mercoledì 22 settembre 2021

Parola-frase-testo: una scrittura che cresce

 


Le prime settimane di lezione in una prima media, quando i ragazzi appena usciti dalla scuola primaria imparano a conoscere la nuova scuola e a conoscersi tra di loro, sono molto importanti per creare un clima di serenità, condivisione e fiducia reciproca, semplicemente perché impostare la vita di classe su questi capisaldi influirà positivamente sul benessere pisco-fisico e cognitivo di ogni singolo alunno e, di riflesso, anche dei docenti che vi lavorano. Quindi, lasciando da parte prove di ingresso e ansia da valutazione, è bene accompagnare fin da subito i nostri alunni alla messa in atto di alcune pratiche che si riveleranno utili nell'impostazione didattica futura e nella operatività di talune procedure che diventeranno vere e proprie routine. Ricordiamoci sempre che è importantissimo seguire ogni singolo alunno nel proprio PROCESSO di apprendimento, quindi prevedere fin da subito precisi step e progressione procedurale, faciliterà l'interno nostro lavoro, ma anche tutte quelle osservazioni fondamentali per i nostri interventi individualizzati.
Per la disciplina ITALIANO, ad esempio, sarà utile partire da pratiche di SCRITTURA semplici ed immediate - così da riuscire a coinvolgere e rendere partecipi tutti - per arrivare, progressivamente, ad elevare le richieste e ad ottenere la produzione di testi il più possibile organici e ben strutturati.
Qui gli step, facili da seguire, per improntare un piano di azione finalizzato a sviluppare la competenza di produzione scritta fin dai primissimi giorni di scuola.

Pre-scrittura a partire dalle fondamenta

Mi piace cominciare citando le bellissime parole tratte dal libro Ho nuotato fino alla riga di Elisabeth Bing, una donna sensibile e coraggiosa che, nella Francia del secondo dopoguerra, ha ideato e gestito laboratori di scrittura per ragazzi difficili e con problemi caratteriali che nella società del suo tempo erano temuti e finivano per ritrovarsi osteggiati ed emarginati:

Emersa dalle mie personali macerie, preparai le mie prime lezioni. Nell'intensa atmosfera dell'inizio, drogata dall'angoscia e beata della mia inesperienza, i primi contatti furono calmi. Intorno si meravigliarono del raccolto silenzio delle mie classi. Sembrava una magia. Chiesi loro di presentarsi tramite il loro amore o il loro odio, scrivendo alla rinfusa e come veniva loro in mente quello che gli piaceva e quello che non gli piaceva. Così mi offrirono, attraverso queste litanie, una prima autentica immagine di se stessi.

Il metodo Bing, che da lei prende il nome e che in questi mesi sto cercando di approfondire, tanti stimoli di scrittura ha fornito e continua anche oggi a fornire e l'idea di partire dai suoi input "Mi piace"/"Non mi piace" permette davvero di sbloccare nella scrittura tutti, anche coloro che si professano restii, sfiduciati o indifferenti ad usare bene la penna. A liste e attivatori di pre-scrittura fa riferimento anche la metodologia del writing and reading workshop, finalizzando tali input al medesimo scopo: gettare  per tutti "semini" di scrittura da far "germogliare" e sviluppare in step successivi.

Nei primissimi giorni di lezione ho deciso di mettere in pratica questi stimoli con i miei ragazzi di prima media, pertanto ho distribuito delle sagome di cartone in cui far scrivere poche PAROLE che indicassero preferenze, passioni e interessi personali.


Prendere confidenza con una sagoma simile non ha solo lo scopo di accogliere i nuovi studenti con immagini che richiamano illustrazioni tipiche della scuola primaria, bensì permette di anticipare l'uso di un organizzatore grafico che verrà in seguito utilizzato per la comprensione del testo e per l'analisi dei personaggi. Creare un cartellone da appendere in classe con le sagome che si tengono per mano risulta, alla fine, un sistema semplice per rendere visibile un'idea di gruppo classe che sta iniziando a conoscersi e a collaborare. 


I ragazzi hanno anche annotato su delle liste quali sono le cose che piacciono e che non piacciono, condividendole insieme per scoprire subito, in modalità ludica, quali aspetti li accomunano e quali li rendono diversi.
A queste attività sono state affiancate delle letture tratte da albi e libri illustrati, in particolare dal libro Chiedimi cosa mi piace, con lettura condivisa e visione del seguente video spunti tratti dall'albo Chiedimi cosa mi piace e, soprattutto, dal simpatico libro illustrato a soffietto Io sono così di Ferrara e Degl'Innocenti, lettura e condivisione di frasi e immagini riferiti a Mi piace/Non mi piace di un personaggio misterioso che svela essere semplicemente una "bambina e basta" nel lato posteriore lettura animata Io sono così. Sui propri gusti/disgusti e sulle proprie passioni/preferenze siamo quindi passati dal definirle con le PAROLE all'esprimerle attraverso delle FRASI, contenenti emozioni, pensieri, similitudini e rievocazioni. Imitando l'impaginazione a soffietto, i ragazzi hanno provato a riprodurre sulla carta dei librettini personalizzati in una sorta di mini-laboratorio manuale...


I ragazzi hanno poi imitato anche l'idea del libro illustrato, quindi pagine a soffietto che contengono frasi e pensieri su ciò che piace e non piace, corredati da disegni e rappresentazioni grafiche autoprodotte.
Qui alcuni lavori:
























Tutte queste semplici attività, che sono partite dalle parole e che sono giunte all'elaborazione di frasi  articolate, mettendo in campo non solo le competenze di base di scrittura, ma anche i talenti grafico-pittorici e creativi, sono state in realtà finalizzate ad un intento ben preciso: fungere da elementi di PRE-SCRITTURA per passare progressivamente all'elaborazione vera e propria della prima BOZZA DI TESTO SCRITTO.
Come ben insegna la metodologia WRW sopra citata e come aveva genialmente intuito Elisabeth Bing, far scrivere i ragazzi (e non solo) a partire dai rispettivi campi di interesse permette loro di sentirsi coinvolti in prima persona e di superare fin da subito l'ansia da "pagina bianca".
Invece che assegnare una traccia vera e propria, i ragazzi hanno ricevuto la consegna di scegliere una delle frasi inserite nel loro libretto e svilupparla fino a farla diventare un testo compiuto.
Ma prima di farli cominciare a scrivere, ancora uno step per iniziare a rendere routine un importante (e spesso trascurato) passaggio: l'attività di METACOGNIZIONE.

