martedì 2 gennaio 2018

Non solo seduti al proprio banco...

Questo post, in realtà, vero e proprio post di un argomento specifico non è, ma mi va di pubblicarlo lo stesso.
O meglio, più che di un aspetto affrontato in classe, vuole parlare di alcune modalità didattiche a mio parere altrettanto efficaci, e per certi pure più efficaci, rispetto a quelle a cui siamo abituati ad utilizzare fin dalla notte dei tempi.
Non mi dilungo sui lavori di gruppo a cui tutti, bene o male, facciamo ricorso pure a volte in modo un po' troppo approssimativo (sì, perché se si vuole veramente parlare di cooperative learning e di modello Jigslaw, eccome se vanno considerate attività complesse!), e non è mia intenzione parlare di innovazione didattica tramite strumenti tecnologici, perché essi altro non sono che dei mezzi, per quanto di sicuro accattivanti e vicini all'immaginario giovanile, su cui dover impostare una progettualità precisa e rispondente a obiettivi concreti (della serie: cosa voglio che i miei ragazzi imparino? è utile che questa cosa la facciano in formato digitale? Sì? Bene! No? Allora utilizziamo pure la modalità tradizionale che sarà meglio per tutti!).
Vorrei invece riflettere sul fatto che i ragazzi vanno il più possibile stimolati a pensare e a divenire autonomi e consapevoli dei loro processi individuali di apprendimento.
Le famose lezioni sul metodo di studio hanno senso se proponiamo solo una strategia, magari rispondente a quella più consona per noi?
Congeniale per me, non significa congeniale per tutti.
C'è chi studia con le mappe e chi prende appunti suoi su carta; c'è chi sottolinea e trasferisce una sintesi dei contenuti sul quaderno e chi, invece, il quaderno non lo considera proprio e studia solo dal libro; c'è ancora chi con i video si trova molto bene, mentre altri preferiscono esclusivamente lo studio tradizionale dal libro di testo.
E allora? L'importante è che ognuno sappia qual è il suo sistema ottimale di lavoro.
E noi docenti dobbiamo proporre un po' tutte queste modalità: insegnare a fare mappe, a elaborare sintesi, a prendere appunti, a ricercare fonti certe dal web per rinforzare certi contenuti, a conoscere e comprendere bene i manuali su cui vengono studiati i vari argomenti.
Comunque... torno al punto altrimenti mi dilungo troppo, ritengo che i ragazzi possano esprimere le loro competenze non solo con attività più canoniche con le quali ogni giorno sono chiamati a misurarsi, bensì anche con modalità di lavoro che escono un po' fuori dalle impostazioni strutturate e per certi versi rassicuranti (più per noi insegnanti che per i nostri studenti).
La modalità vincente, secondo me, è quella laboratoriale in cui i ragazzi sono attivi e protagonisti assoluti dei loro autentici processi di apprendimento, di quei saperi, per intenderci, che non spariscono subito dopo l'interrogazione, ma che rimangono come abilità acquisite da saper utilizzare quando lo richiede l'occorrenza.
In questo senso il metodo statunitense del Writing and Reading Workshop, importato in Italia dalla docente di scuola secondaria di primo grado Jenny Poletti Riz e sperimentato da un numero sempre più crescente di insegnanti in tutta la penisola, rappresenta una modalità laboratoriale eccellente per il conseguimento dei sopraesposti obiettivi.



