acqua mi sento protetta, l'acqua mi culla e quando mi entra dal naso o dalle orecchie la sento in tutto il corpo. Chiudo gli occhi per rilassarmi e sentire le sensazioni che mi circondano e avverto uno strano misto di caldo e freddo. Però, non appena mi muovo, l'acqua provoca una piacevole sensazione di calore. Non vorrei più uscire (Ludovica)

Il mio locus amoenus è la pista vicino alla baita di Folgarida, una località montana vicino a Madonna di Campiglio dove sono andata a sciare lo scorso anno. Folgarida è veramente un posto meraviglioso anche se un po' troppo freddo, e poi la polenta è straiperbuonissima, specie con il sugo sopra!! La pista da sci è quasi sempre piena di neve e quella sensazione di freddo si trasforma presto in calore che ti accompagna mentre con gli sci ti dirigi verso la strada per la baita. E che buona la cioccolata calda a fine giornata! (Pamela)

Il mio posto rilassante si trova a Napoli, ed è l'altalena molto grande della mia nonna in cui d'estate mi distendo con il sole che mi batte sul viso. Dondolandomi e chiudendo gli occhi, sentendo il profumo della natura e il cinguettio degli uccelli, penso a tutto quello che mi piace (Alessia)

Il brano prosegue con Narciso che, stanco per la lunga caccia, si ferma a riposare in questo splendido luogo, proprio vicino ad un corso d'acqua.
Come appare Narciso dalla descrizione che ne fa Ovidio?
Non dice che è bello, prof, però lo fa capire.
Da che cosa lo capite? Proviamo a rintracciare le parole sul testo.
Eh...  quando dice che ha le guance giovani, il collo color avorio, gli occhi e capelli come il dio Bacco (quindi riccioli), la carnagione chiara...
Nelle note c'è scritto che nel mondo greco i capelli biondi e la pelle chiara erano i massimi standard di bellezza.
Allora sicuramente Narciso aveva i capelli riccioli e biondi.
Allora lei prof, bionda e con la pelle chiara, sarebbe stata considerata una delle donne più belle in assoluto!
Eh magari... :-) probabilmente sarei dovuta nascere un bel po' di anni fa ;-)
Comunque, tornando al mito, Narciso, in un luogo così incantevole, finisce per specchiarsi nell'acqua e vedere così riflesso il suo volto.
Quale sorpresa! E quale amore scatta subito dopo la visione!


Narciso si innamora perdutamente dell'immagine che vede riflessa nell'acqua e si dispera perchè, non appena allunga le mani per toccarla, essa svanisce misteriosamente.
Il ragazzo è affranto, geme e si lamenta per il suo amore impossibile, e la sua disperazione diventerà così intensa da portarlo addirittura alla morte. 
Lui che aveva rifiutato tante pretendenti, tra cui appunto Eco che muore di dolore per il suo rifiuto, adesso si ritrova a soffrire tragicamente e addirittura a morire per amore, proprio come era successo a Eco.

Le sorelle che vengono a prendere il suo corpo per poter svolgere le celebrazioni funebri troveranno al suo posto un fiore profumatissimo, chiamato appunto "narciso", ed ancora oggi il fiore esiste (questa è una foto) e si chiama proprio così in onore del nostro personaggio.



Mamma mia prof! Morire per amore della propria immagine fino a consumarsi e sparire! Una cosa terribile!
Però ci sono le persone che sono innamorate di se stesse. Io ne conosco qualcuna e mi sta parecchio ma parecchioantipatica .
Infatti ancora oggi il termine "narcisimo" nel dizionario potete trovarlo ed ha le caratteristiche di coloro che si comportano come dite voi.
Andiamo su un dizionario online Treccani e vediamo cosa significa questo termine.