Riflettere su ciò che si fa e perché lo si fa

Far soffermare i ragazzi sulle azioni svolte e sulla loro finalità è utile per rendere la comunità classe partecipe della programmazione su di loro modulata e per migliorare progressivamente i loro apprendimenti. Troppa ambizioso come idea? No, a mio avviso non lo è affatto. Anche in questo caso la metodologia WRW insiste molto su questo aspetto, così come le routine del MLTV (Making Learning and Thinking Visible), metodo basato proprio sull'importanza di rendere visibili ed espliciti/espressi i pensieri del proprio processo di apprendimento.
Si tratta di assegnare consegne semplici e graduali, in cui i ragazzi dovranno esplicitare quali attività hanno svolto o dovranno svolgere e per quali motivazioni e finalità stanno lavorando.
Riflettere su ciò che si fa e del perché lo si fa agisce direttamente sulla sfera della consapevolezza personale, così importante per la conoscenza di sé e dei propri vissuti, specialmente in un ordine di scuola intermedio come quello della secondaria di primo grado, in cui l'ottica orientativa la fa da padrone.
Va da sé che la consegna metacognitiva debba essere formulata in modo semplice e chiaro, così da farla divenire fin da subito una consuetudine da mettere in atto come vera e propria forma di routine.
E chissà mai se alla fine gli studenti tornino a casa e non rispondano il solito "Niente!" a coloro che chiedano cosa abbiano fatto a scuola durante la mattinata...

Qui una delle riflessioni a seguito della consegna in cui ai ragazzi è stato richiesto di mettere per scritto ciò che è stato fatto nei primi giorni di scuola in fase di pre-scrittura e ciò che dovranno scrivere nel testo che si accingono a svolgere, precisando la scelta dell'argomento e le motivazioni che li hanno spinti a decidere di parlare proprio di quell'argomento lì:



A questo punto tutti sono pronti per mettersi al lavoro...


... e proprio tutti hanno parlato di argomenti di cui avevano interesse a discutere perché conosciuti e apprezzati e quindi, in definitiva, altamente motivanti per espletare la consegna loro assegnata.
Sono state così prodotte le prime bozze di lavoro, su cui poter lavorare individualmente per analizzarne insieme i punti di forza, fornire consigli di miglioramento e riflettere su quanto è stato fatto e su cosa sarà bene andare ad incidere. Ovviamente attraversa una ulteriore riflessione metacognitiva espressa con formulazioni semplici e chiare.



Il successivo step sarà la revisione del testo, ma tenendo sempre a mente quanto sia importante procedere per gradi, così da riuscire a far lavorare al meglio tutti, rispettando i diversi tempi di apprendimento di ciascuno.
Perché, diciamocelo, saper scrivere bene è appagante, ma proprio facile facile non è.


lunedì 6 settembre 2021

Storie brevi che più brevi non si può

 


Storie brevi, brevissime, telegrafiche. Sì, ci voglio lavorare su e partire proprio da loro. Sfogliando l'antologia mi colpisce, d'acchito, la lunghezza dei brani. Già, la lunghezza, vero e proprio spauracchio per quasi tutti gli studenti di ogni età.
"Prof, quando deve essere lungo il testo?" - domanda immancabile quando si chiede loro di scrivere.
"Questo libro quante pagine ha?" - considerazione fatta, magari sottovoce, prima di leggere un romanzo qualsiasi.
E allora, invece di partire da testi lunghi, per abituare i ragazzi a lavorare su competenze di italiano basilari, quali comprensione, analisi, sintesi, ampliamento lessicale e produzione testuale, voglio cominciare proprio da un genere di testo che - proprio perché per sua natura è breve e, com'è noto, la brevità cattura e mantiene fisiologicamente alta l'attenzione - predispone bene alla lettura, all'ascolto e alla messa in pratica di numerose attività: la SHORT STORY.
Per il mio modo di procedere, le storie brevi, brevissime, telegrafiche in prosa sono più funzionali agli obiettivi che intendo far raggiungere agli studenti più della stessa poesia, genere testuale breve ed essenziale per eccellenza. Forse perché vedo i miei ragazzi più coinvolti, attivi e propositivi quando si tratta di ascoltare, leggere e scrivere in prosa piuttosto che in poesia. O, semplicemente, perché, da sempre, ritengo la narrativa più nelle mie corde rispetto alla poesia e, da prof consapevole, so che in classe riesco a trasmettere meglio ciò che per prima appassiona anche me.