I ragazzi sono realmente attivi nel loro processo di apprendimento, scelgono cosa scrivere e ciò appare molto più motivante ed intriso di senso, imparano le tecniche di lettura/scrittura basandosi su testi modello e strategie proposte da docente e al bisogno le sanno utilizzare nel modo opportuno. Una metodologia rivoluzionaria nella sua semplicità. Comincerò a sperimentarla con maggior incisività dal prossimo anno scolastico perché nel corrente ho avuto in parallelo due classi terze e, specie per il Writing Workshop, i tempi per una sperimentazione efficace sarebbero risultati troppo stretti.
Con il Reading Workshop, invece, sono stata più costante e la sua potenza è innegabile.
Bandito tutto ciò che può far odiare la lettura, dalla scheda del libro alla lettura di libri imposti, e privilegiato tutto ciò che consente autonomia di scelta, applicazione di oculate strategie di lettura e ricerca di accattivanti modalità di sintesi ed esposizione.
I ragazzi hanno a disposizione una vera e propria biblioteca di classe che spazia nei vari generi letterari (vi compaiono anche i potentissimi albi illustrati, certo, a cui si dedicano sessioni di lettura da svolgersi anche interamente in aula) e ad essa attingono liberamente per curiosare e leggere il libro che ritengono più congeniali.
A fine lettura, in giornate scelte collettivamente o, meglio ancora, quando lo desiderano, i ragazzi espongono ai compagni i libri letti esattamente come si trattasse di una conversazione all'interno di un circolo di lettura, creando le condizioni per una autentica comunità di lettori che legge volentieri e che non teme errori o valutazioni negative.
Questo il filo conduttore dell'attività:
- parlare del libro letto in pochi minuti;
- cercare di raccontare curiosità ed episodi che invogliano i compagni a leggere il libro;
- rispondere con competenza e precisione alle domande sul libro che pongono i compagni;
- leggere una frase del libro o una parte che è rimasta particolarmente impressa;
- assegnare un voto numerico al libro letto, motivando la valutazione e soffermandosi sui punti di forza e sui punti deboli del testo.

cartellone esposto in classe con le regole del Book Talk e le frasi estrapolate dai libri letti

 
Filippo, Giulio B., Giacomo e Gabriele V. conversano sui libri letti
(La notte, Trevor, Hemingway e il ragazzo che suonava la tromba, Due lune)
il resto della classe ascolta e pone domande

Nadia, Riccardo e Marco con Harry Potter, Il nido e Radio Londra


Con questa strategia didattica i ragazzi leggono spesso e volentieri.
Si tratta di lettura che svolgono soprattutto a casa, nei tempi e modi che desiderano, ma anche in aula, nei tempi un po' meno liberi (in orario assegnato) e nei modi abbastanza che preferiscono (seduti al proprio banco o per terra).

 
Icham, Vanessa e Gabriele preferiscono rimanere seduti al loro banco...

 
Giacomo, Alessia, Ginevra, Filippo, Paras, Giuseppe ed Eugenio preferiscono stare a terra

Ecco il perché del titolo del post, "Non solo seduti al proprio banco..."
Non sono gli arredi, certo, che cambiano il modo di fare scuola, ma anche il setting ha la sua parte di responsabilità.
E quando la lettura in classe "prende" così tanto, si possono anche superare le pareti dell'aula per finire a ritrovarci tutti insieme al cinema a vedere un bel film con protagonista uno dei nostri eroi: qui siamo in sala ad assistere alla proiezione di Wonder, in un pomeriggio di vacanze natalizie per giunta!
Quando si dice l'importanza della motivazione e della condivisione...





 




Ma la lettura non avviene solo in modalità silenziosa o individuale: in aula il docente legge ad alta voce un testo il più possibile adeguato alla classe ed i ragazzi mettono in pratica svariate strategie di ascolto.
Lo scorso anno fortunatissima è stata l'esperienza basata sui Racconti del terrore di Edgar Allan Poe e sul libro La meravigliosa macchina di Pietro Corvo di Guido Quarzo; quest'anno a breve partirà un percorso sul libro Io sono Zero di Luigi Ballerini.

 

Infine i ragazzi, se lo vogliono, possono scrivere le recensioni dei libri per il giornalino scolastico, il blog di classe (avete dato un occhiata al link Badia Legge? Quello è il blog di lettura avviato lo scorso anno) o creare recensioni creative come mini-libri, mini-sceneggiature o book-trailer.
Visto la potenza del Reading Workshop?
E questa non è che una minima parte.
Dicevo... setting d'aula e stimolo al pensiero critico.
Oltre alla metodologia sopra citata, altre esperienze possono essere molto utili.
Perché non lasciare che, a partire da un argomento dato, i ragazzi possano ragionare e discutere liberamente, con il docente che non corregge, né indirizza, né tantomeno giudica? L'unico suo unico ruolo è quello di fare il facilitatore.
Un po' una modalità simile alle sessioni di Philosophy for children, ma leggermente più libera, se vogliamo.
E non c'è certo bisogno di rimanere seduti ai propri posti per esprimere le proprie idee, anzi, il circle time, è risaputo, favorisce questa modalità di discussione.