Nel sito leggiamo che il termine "narcisismo" rappresenta la tendenza e l'atteggiamento psicologico di chi fa di se stesso, della propria persona, delle proprie qualità fisiche e intellettuali, il centro esclusivo e preminente del proprio interesse e l'oggetto di una compiaciuta ammirazione, mentre resta più o meno indifferente agli altri, di cui ignora o disprezza il valore e le opere, ricalcando l'atteggiamento tenuto dal giovanetto Narciso nel mito greco. 
Addirittura la psichiatria individua la "sindrome di Narciso" come un vero e proprio disturbo mentale.
Secondo me prof potremmo inventare uno slogan contro questo narcisismo.
# No Narcisism! 
E' brutto essere innamorati solo di se stessi e non pensare agli altri. 
Quale potrebbe essere, quindi, il significato di questo mito?
Non rifiutare il prossimo perchè alla fine a soffrire potremmo essere noi.
Non basarsi esclusivamente sulla bellezza o sulla propria persona, perchè le conseguenze potrebbero essere molto negative.  
Cosa ne pensate della figura di Narciso?
Prof, sarà pure bello... ma chi lo vuole uno che si dà tutte queste arie!
A me invece prof piacerebbe. Mi piacciono i ragazzi belli. Pazienza se hanno un brutto carattere.
Ma sei pazza? Guarda che fine ha fatto Eco! No no, grazie. A me uno come Narciso non interessa.
Ben gli sta. Ha rifiutato tutte le donne che lo amavano. Si è ritrovato triste e solo.
Il dibattito va avanti per un bel po' e la prof, sotto sotto, si diverte da morire... :-)

Ascoltiamo insieme anche la canzone di Angelo Branduardi "Vanità di vanità" che ammonisce a non essere troppo vanitosi  
"Se ora guardi allo specchio il tuo volto sereno, non immagini certo quel che un giorno sarà della tua vanità" dice Branduardi.
Narciso avrebbe dovuto ascoltarlo in effetti. E anche quelli che si comportano come lui dovrebbero farlo.


Poi sul taccuino i ragazzi disegnano un fiore simile al narciso e nei petali scrivono cinque aggettivi riferiti al personaggio.




Quindi, in una tabella a T, scrivono in quale punto del testo hanno avuto modo di ricavare la motivazione all'aggettivo attribuito.
In una ulteriore tabella appuntano, invece, gli stati d'animo e i sentimenti provati da Narciso nel corso del brano (ad es. stanchezza, caldo, sete, estasi, disperazione) e ne individuano le parti all'interno del testo, riportando in citazione tra virgolette le parole precise.

Ma non possono certo mancare incursioni nell'arte.
Guardiamo come viene rappresentato Narciso in alcune opere di artisti famosi:


Questo è il Narciso di Michelangelo Merisi, detto Caravaggio.
Prof, a me non sembra che questo Narciso sia in un locus amoenus e soprattutto perchè è vestito  così? Non sembra un personaggio antico.
Sicuramente Caravaggio avrà preso come modello del suo Narciso un uomo del popolo, magari povero, dissoluto e di salute precaria, perchè queste erano le persone che sceglieva come modelli per i suoi dipinti e che lui stesso frequentava.
Ne approfitto per rinnovare ancora una volta l'invito a visitare l'interessantissima mostra di Milo Manara che si tiene in città sulla riscrittura a fumetti della vita di Caravaggio, perchè avrete così modo di conoscere meglio gli ambienti e le persone che il grande pittore ha conosciuto e che sono state fonte di ispirazione delle sue opere. La troverete davvero suggestiva, ve lo assicuro.
Adesso guardate invece questa raffigurazione di Narciso.


Il dipinto si intitola "Metamorfosi di Narciso" e l'autore è un pittore spagnolo molto eccentrico ma, per certi versi, geniale: Salvador Dalì.
Prof, ma sono due Narcisi?
No, uno è una specie di mano con un uovo in mano. Che si sta pure rompendo.
Narciso è quello colorato di giallo, ma anche la sua testa ricorda l'uovo.
A me sembra una noce. Forse voleva rappresentare il suo cervello, o comunque un alimento.
Ho visto un quadro di Dalì con un orologio quasi sciolto. Mi sembra che ci sia qualcosa di simile per terra, a destra.
Secondo me prof i Narcisi sono veramente due perchè uno è quello vero e l'altro l'immagine che è uguale ma finta.
Comunque sono tutti e due disperati, si capisce anche se non vediamo le loro facce.  
Però prof... che dipinto strano! Ma non poteva disegnarlo più riconoscibile?
Sicuramente i dipinti di Dalì sono strani, avete ragione.
Ma la caratteristica di questo pittore era ritrarre spesso le situazioni che viveva in sogno ed i suoi sogni erano veramente strani. Guardiamo insieme questo video.