Durante un interessante corso di scrittura frequentato questo inverno in modalità online presso la scuola Carver di Livorno (ammetto che in tempo di pandemia ho avuto modo di implementare in modo eccellente taluni incontri di formazione a cui non avrei di certo partecipato se non fosse stata prevista la possibilità di seguire via streaming) ho ben compreso le altissime potenzialità dei racconti brevi e ho sperimentato in prima persona quanto sia complesso arrivarne a scrivere di decenti. 
Dall'analisi di alcuni testi brevi di Carver, Salinger, Hemingway e 'O Connor ho compreso alla perfezione quanto il racconto di qualità sia profondo, pieno di senso, capace di far risuonare domande e irradiare molteplici significati. Rispetto al romanzo, il racconto è più denso, rigoroso, essenziale e privo di divagazioni perché si dirige spedito verso l'obiettivo e ogni parola ha un peso fondamentale. Per poterlo ben comprendere occorre porre attenzione al sommerso, al non detto, al simbolismo implicito, a ulteriori storie nascoste da ricostruire attraverso dettagli e indizi sapientemente seminati dall'autore. Per poterlo scrivere occorre un intenso e faticoso lavoro di pre-scrittura, ideazione, stesura, revisione e "scavo" e occorre un'accuratezza lessicale massima, perché ogni parola è decisiva per la costruzione e tenuta della storia. Aver compreso a fondo la profondità di una storia breve mi ha aiutato a coglierne la potenzialità e, senza esitazione, mi ha convinto ad impiantare su di essa parte della progettualità didattica. Operativamente parlando, questo è il percorso che seguirò (e che, come sempre succede nella vita di classe, potrà essere rimodulato sulla base delle sollecitazioni, delle riflessioni e delle risposte provenienti direttamente dalla voce dei ragazzi). La scelta di un racconto brevissimo non poteva che puntare alla massima qualità: il grande Franz Kafka è una garanzia.


Lascia perdere di Franz Kafka
Era primissima mattina, le strade pulite e deserte, io andavo alla stazione. Allorché confrontai l’orologio di un campanile con il mio orologio, vidi che era già molto più tardi di quanto avessi creduto. Dovevo accelerare notevolmente il passo, lo spavento per quella scoperta mi rese incerto sulla via da seguire, non mi orientavo ancora bene in quella città. Per fortuna poco lontano c’era un vigile, corsi da lui e, con il fiatone, gli chiesi di indicarmi la strada. Lui sorrise e disse: «Da me vuoi sapere la strada?» «Sì», dissi io, «perché da solo non riesco a trovarla.» «Lascia perdere, lascia perdere!», disse lui, e si volse di scatto da un’altra parte, come fanno le persone che vogliono star sole con la loro risata.

Prima della lettura, a partire dal titolo, si possono sollecitare i ragazzi a fare previsioni sulla trama, anche impostando la routine MLTV e far appuntare le riflessioni su post-it così da rendere visibili i loro processi di pensiero. Dopo la lettura si apriranno le discussioni, le negoziazioni e le attività utili a sviluppare la comprensione e le competenze di analisi, sintesi, ampliamento lessicale e produzione testuale potranno essere improntate sulla base dei seguenti input:

- attenzione a narratore, focalizzazioni e punti di vista;
- far notare scelta delle parole, loro significati letterali e simbolici;
- far notare scelta dei tempi verbali e struttura sintattica in genere;
- lavorare su curva del plot per lavorare sulle competenze di sintesi;
- individuare la regola delle 5;
- soffermarsi sulla caratterizzazione dei personaggi, anche con l'ausilio di appositi organizzatori grafici o tabelle che mettano in evidenza la corrispondenza con quanto ricavato dal testo;
- soffermarsi su ambientazione e, in genere, su ogni dettaglio;
- discutere sul significato, sul messaggio della storia e su ciò che può considerarsi implicito;
- lavorare su connessioni con il proprio vissuto e con il mondo esterno;
- prendere spunto da certe connessioni per assegnare attività di quick write vicine all'esperienza dei ragazzi (quella volta in cui vi è capitato di dover lasciar perdere... quella volta in cui vi è capitato di essere in ritardo... quando al mattino le ore passano in un baleno...) e da far poi confluire in una eventuale prima bozza di scrittura;
- stimolare la creatività con attività quali "tutto in una pagina" o routine MLTV "periodo/frase/parola" e "colore/simbolo/idea";
- ancora stimolazioni creative con produzioni testuali di vario genere, quali cambio dei punti di vista o prosecuzione della storia; 
- se si vuole osare - perché no - far provare a drammatizzare e a creare miniscenografia da far recitare, anche in modalità amatoriale (brevi video o semplici teatralizzazioni da realizzare in aula).
Come sempre, le attività saranno previste in modalità individuale o a piccolo gruppo e discusse/condivise in modalità collettiva, così che i contributi di tutti possano risultare utili e finalizzati alla creazione di un clima di comunità e di arricchimento reciproco.
Se si sceglie di applicare una routine MLTV per esplicitare e rendere visibile il processo di pensiero,  sarà utile di nuovo annotare su post-it e procedere alla condivisione comparando le considerazioni finali con quelle annotate in fase di anticipazione.


Sulla falsariga di ciò che può scaturire dalla lettura del brevissimo racconto di Kafka, si possono impostare attività simili prendendo come testo modello uno dei tanti esempi di short story reperibili su web o su libri di argomento specifico (a fine post ne ho fornito lista), come questo, ancor più breve di Lascia perdere, scritto da Fredric Brown, autore statunitense specializzato proprio in racconti brevi di genere giallo o fantascientifico (nelle antologie, di solito, è sempre presente il suo magistrale La sentinella), basato su un non-sense che può dare adito a riflessioni, annotazioni e considerazioni molto interessanti:

L'unico sbaglio di Fredric Brown
Stan Standish si costituì alla polizia.
"Ho ucciso un uomo", confesso. "Pensavo che fosse perfetto, il mio delitto, ma ho commesso un errore".
Gli chiesero, naturalmente, quale fosse stato il suo errore.
"Ho ucciso un uomo", rispose.

Per una lettura e un'analisi di questo micro-racconto consiglio la consultazione del seguente link


Sempre prendendo spunto da Brown, il lavoro sulle storie brevissime può andare avanti fino ad arrivare al massimo dell'essenzialità: mostrare come poche frasi, e addirittura poche parole, riescano a impiantare una storia dalle fondamenta solide. Lo stesso Brown ha creato un famoso incipit di un racconto per la cui densità ed efficacia evocativa può essere considerato esso stesso short story: 

L'ultimo uomo sulla terra sedeva da solo in una stanza. 
Qualcuno bussò alla porta.