I ragazzi liberi di esprimere le loro idee e i loro pensieri sulla tematica dei diritti umani

E, sempre a proposito di diritti umani e di dislocazione diversa dall'ordinario, qui i ragazzi si sono espressi prima per scritto, poi leggendo di fronte alla videocamera del cellulare, sul fenomeno migratorio in maniera piuttosto originale: a turno fuori dall'aula hanno registrato i loro interventi, poi hanno assemblato tutto in un montaggio video artigianale ma molto curato, completo di musica di sottofondo e immagini esplicative del percorso raccontato.
Seduti al loro banco, scrivendo/parlando esclusivamente dai loro posti, non avrebbero mai potuto produrre materiali simili.
Sì, quindi, a dare via libera alla loro vena espressiva originale e creativa!
Sì, quindi, alla destrutturazione degli ambienti scolastici fissi che poco favoriscono il dialogo e l'interazione.
Sì, quindi, a permettere ai ragazzi di svolgere attività programmate in cui non si debba esclusivamente stare seduti ai propri posti.

 

sabato 25 novembre 2017

Percorso sulla guerra: cosa possiamo fare?

NOI RIPUDIAMO LA GUERRA

L'art. 11 della Costituzione dichiara che l'Italia ripudia la guerra.
I membri dell'assemblea costituente hanno volutamente scelto il termine "ripudia" nei confronti della guerra, nel senso di respingere con forza, e non semplicemente rifiutare, una guerra che aveva devastato il paese e l'intero popolo italiano.
E avevano ragione. Hanno ragione. I conflitti armati vanno sempre ripudiati. Sempre, senza se e senza ma.

Questa è una panoramica dei più rilevanti eventi bellici del XX secolo...



.... ma teniamo ben presente che le guerre non sono affatto finite.
Questa, ad esempio, è una carta in cui compaiono i principali conflitti presenti attualmente nel mondo











In questo  video  di Save the children, una associazione umanitaria che si occupa di tutelare i bambini vittime di conflitti e violenze in genere, mostra tutta la disperazione di una bambina che è costretto a subire la devastazione di una guerra che cambia radicalmente la sua vita









Questo video cerca invece di spiegare in pochi minuti le ragioni della guerra in Siria, ancora in corso e relativamente vicina a noi. Le motivazioni sono piuttosto complesse, quindi non preoccuparti se non riesci ad interiorizzare tutti i passaggi. Cerca comunque di seguire con la dovuta attenzione.


In questo fumetto della serie Historica Comics intitolato Bataclan terrore a Parigi puoi notare come perfino i terribili attentati di Parigi del 13 novembre 2015 siano collegati all'intervento dell'esercito francese in Siria.

 





Tutto ciò è terribile.

Le guerre sono terribili.
Gli attentati sono terribili.
Dopo aver letto brani tratti da Viaggio dentro la guerra di Gino Strada e Le guerre spiegate ai ragazzi di Tony Capuozzo abbiamo compreso ancora di più la tragicità della guerra e quanto sarebbe necessario per l'umanità cercare di dire NO ALLE BOMBE, esattamente come cantano Pelù, Jovanotti e Ligabue nel brano "Il mio nome è mai più"

 


- Ma noi in tutto questo cosa possiamo fare prof? Non possiamo fare niente!
- Assolutamente no. Potete fare tanto invece.
Innanzitutto non restare indifferenti. Come si afferma nel video, essere consapevoli che le guerre ancora esistono e che dobbiamo ritenerci fortunati a non esserne coinvolti.
E poi conoscere, sostenere le vostre opinioni su fatti concreti, riflettere sulle conseguenze delle proprie e altrui azioni riconoscendone la responsabilità ed anche riuscire a vedere la realtà intorno a voi sotto varie prospettive,  entrando in empatia con chi deve subire le decisioni altrui senza avere alcuna voce in capitolo.
Per dire davvero NO ALLA GUERRA, senza alcuna retorica.


Come facciamo sempre, entriamo nei fatti, non limitiamoci alle sole belle parole.
Ricollegandoci al video di Save the children visto in precedenza, proviamo ad immedesimarci in prima persona con uomini, donne, bambini e ragazzi che la guerra la subiscono davvero leggendo insieme il libro illustrato Immagina di essere in guerra di Janne Teller, uno splendido minilibro, il cui formato ricorda un vero e proprio passaporto, che nelle varie traduzioni cerca di adattarsi alla situazione geopolitica del paese di riferimento e immagina che i propri abitanti subiscano invasioni e conflitti tremendi.