Prof, ma è fortissimo!!
Andrebbe visto con gli occhialini adatti che immergono nella realtà virtuale.
E quegli elefanti con quelle gambe altissime e magrissime! Uno spettacolo!
Prof, ma cosa aveva quest'uomo per fare dei sogni così strani!!
E la prof che, sotto sotto, sorride di nuovo :-)

Comunque gli spunti di questa discussione verranno riutilizzati per completare il percorso su Narciso.
Queste sono infatti le consegne che i ragazzi dovranno eseguire nei prossimi giorni:
- realizzare uno schema ad Y sul mito (e subito un sacco di mani alzate per dire che avranno in mente tante connessioni, sia pittoriche che personali che narrative, come la fiaba di Biancaneve per lo specchio o romanzi in cui si parla di doppio o rispecchiamento);
- esprimere riflessioni sul concetto di "narcisismo" e creare uno slogan per ammonire a non comportarsi da narcisisti;
- scrivere un breve testo in cui parlare del proprio rapporto con lo specchio: quali parti vi piacciono, quali un po' meno? L'argomento, per ora solo abbozzato, verrà comunque in seguito meglio approfondito.
Chi vuole può infine anche disegnare come si immagina la figura di Narciso.



Per concludere, non possono mancare le nostre drammatizzazioni.
Achille si presta a impersonare Narciso.
Ci vorrebbe un locus amoenus e un abbigliamento più adatto, ma ci arrangiamo come possiamo ed il risultato è comunque più che soddisfacente.
L'espressione di contemplazione di sè mi sembra assolutamente perfetta!


Non appena gli elaborati dei ragazzi saranno completati, verranno come sempre inseriti nel post.
Scommetto che ne usciranno cose interessanti.
E mi raccomando: attenzione ai pericoli della eccessiva vanità!

Slogan di Desirè S.: SPALLE DRITTE, PANCIA IN DENTRO, EGO IN FUORI.

 Slogan di Tommaso: DITE NO AL NARCISISMO


Slogan di Alessia: LA VANITA' E' UNA CATTIVA CONSIGLIERA

Slogan di Alessia: LA VANITA'  NON PORTA MAI DA NESSUNA PARTE

Slogan di Ludovica: NARCISO FIORE DELLA BELLEZZA

Slogan di Emma: AMARE SOLO SE STESSI PUO' PORTARE ALLA ROVINA O ALLA FOLLIA 

Più che slogan, una filastrocca quella di Rachele
NON ESSERE VANITOSO, SENNO' SARAI PER TUTTI NOIOSO
LA VANITA' PORTA SOLO ALLA POVERTA'
ESSERE VANITOSI PORTA SOLO AD ESSERE ODIOSI 

Il mio rapporto con lo specchio:
Dato che non sono un tipo vanitoso, lo specchio lo uso poco, anzi, quasi mai. Se lo uso è giusto la mattina per lavarmi denti e viso e per darmi una pettinata. Non sono un tipo che la mattina perde 20-30 minuti per mettersi gel o spray, come faceva un mio compagno di classe lo scorso anno.  Comunque non è che non mi specchi mai, però non mi piace vantarmi di quello che sono. Detto ciò, il mio rapporto con lo specchio è a dir poco ottimo (Tommaso)

Non ho un grande rapporto di amicizia con lo specchio perchè ogni volta che vedo la mia immagine riflessa trovo qualcosa che non mi piace. Uso lo specchio solo quando non ne posso fare a meno, ad esempio quando la mattina vado in bagno a lavarmi la faccia e i denti e me lo trovo di fronte pronto a mostrarmi la mia faccia assonnata (Emma)

Io sono molto legata allo specchio perchè mi fa vedere tutte le parti belle e brutte di me, perchè posso parlare con lui e sono sicura che non rivelerà a nessuno quello che gli dico (Rachele)

Il mio rapporto con lo specchio è molto importante. Ci passo tutto il tempo che posso. Senza uno specchio non ci potrei proprio vivere. Non sono una vanitosa, ma una maniaca dello specchio! (Ludovica)

Lo specchio è un mio amico, lo uso per mettermi in ordine e per pettinarmi. Ma non solo: lo suo anche per ripetere ciò che studio (Alessia)

Io mi guardo allo specchio al mattino quando mi pettino per vedere se mi piaccio e  se sono in ordine, poi per tutto il resto del giorno non mi guardo più (Desiree R.)

Ogni volta che mi guardo allo specchio mi domando come diventerò da grande (Judy)