La prima connessione che mi viene in mente, almeno nella prima parte, è addirittura la poesia di Quasimodo Ed è subito sera! E la seconda parte? Provoca suggestioni sensoriali così intense che verrebbe immediatamente la voglia di prendere carta e penna e strutturare un plot per proseguirne la narrazione!
A onor del vero, bisogna però dire che prima ancora di Fredric Brown, c'è stato un altro scrittore, Thomas Bailey Aldrich, che qualche anno prima aveva composto uno scritto identico, ossia: Una domma sta seduta sola in casa. Sa che nel mondo non c'è più nessuno: tutti gli altri esseri umani sono morti. Bussano alla porta.


Ciò che conta, al di là delle frasi scelte, è far riflettere i ragazzi su quanto possano essere incisive le parole e su quali possano essere le implicazioni derivanti dal saperle dosare in maniera sapiente e accurata. E, naturalmente, sarà altrettanto efficace impostare alcune attività, in parte simili e in parte speculari a quelle già indicate per il racconto kafkiano.
Qualche esempio:

- rinnovata e rafforzata attenzione alla scelta delle parole, dei tempi verbali, della sintassi minimale;
- cominciare ad riflettere sulla grammatica in contesto, approfittando delle frasi minime e delle scelte sintattico-lessicali contenute;
- attenzione massima anche al sottinteso, al simbolismo;
- potenziare la negoziazione di significati, discutere su messaggi, su tutto ciò (ed è tanto) che c'è di implicito;
- riferirsi alle 5 w e ricreare un plot essenziale da ampliare con produzioni scritte che, specularmente alla sintesi, partano dall'impianto della trama per elaborare altre storie e microstorie con ambientazioni, dettagli e scene dilatate e caratterizzazione dei personaggi verosimile ma autonomamente creata;
- produrre un finale di storia altrettanto breve, esempio massimo 5 righe;
- proseguire la storia in modo particolarizzato, compresa la creazione di dialoghi - che possono dare luogo, anche in questo caso, a brevi drammatizzazioni - e la storia raccontata dai diversi punti di vista;
- stimolare le connessioni personali o con il mondo che possono fornire "semi di scrittura" da recuperare con il genere autobiografico;
- ancora ricorso alla creatività con One pager o routine MLTV sopra ricordate;
 
Storie breve, brevissime e telegrafiche offrono, insomma, modi diversi per lavorare su competenze linguistiche fondamentali.
In modo, appunto, speculare si può ampliare la trama delle storie minimali per farle diventare brevi, mentre dalla storia breve si può scavare sulla sintesi fino a farla diventare essenziale, ridotta a poche frasi.

Sempre in tema di scritti basici ed essenziali, impossibile non chiamare in causa due celebri frasi sbalorditive per la loro altissima potenzialità: una è dello scrittore guatemalteco Augusto Monterroso, l'altra del famosissimo Ernest Hemingway (c'è anche una interessante storia nella storia che la voleva erroneamente attribuita a Stephen King e un'altra storia ancora che ricondurrebbe la frase ad una scommessa letteraria, poi rivelatasi infondata):

Quando si sveglio, il dinosauro era ancora lì. 
(Augusto Monterroso)


In vendita scarpe da bambino, mai usate. (Ernest Hemingway)



Non sono potentissime? Sono molto curiosa di proporle in classe, perché è più che sicuro che ne usciranno considerazioni notevoli.
Le attività da proporre, anche in questo caso, potranno ricalcare quelle delle short stories precedenti.

Qui dei link da consultare su analisi e considerazioni riferite alle due celebri frasi:

Un'ultima considerazione riguarda il fatto che attività simili potrebbero, perché no, essere riprese per lavorare sulla short story in maniera un po' più originale, ossia partire da una vignetta, da una battuta, da una barzelletta, da un'immagine e... provare a lavorare un po' come sopra. Stimolante, vero?
Magari ci creerò su un post apposito, perché no? Intanto anche solo la proposta di lavorare a partire da due immagini come queste mi sembra una buona idea!



Parole d'ordine, insomma, devono essere tre: brevità, stimolo e senso.
L'importante è che la vicenda sia short! A lavorarci in modo strong ci pensiamo noi! ;-)


Qui un po' di titolo di libri su cui reperire short story e racconti brevissimi:
- AA.VV., Storie del terrore da un minuto
- AA.VV., I racconti più brevi del mondo
- M. Atwood, Microfiction
- G. Gospodinov, Tutti i nostri corpi. Storie superbrevi
E, consigliati dalle supercolleghe Simona Martini e Valeria Pancucci, le raccolte di favole Ultimo venne il verme e Dente.

venerdì 4 giugno 2021

Lo "Zibaldino" dei nostri pensieri

 


Parte conclusiva dell'anno scolastico trascorsa in compagnia di Giacomo Leopardi.
Nessuna verifica, nessun tema, nessuna parafrasi scritta delle sue poesie.
Solo letture, discussioni, annotazioni e condivisioni.
Tante letture, tante discussioni, tante annotazioni e tante condivisioni.
Basta così poco per far conoscere ai ragazzi una figura dall'ingegno portentoso e dalla risonanza mondiale come quella del poeta recanatese? Sicuramente no.
Ma basta poco per farlo amare anche nel 2021 a ragazzi di tredici anni che stanno per affrontare gli esami in una piccola scuola di paese.
Troppo potenti le sue sollecitazioni, incredibilmente attuale il suo pensiero.
E, a proposito di pensieri, i nostri sono stati continuamente stimolati dalle sue parole e abbiamo tentato di raccoglierli, seppur "in modo sparso", forse nell'illusorio tentativo di provare ad imitarlo almeno un pochino: discussioni e riflessioni sono quindi confluite in una sorta di quadernetto di classe 

"Lo Zibaldino dei nostri pensieri". 
Qui ne riportiamo alcune. Buona lettura.