Abbiamo letto come il libro immagini che in Italia scoppi una guerra tra italiani, francesi e austriaci e come una famiglia di Roma sia costretta ad emigrare in Egitto, dato che il Medio Oriente viene rappresentato come un territorio prospero, accogliente e  pacifico.
Gli italiani però non sono sempre ben visti.
Gli europei  in genere agli occhi degli egiziani appaiono come persone incapaci di adattarsi alle tradizioni locali, poco rispettosi nei confronti degli usi e costumi altrui, poco inclini a svolgere lavori faticosi impegnati come sono a passare la vita di fronte a personal computer e intolleranti nei confronti di un clima a loro dire troppo caldo e irrespirabile.
Pregiudizi, è vero.
Pregiudizi che gli italiani, tra l'altro, hanno davvero dovuto subire in epoche passate ai tempi della loro emigrazione negli Stati Uniti.
Basta osservare questo manifesto...


Siamo sicuri che al giorno d'oggi certe espressioni siano scomparse?
Non sembra di leggere frasi che in Italia possono considerarsi attuali?

Ma il piccolo libro parla anche di molto altro.
Di come sia difficile partire in fretta e poter portare con sé solo pochissimi oggetti personali nello zaino.
E voi quale oggetto portereste?
Molti di voi parlano di cellulare.
Ma il caricabatterie? E se non c'è campo? E chiamare chi?
Di come sia difficile sradicarsi di colpo dalle proprie tradizioni, dalle proprie comodità, dagli affetti personali.
Di come sia difficile, incredibilmente difficile, adattarsi alla nuova vita in un paese straniero.
Qual è la cosa vi farebbe più paura dover affrontare?
Molti di voi parlano della paura di non essere accettati dagli altri.
Altri della difficoltà a comprendere e farsi comprendere in una nuova lingua.
E anche alcuni di voi che l'emigrazione l'hanno vissuta davvero parlano di quanto sia difficile imparare una nuova lingua.


Per affrontare in classe discussioni su argomenti delicati e difficili un ottimo sistema può essere quello di ricorrere agli albi illustrati, così come abbiamo fatto nei percorsi di preparazione al meeting dei diritti umani, perché il testo breve e le immagini a corredo permettono una riflessione ad ampio spettro (contenutistica ma anche lessicale ed iconografica) e per il motivo pratico che possono venir letti integralmente anche più di una volta nella stessa lezione, cosa non di poco conto vista la terribile campanella che costringe i ragazzi a parcellizzare le attività e ad interrompere sessioni di lavoro che richiederebbero invece una trattazione il più possibile esaustiva.


Qui i percorsi sul meeting a cui si fa riferimento:
Altracittà - albo illustrato sulle disuguaglianze
percorso sui diritti umani



L'albo illustrato che decidiamo di leggere si chiama Il viaggio, un bel libro che presenta la vicenda di una famiglia che si vede costretta ad affrontare un lungo viaggio per scappare dal proprio paese distrutto dalla guerra.
Le parole sono intense e le illustrazioni, creativamente esplicative, sono ottime per aiutare il lettore ad immedesimarsi nella storia.




Nelle ultime pagine del libro, precisamente nella nota dell'autrice, si leggono queste parole:
"Ho capito che dietro il viaggio di alcuni ragazzi che ho incontrato in un centro per i rifugiati si nasconde qualcosa di molto importante, così ho cominciato a collezionare storie di migrazione e ho intervistato persone che venivano da tanti paesi diversi. Ho infine capito che volevo realizzare un libro che raccontasse tutte queste storie. Sui giornali e in tv quasi ogni giorno sentiamo parlare di "immigrati" e "rifugiati", ma è raro che li abbiamo conosciuti o che abbiamo ascoltato direttamente il racconto dei loro viaggi. Questa storia inventata è l'insieme delle storie vere di tutte quelle persone e dell'incredibile forza che portano dentro di sé"
Come dice l'autrice, è raro ascoltare direttamente il racconto dei viaggi della speranza dagli immigrati.
Raro, ma non impossibile.
E soprattutto non impossibile per noi.
Grazie alla collaborazione con l'Associazione del Bangladesh di Arezzo, che si occupa di accoglienza ed integrazione, abbiamo avuto modo di ascoltare le storie di viaggi della speranza direttamente da giovani immigrati che sono ospiti del centro accoglienza dell'associazione.
Un incontro che ci ha profondamente commosso e che ha rappresentato un'esperienza che porteremo sempre con noi.