"Leopardi non è pessimista come lo intendiamo noi.
Una persona pessimista si sente sfortunata lei sola, crede che gli altri siano migliori di lei, si sente sempre inferiore e fuori posto.
A me Leopardi dà l'impressione di essere consapevole di quanto valesse. Magari era timido, umile, ma se dice che si sente come "una gemma nel letamaio", per me questo vuol dire che lo sa che lui si sente migliore rispetto a quelli che vivono nel suo paese.
E poi non dice che è solo lui a sentirsi infelice. Dice che tutti gli uomini sono infelici, anzi, che sono infelici anche gli animali. Il vero pessimista è quello che si sente infelice solo lui" (A.)

"Mi piacerebbe essere come i pastori delle steppe dell'Asia che fanno le domande alla Luna. So che mi verrebbero in mente domande senza risposta, proprio come quelle che fa Leopardi, però è una bella sensazione quella di avere qualcuno che ascolta le nostre domande senza preoccuparsi che siano sciocche o inutili.
Mi verrebbero in mente tante domande:
- perché siamo nati? 
- esistono altre forme di vita in altri pianeti?
- come sarà il mio futuro?
- come sarà per me l'amore?
- cosa c'è dopo la morte?
Non avrei mai il coraggio di farle a qualcuno che conosco davvero. Forse solo alla Luna, come Leopardi e i pastori della sua poesia" (V.)


"La vita come un vecchio che porta un peso, che sale in montagna, in un terreno pieno di sassi, scivoloso dà l'idea di tutte le fatiche che l'uomo deve superare. In realtà, secondo Leopardi, l'uomo non supera niente, perché alla fine di tutte le sue fatiche cade in un burrone e tutto finisce. Una visione molto triste. Io preferisco che il vecchio, una volta arrivato a destinazione, possa riposarsi. Quindi cerco di vedere la vita in modo un po' più positivo rispetto a quello che dice Leopardi" (N.)


"La poesia del pastore errante dell'Asia mi fa tornare alla mente Ciaula che scopre la Luna e che piange quando la vede per la prima volta perché è come se da fuori lo proteggesse. Anche i pastori forse, nel buio delle steppe dell'Asia, soli, in compagnia solo delle pecore, consideravano la Luna come qualcosa che li proteggesse. E forse anche Leopardi che si affacciava nel balcone del suo bel palazzo, solo e in compagnia solo dei suoi libri, la vedeva allo stesso modo, come una protezione, lontana e vicina" (G.)


"Leopardi ha vissuto la giovinezza come un lungo lockdown, senza uscire, senza vedere nessuno. Solo tanto studio. Io sarei impazzito al suo posto e forse sarebbero impazziti tutti. Lui è stato più forte di tutti a vivere in quel modo. Senza contare che aveva anche tanti problemi di salute e l'aspetto fisico non attraente. Tanta stima. Io mi sarei depresso e sarei stato a letto tutto il giorno" (K.)

"Qualcosa che lo motivava nella sua vita c'era, altrimenti avrebbe avuto pensieri suicidi. Diceva che per l'uomo  era impossibile essere felice, anzi per tutti gli esseri viventi c'è questa condizione di infelicità. La Natura li ha creati solo per farli soffrire. Questa conclusione è terribile. Ma qualcosa che lo ha spinto ad andare avanti doveva averla per forza.
Secondo me è stato l'amore per la conoscenza a salvarlo. I suoi libri.
Ma anche la scrittura, le sue poesie. Il fatto di scrivere ciò che si prova è terapeutico e aiuta parecchio. Succede anche a me di farlo e dopo mi sento meglio.
Però, in fondo, era interessato a sapere cosa gli avrebbe riservato la vita. Era curioso e forse sotto sotto anche fiducioso di poter migliorare la sua condizione, di essere accettato dalla società.
E poi c'era l'amicizia con Antonio Ranieri. L'amicizia è sempre una grande motivazione, aiuta ad andare avanti. Non aveva la possibilità di avere una donna per sé (diciamolo, era difficile che qualcuno potesse provare desiderio per lui), ma cerca lo stesso l'amore su chi lo circonda, fratelli, sorella o amici.
Sì, per me Leopardi era un grande amante della vita, anche se diceva di disprezzare la sua e anche se non trovava un senso a tutta l'esistenza umana" (L.)

"Come può passare per 'poeta sfigato' chi ha scritto l'Infinto? Immaginare l'infinità, lo spazio, il tempo che torna indietro e che va avanti lo fanno quelli che sono sensibili, intelligenti e hanno tanta immaginazione. E dice che è dolce naufragare tra i pensieri. Che sta bene a pensare. Questo lo dice solo chi non ha paura di stare da solo. Quindi uno dal carattere forte. Se mi metto a pensare io non riesco a fare pensieri così profondi. Ora come ora se mi fermo a pensare mi viene in mente solo l'esame, così cerco di farlo il meno possibile. E mi perdo quelle sensazioni che prova lui" (E.)  


"Voglio provare a riflettere di fronte a un ostacolo che mi impedisce di vedere il panorama come fa Leopardi nella sua collina davanti a una siepe. Immagino che al di là di queste gradinate, delle case, delle fabbriche, dei campi e delle colline che sono in lontananza, ci sia un villaggio abitato da persone e animali che vivono all'aria aperta. Se continuo a pensare, immagino alla fine del villaggio un paesaggio di mare come quello dei miei nonni in Sicilia. Se avessi fatto questi pensieri da sola sono sicura che sarei diventata triste, invece immaginare delle cose in libertà nel cortile della scuola con i miei compagni di classe seduti un po' più in là, mi fa stare bene" (R.)

"Della poesia capisco solo alcune cose: un uomo a sedere in una montagna che pensa. Sta bene, sente dolcezza e questo è bello. Anche secondo me è bello stare a sedere e pensare, mi rilassa" (M.)


"Io ho paura degli esami e mi viene da pensare come facesse lui a non aver paura dell'esame a cui lo sottoponeva suo padre quando era piccolo, un esame in cui tutti gli uomini importanti venivano a casa sua e lo potevano interrogare. Ma siamo matti! Io mi sarei nascosto o mi sarei finto malato. Sarà stata senza sentimenti la sua mamma, ma anche il suo babbo era sadico a pensare un cosa così!" (G.)

"A me sarebbe piaciuto vedere un maestro che dice: - me ne vado, ne sai più di me! Immagino sia la faccia di Leopardi che quella del suo maestro. Ma non c'è problema: a me non succederà di sicuro!" (E.)

"Uno che usa ironia vince sempre e Leopardi la sapeva usare. Non è gobba, è l'astuccio delle mie ali. Parole che ho letto anche su Instagram e che mi fanno riflettere su quanto sia stato capace di rispondere per le rime senza offendere, ma scherzando anche sui suoi difetti. Oppure che mangiava gelati anche se non doveva. Un grande! Lo avrei voluto come amico, mi sarebbe piaciuta la sua compagnia" (L.)

"Sì, Leopardi ha ragione quando dice che alla Natura non gliene importa niente dell'uomo. Perché dovremmo essere considerati una specie privilegiata? Non siamo i più forti dell'universo. Non siamo neanche i più forti del pianeta. Basta uno tsunami a ucciderci a centinaia. O un terremoto o un maremoto. E basta un virus a paralizzare tutto. Che è successo col Covid? Proprio questo. E se è vero che l'uomo ha inventato il vaccino per riuscire a superarlo, è vero che un virus ha dimostrato di essere pericoloso e di farci cambiare vita da un momento all'altro" (A.)

"Noi abbiamo come miti i calciatori o persone di successo piene di soldi. Per noi sono loro che ce l'hanno fatta. Leopardi ha come mito un fiorellino giallo che vive nei luoghi più impensati e che rinasce ogni volta che la sabbia del deserto o la lava del vulcano lo fa morire. Una cosa che non mi sarebbe mai venuta in mente di prendere come esempio. Invece è vero: la ginestra dimostra una forza e una resistenza incredibile. Dovremmo prendere esempio da lei noi uomini" (C.)

"Leopardi considera la Natura cattiva nei confronti dell'uomo: perché lo fa nascere se poi lo fa soffrire? Mica glielo dice l'uomo di metterla al mondo! Mi è piaciuto il paragone che gli fa l'Islandese: è come se un vicino di casa mi chiama a casa sua, poi mi chiude in una stanza sporca, non mi dà da mangiare e mi fa offendere dai suoi figlioli. E che mi ha invitato a fare, allora? Però cercando di vivere al meglio, nonostante fosse convinto di non raggiungere mai la felicità, dimostra di essere Leopardi il più forte. Forse tutta la vita non vuole darla vinta alla Natura. Mi hai creato senza che sia stato io a chiederti di farmi nascere? Mi hai dato un sacco di malanni? Mi hai condannato a rimanere solo? Credi forse che mi sarei dovuto suicidare? Ti sbagli! Ti faccio un dispetto che non ti aspetti: vivrò al meglio che posso!" (D.)

"Secondo me Leopardi ha questa idea della Natura matrigna perché anche la sua mamma era tremenda e a lui tutte le mamme non piacevano" (E.)

"Comunque che la Natura sia mezza bella e mezza orribile, come il volto gigantesco della Natura che vede l'Islandese nel centro dell'Africa, è proprio vero: il mare ad esempio. O la montagna. O un paesaggio qualsiasi. Tutto bello: la montagna con la neve, il mare che ci rinfresca d'estate, i panorami bellissimi che guardiamo dall'alto. Ma tutto può diventare improvvisamente pericoloso: la montagna che crolla, il terreno che si apre per il terremoto, il mare che può farci morire annegati. Secondo me ha senso rappresentarla così, anche io la disegnerei così" (R.)


"Sfido chiunque a contestare che il sabato sia il giorno migliore della settimana: tutto il pomeriggio è spensierato, non dobbiamo pensare alla scuola il giorno dopo ed è bella l'idea di dormire la mattina dopo fino a tardi, senza svegliarsi col suono della sveglia. La domenica pomeriggio fa ripensare alla scuola e al lunedì, quindi non è certo una giornata piacevole come il sabato. Ma il sabato è bello a una condizione: solo dalle 13.30 in poi. Sarebbe perfetto se non ci fosse la scuola, ma la mattina ce l'abbiamo. Comunque il suono della campanella dell'ultima ora dà un senso di liberazione incredibile" (K.)

"Secondo Leopardi è la giovinezza il momento migliore della vita dell'uomo. Ci si fanno idee sul futuro, si pensa positivo. Da adulti saremo infelici. Come la mettiamo se a me la giovinezza non piace per niente? Non vedo l'ora di essere adulto: automobile, indipendenza, andare a vivere da solo, guadagnare e spendere i soldi come voglio. Ora non lo posso fare e la mia età non  mi piace. Non posso credere che quella che venga dopo sia peggiore" (G.) 

"Forse è vero che quando si diventa grandi crollano tutti i sogni che ci siamo fatti.
Lei che è adulta, prof, cosa ci può dire? Ha ragione Leopardi quando dice che da adulti non è possibile essere felici?" (P.)

"La noia è peggiore del dolore? Forse Leopardi ha ragione. La cosa che mi pesava di più durante il lockdown era la noia, non sapere cosa fare. Le giornate tutte uguali. Il tempo che non passava mai. Il dolore almeno quando passa ti fa vivere con maggior soddisfazione. E c'è sempre la speranza che prima o poi passi. La noia è più difficile farla passare" (T.)