sabato 4 novembre 2017

La prima guerra mondiale


Cominceremo il nostro lungo percorso sulla guerra parlando della Prima Guerra mondiale, o Grande Guerra, così chiamata perché nessun conflitto fino a quel momento aveva assunto dimensioni e assetto di tali proporzioni.

Dopo aver ben compreso quali sono state le molteplici cause che hanno scatenato il conflitto, ovvero la questione balcanica, le ideologie nazionaliste e imperialiste, le volontà egemoniche di Germania e Gran Bretagna, la corsa agli armamenti, la riconquista di preziosi territori perduti in guerre precedenti, vedi Alsazia e Lorena per la Francia o, per motivi diversi, le "terre irredente" nel Nord-Est italiano (e guai a chi all'esame si limita a parlare del solo attentato di Sarajevo!), via agli approfondimenti da eseguire, come facciamo sempre, in aggiunta alle informazioni contenute nel libro di testo.

Intanto, per una visione generale, via libera ad un filmato della serie BigNomi, breve ma d'effetto, come al suo solito


A fianco delle tappe del conflitto che impariamo studiando dal libro di testo, e su cui la prof ci fa riferire direttamente parlando alla classe stando seduti vicino alla cattedra (eh si... quando si vedono banchetti o sedie posizionate in cima all'aula... aiuto, perché lì ci andiamo a sedere noi!!), abbiamo modo di svolgere ricerche o approfondimenti su un conflitto che, se non ben analizzato, rischia di essere sottovalutato nei suoi tragici e dirompenti effetti in ambito politico, economico e socio-culturale.
Intanto una meravigliosa sorpresa: Giacomo ha portato in classe dei documenti molto importanti riguardanti il suo bisnonno, combattente tra le truppe dell'esercito italiano, ovvero:

                                                       medaglie al valore         
             


     
                                                        certificazione di merito

libretto esercito italiano
 
                                     foglio di congedo illimitato (firma con la croce)

E anche Nadia, che ha passato le sue vacanze nelle Dolomiti, ci fa ammirare alla lim le foto scattate nel museo della Grande Guerra:





E allora... via allo studio, alle letture, alla cinematografia e agli approfondimenti!!




A partire dal libro "Pidocchiosa prima guerra mondiale" abbiamo scoperto, delle strane curiosità sulla Grande Guerra:



LESSICO DI GUERRA
Le seguenti parole sono nate durante la Grande Guerra:

cecchino: significa tiratore scelto e deriva da Cecco Beppe, soprannome dell'imperatore austriaco Francesco Giuseppe;

imboscato: significa nascondersi lontano dal fronte, come dice la parola stessa nascosto nel bosco, far perdere le tracce di se stesso;

naia: è il servizio militare e deriva dal dialetto trentino, “sotto la naia” che significa “sotto la gentaglia”;

ghirba: significa la pelle o la vita. Deriva da una parola araba “otre”: sacco per trasportare l’acqua, salvare la ghirba. Vuol dire salvarsi la pelle;

tradotta: treno usato per trasportare i soldati nelle zone di guerra;

fifa: significa paura. Deriva dai dialetti  milanesi usati nelle trincee.