"Gli animali provano noia o dolore? Certamente! Cani (ma anche gatti) che sono tanto attaccati al padrone da andare a trovarlo al cimitero quando muore o che non mangiano se non è a casa. E poi secondo me si annoiano anche. Spesso li invidio: io devo andare a scuola la mattina e loro rimangono nel divano. Però passano tutto il giorno così. Non credo che alla fine si divertano tanto. E se sono soli in casa si annoiano ancora di più" (J.)

"L'attesa a volte è più bella della cosa che si attende. Ho aspettato tanto a lungo un festa di compleanno che alla fine mi ci sono annoiata. Era stato bello prepararsi, pensare a cosa mettere, immaginare come sarebbe stata la gente, l'ambientazione. Ma è stato un pomeriggio deludente. Invece di solito con i viaggi non mi succede: mi piace l'attesa, programmare cosa farò, vedere su internet i posti dove mi fermerò. E poi quando ci sono mi sento anche meglio e ci sto bene. Per ora i viaggi non mi hanno mai delusa e non vedo l'ora di poterli rifare. In estate, comunque, da qualche parte andrò. Sperando che sia un'estate un po' più tranquilla dello scorso anno, perché avevo molta paura che tornasse il Covid. E infatti dopo è tornato. Ma ora c'è il vaccino e voglio essere piena di fiducia. Quindi il viaggio è sia piacere nell'attesa che piacere quando sei lì. In altri momenti ha ragione Leopardi: il piacere è nell'attesa. E poi il viaggio è bello anche nel ricordo, quindi Leopardi ha ragione un'altra volta" (G.)

"Come dice il passeggere al venditore, non è bella la vita che si conosce e neanche quella passata. La vita futura è quella più bella. Io voglio immaginarmi un futuro bello, con un bel lavoro, una bella casa e tre bambini. I bambini ora come ora non mi piacciono tanto, ma da grande sono sicuro di sì. E poi con i miei sarà diverso, spero. Comunque è bello immaginarsi il futuro, anche se porta un po' di ansia" (A.)

"Chissà se Leopardi si sarebbe sentito meglio se fosse esistito adesso. Forse sì. Non poteva uscire di casa, ma avrebbe potuto navigare in rete per farsi un'idea del mondo esterno. Magari avrebbe potuto conoscere persone in chat. Non con un profilo falso per sembrare più bello, perché questi stratagemmi non funzionano mai. E poi lui era troppo intelligente per fare una cosa del genere. Comunque il suo problema non era andare fuori. Alla fine fuori c'è andato, ha vissuto in tante città, ma la sua infelicità è rimasta intatta. Di Roma dice che "è una Recanati più grande", quindi poco cambia. Forse sarebbe infelice anche oggi, o forse anche di più. E con la tecnologia si sentirebbe, chissà, anche più solo. Succede a volte anche a noi e non abbiamo tutti i problemi che aveva lui" (F.)

"Comunque Leopardi sembra uno di noi" (A.)

martedì 25 maggio 2021

Il treno ha fischiato: comprendere, annotare, pensare e apprendere

 



Forse leggere racconti che possano lasciare un segno particolare nell'immaginario degli studenti che tra qualche mese affronteranno l'esame di fine ciclo potrebbe rivelarsi una scelta vincente, specialmente in un momento come questo, dove aperture e chiusure si sono vicendevolmente alternate, rendendo complessa una sistematicità e una efficacia organizzativa.
Modulando per l'ennesima volta la programmazione, la scelta di un'analisi testuale, anche in previsione di una imminente prova di comprensione del testo che i ragazzi dovranno affrontare nel corso delle Prove Invalsi, è ricaduta sulla bellissima novella di Luigi Pirandello, presente all'interno dell'antologia in uso,  Il treno ha fischiato.
Inizialmente mi sono chiesta se fosse il caso di far leggere Pirandello ad una classe terza di una secondaria di primo grado, ma la storia presenta numerosi spunti di riflessione ed ero curiosa di testare come la classe, nel complesso e nel dettaglio, sarebbe stata in grado di affrontarli. Il focus di lavoro era puntato sulla comprensione testuale, competenza sulla quale noi docenti di Lettere focalizziamo continuamente gli obiettivi didattici, e un racconto così stimolante, proprio perché in grado di fornire input interessanti e diversificati, può rappresentare un'ottima occasione di riflessione e, in genere, di apprendimento.
Per fare in modo che la didattica risulti il più possibile attiva e capace di rendere gli studenti protagonisti e costruttori del loro processo di apprendimento, e non semplici fruitori passivi di conoscenze impartite da altri,  sono state pianificate delle attività di vario genere e varia complessità che hanno supportato gli studenti nel loro lavoro di osservazione, deduzione, riorganizzazione testuale, sintesi e, ovviamente, comprensione testuale profonda.

Possono aiutare a lavorare sul pensiero e a rendere i ragazzi consapevoli dei loro processi di lavoro il modello MLTV (Making Learning and Thinking Visible/Rendere visibili Pensiero e Apprendimento) e le sue routine di applicazione, le strategie suggerite dal Reading Writing Workshop, liberamente adattate, oltre ad attività appositamente calibrate dal docente stesso in base al contesto classe che ben conosce. 
Personalmente prediligo compiere una contaminazione tra le diverse modalità didattiche che so risultare essere maggiormente funzionali agli obiettivi che intendo perseguire, tenendo il baricentro fisso su alcuni cardini:
- coinvolgimento attivo (ed emozionale) degli studenti;
- immaginazione e creatività come componenti facilitatrici dei processi di comprensione e apprendimento.