(Luca)
ANIMALI IN GUERRA



disegno di Andrea


Durante la battaglia di Verdun del 1916 i francesi stavano per perdere bombardati dai tedeschi, ma grazie ad un piccione furono salvati. I soldati diedero un messaggio al piccione che riuscì a portarlo prima di morire (perché nel corso del viaggio fu ferito). Al piccione venne concessa la Legion d’onore, una medaglia che rappresentava la più alta onorificenza francese.
Storia di Stubby
Stubby era un cane pit-bull americano randagio, ma non più quando fu trovato da Rob Conray, il suo nuovo padrone. Rob Conray portò Stubby al di là dell’Atlantico, in guerra con sè. Stubby correva, attraversava il campo nemico per fare compagnia agli uomini feriti del suo battaglione, vegliava sui cavalieri quando dormivano e avvertiva gli uomini dei pericoli. Stubby partecipò a 17 battaglie e, dato che erano tante, non poteva ottenere tutte le medaglie d’onore, quindi gli diedero una coperta speciale.
Cani coraggiosi
I cani erano utili messaggeri, portavano messaggi legati al collo e attraversavano le trincee nemiche.
Negli eserciti degli Imperi centrali c’era un cane coraggioso che era utilissimo a portare messaggi. Gli inglesi cercarono in ogni modo di catturarlo, ma lui era troppo furbo. Un giorno però presero una cagna che lo attirò e così venne catturato.
(Maria)
LE MALATTIE DI GUERRA
Il poeta D’Annunzio, acceso sostenitore della guerra, nel 1916 perse la vista da un occhio durante un ammaraggio. Nel 1917 due reggimenti italiani assalirono il palazzo dove credevano abitasse D’annunzio gridando “Abbasso la guerra, morte a D’annunzio, vogliamo la pace”.

D'Annunzio e il suo discorso a favore dell'intervento disegnato da Andrea

A Gallipoli nel 1915 le mosche erano in grande quantità e per mangiare sventolavano un pezzo di cibo con la mano, ma il rischio era di ingoiare qualche mosca.
Una ferita era facilmente infettabile e i medici potevano essere maldestri.
Il pronto-soccorso in guerra non esisteva e di conseguenza tutti i soldati si aiutavano tra loro.
Ai soldati inglesi venne dato un libro di istruzioni per riconoscere le ferite e provare a curarle.
(Riccardo R. e Alex T.)

TRAUMI DI GUERRA

Lo “shock da bombardamento” veniva causato dai bombardamenti e dalle granate che "spezzavano" la mente degli uomini; chi ne era colpito soffriva di attacchi di panico ogni volta che sentiva un rumore di una esplosione.
Questo shock colpiva diversamente ogni persona e le persone sopravvissute raccontano di come questo shock avesse colpito i loro compagni in diversi modi: alcuni avevano tremori continui, altri diventarono completamente pazzi: Un soldato arrivò perfino a scambiare un elmo per un bambino da cullare.
(Alessio)
(IN)GIUSTIZIA MILITARE


Quando si era in guerra si poteva esser fucilati per diversi reati, come diserzione in faccia al nemico e codardia. vennero fucilati per questo motivo, si pensa, più di 1000 soldati italiani.
Un altro reato punibile con il carcere (5-10 anni) , a meno che non si fosse in prima linea, era l’autolesionismo, infatti molti preferivano ferirsi per farsi ricoverare piuttosto che affrontare la guerra. Ci furono 10000 casi confermati anche se sicuramente furono molti di più.
(Alessandro R.)




E, proprio come esempio di ingiustizia militare, abbiamo visto in classe il film "Orizzonti di gloria" di Stanley Kubrik, un film che per anni venne proibito in Francia perché mostra, raccontando una storia vera ambientata nell'esercito francese, quanta insensibilità ci fosse tra i generali militari e come la vita delle persone venisse considerata meno di niente.
Nel film, inoltre, le trincee e i combattimenti corpo a corpo sono riprodotti in maniera esemplare.


Abbiamo osservato le copertine di alcune uscite di un settimanale italiano del secolo scorso, "La Domenica del Corriere", dedicate alle imprese vissute dai soldati in guerra, facendo particolare attenzione a come venivano ritratti gli uomini al fronte



   

 

 Gli approfondimenti sul conflitto sono quindi proseguiti con lavori individuali o a piccolo gruppo presentati alla lim per imparare ad esporre in maniera efficace e per condividere con i compagni le conoscenze singolarmente apprese.
Abbiamo approfondito ancora meglio com'era vivere dentro le trincee...


lavoro in power point di Sophia, Alice e Giulia

... quanto si sono evolute durante la guerra le armi...
attività di Luca

 
                                       attività di Isham                         attività di Gian Battista

attività di Maria

disegno di Andrea

lavoro su power point di Filippo

... cosa è successo alle minoranze etniche degli Armeni...


lavoro in power point di Ginevra

... chi erano due personaggi molto carismatici come il Barone Rosso e Mata Hari.


disegno del Barone Rosso (Daniele)

disegno Mata Hari di Daniele


Le attività di ricerca, inoltre, sono state molto utili per capire l'importanza di scegliere come fonti dei siti attendibili e come citare sitografie a fine lavoro.
Concentrare il lavoro in poche slide (o formato cartaceo) ben equilibrate tra immagine e testo fa evitare l'inutile copia-incolla, anche perché poi i lavori vanno condivisi ed esposti ad alta voce, quindi cosa si copia e incolla a fare?

 
Analizzare la guerra sotto molteplici sfaccettature permette di osservare gli avvenimenti da vari punti di vista, apre la mente, facilita il role-play, pone interrogativi e stimola il ragionamento.
Come non rimanere affascinati dal legame tra vita vissuta al fronte e scrittura?
Come rimanere indifferenti di fronte a bellissimi versi come quelli scritti dai poeti al fronte o da artisti che denunciano attraverso le loro parole la tragicità del conflitto?

Abbiamo cominciato la nostra "immersione" nella letteratura di ambito bellico leggendo e commentando questa bellissima poesia dal titolo "Grande Guerra", scritta da Hesse Karem


Papà aveva solo 17 anni
quando è andato a combattere
la Grande Guerra in Francia.
Non c’è granché per lui da dire
su quei giorni, eccetto i papaveri.
Lui ricorda i papaveri rossi
sopra le tombe dei morti.
Papà dice che quella guerra
ha distrutto la Francia, peggio del tornado,
peggio di una tempesta di sabbia,
ma nonostante questo i papaveri
fiorivano dopo le battaglie,
illuminando la campagna di Francia.
Mi piacerebbe vedere papaveri
che crescono su questa polvere. 


Quindi ci siamo soffermati a discutere sull'idea che gli uomini al fronte avevano del nemico leggendo questi versi di Bertold Brecht
Molti non sanno
che il nemico marcia nella loro testa.
La voce che li comanda
è la voce del nemico
è lui stesso il nemico.

Abbiamo letto l'albo illustrato Il nemico, immedesimandoci con i soldati che finalmente arrivano a comprendere che il nemico che sta nella trincea opposta è un uomo fragile e impaurito esattamente come loro.


Nel libro un soldato trova il coraggio di lanciare un messaggio cartaceo al commilitone dell'esercito opposto: perché non proviamo ad immaginare cosa ci potrà scrivere? Elaboriamo quinfi biglietti e lettere dal fronte (alcuni sembrano davvero autentici!) 


 
cartellone realizzato dai ragazzi

Il nemico "uomo e soldato come me", proprio come dice Emilio Lussu nel brano letto in classe, tratto dal romanzo autobiografico "Un anno sull'Altipiano".


Ma se parliamo di letteratura di guerra il pensiero corre immediatamente al grande Giuseppe Ungaretti.



Come non sentirsi rapiti dai suoi versi scritti direttamente in trincea?
Soldati, Fratelli, Sono una creatura, San Martino del Carso, Dolina notturna, Veglia, Mattina, Natale... una più bella dell'altra, come dice anche la cantante Malika Ayane in questo video.
E noi ce le siamo gustate tutte!



Dopo aver conosciuto la biografia di questo grande artista, addentrarci nei suoi versi è stato veramente un momento magico, reso ancora più intenso ricorrendo a riscritture testuali o raffigurazioni pittoriche.

"Soldati" raffigurata da Elena

"Veglia" nel disegno di Daniele

E, per concludere, un po' di Clil..


 


La Grande Guerra, infine, è stata anche la prima occasione per sperimentare la tecnica del Debate (la utilizzeremo nuovamente nel corso del testo argomentativo): sotto il video "Neutralisti Vs interventisti".


Forse solo addentrandoci dentro uno dei conflitti più tremendi dell'umanità potremmo comprenderne realmente la portata.
Accanto agli approfondimenti necessari per conoscere a pieno un evento bellico che ha fatto la storia del pianeta, anche un altro aspetto, spesso trascurato all'interno dei manuale, è necessario che sia conosciuto dai nostri ragazzi: la vita di migliaia di soldati morti nel fiore degli anni.
Questo deve rimanere nel cuore di tutti loro.
Pazienza se alcune nozioni con il tempo le dimenticheranno.