Prima di leggere la novella non è necessario fornire agli studenti informazioni sulla biografia dell'autore. Anzi, è utile fare esattamente il contrario: eseguire prima l'analisi e la comprensione del testo, quindi, da ciò che si è letto, provare a dedurre informazioni su biografia e poetica della persona che lo ha scritto sulla base di alcune domande stimolo:
- ti sembra che l'autore sia contemporaneo o vissuto in epoche passate? Da cosa si comprende?
- quali sono i messaggi e le tematiche che emergono? Cosa potrebbero avere a che fare con il vissuto dell'autore?
Ma un simile modo di procedere sarà riservato ad un momento successivo. 
Vediamo, invece, come potrebbe essere utile avviare il lavoro.


Per cominciare, proponiamo ai ragazzi alcune modalità di lavoro che possano favorire le loro capacità di compiere anticipazioni e inferenze, sempre mantenendo il focus sull'attenzione ai propri procedimenti di pensiero.

Osserviamo il titolo - Il treno ha fischiato - e analizziamo le parole da cui è composto.
Di cosa potrebbe parlare la novella? 
Quali elementi potrebbero essere presenti nella storia?


Leggiamo e analizziamo l'incipit:
Farneticava. Principio di febbre cerebrale, avevano detto i medici; e lo ripetevano tutti i compagni d'ufficio, che ritornavano a due, a tre, dall'ospizio, ov'erano stati a visitarlo.
Come ti sembra il linguaggio? Ci sono parole di cui non hai compreso il significato?
La narrazione è in prima o terza persona?
Sai cosa vuol dire "farneticare"? Perché, secondo te, l'autore ha deciso di cominciare la novella proprio con questo verbo e perché coniugandolo proprio in quel modo/tempo?
Quali personaggi vengono nominati? Dove si trovano? Che stanno facendo?
Cosa potrebbe succedere nelle scene successive?

I ragazzi scrivono le loro risposte, tutte parimenti accolte, in modalità individuale, meglio se tramite post-it, e in modalità collettiva verranno condivise.
Nel caso in cui si riscontrino criticità in merito ai punti di vista della narrazione, verranno programmate, in fase successiva, delle lezioni chiarificative che ne esemplifichino i fondamenti.

Verrà, inoltre, fatto notare l'esempio di incipit "in medias res", con i fatti presentati in piena vicenda accaduta per comprendere la quale vi saranno flashback esplicativi, proprio come tra poco avverrà nella novella stessa. Allo stesso modo, potranno essere programmate lezioni per parlare di varie tipologie di incipit. Qui alcuni esempi:





Dopo le prime anticipazioni sull'incipit, la lettura prosegue mettendo in evidenza il personaggio di Belluca, uomo arrendevole che reagisce per la prima volta al suo datore di lavoro in modo clamoroso, tanto da venir fatto rinchiudere in ospedale per sospetta pazzia. La sua frase ricorrente è proprio "Il treno ha fischiato". E, di nuovo, possiamo richiedere con le stesse modalità anticipazioni su ciò che potrebbero significare questo comportamento e queste parole per lo sviluppo successivo della storia.



Proviamo a far soffermare i ragazzi sull'accenno al tipo di professione che svolge il personaggio.
Il lavoro di Belluca viene descritto come monotono, ripetitivo, alienante e, per aumentare il livello di coinvolgimento dei ragazzi e per incidere in modo più focalizzato sulla abilità di comprensione testuali e sulle capacità di effettuare connessioni ed inferenze, può essere chiesto ai ragazzi di riflettere su quali possono essere, a loro avviso, i mestieri considerati più monotoni e noiosi e quali quelli più creativi e stimolanti. La lettura della novella avviene in una classe terza e parlare di tematiche legate all'orientamento e alla conoscenza di sé è comunque interessante e proficuo a livello formativo, inoltre sempre in questa classe viene affrontato lo studio della Costituzione e l'art. 1 - incentrato proprio sul lavoro - permette di ampliare, anche in lezioni successive, l'attenzione sulla professionalità e sulla libera scelta di ognuno in base ai propri talenti e inclinazioni.




Proseguendo nella lettura della novella di Pirandello si intuisce che la situazione inziale si sta capovolgendo: Belluca sembra impazzito, ma un nuovo personaggio - suo vicino di casa che lo conosce bene - diventa il  narratore della storia e dichiara che la sua pazzia, in realtà, è una condizione naturalissima, preannunciando che ne darà spiegazione.


Pirandello usa una metafora molto efficace per indicare la "naturalezza" della situazione di Belluca, nonostante l'apparenza faccia pensare ad una condizione contraria e lo fa con queste parole:

"A un uomo che viva come Belluca finora ha vissuto, cioè una 'vita impossibile', la cosa più ovvia, l'incidente più comune, un qualunque lievissimo inciampo impreveduto, che so io, d'un ciottolo per via, possono produrre effetti straordinarii, di cui nessuno si può dare la spiegazione, se non pensa appunto che la vita di quell'uomo e 'impossibile'. Bisogna condurre la spiegazione là, riattaccandola a quelle condizioni di vita impossibili, ed essa apparirà allora semplice e chiara. Chi veda soltanto una coda, facendo astrazione del mostro a cui essa appartiene, potrà stimarla per se stessa mostruosa. Bisognerà riattaccarla al mostro; e allora non sembrerà più tale; ma quale dev'essere, appartenendo a quel mostro. Una coda naturalissima"

Ne sono seguite discussioni, annotazioni e visualizzazioni per aiutare i ragazzi a comprendere il concetto. Perché non deve stupire il lettore il fatto che Belluca reagisca di colpo alle provocazioni e continui a ripetere che il treno ha fischiato? Il motivo presto si scoprirà. Intanto i ragazzi provano a rappresentare la metafora del mostro (con ottimi risultati)





Ma qual è questa "vita impossibile" che ha portato Belluca a reagire come se avesse perso la ragione?
Nella seconda parte della novella, attraverso un lungo flashback, Pirandello spiega chi è Belluca, che tipo di esistenza conduce: egli è un uomo che si ritrova a vivere con tre donne cieche (moglie e due anziane, cioè suocera e sorella della suocera), con due figlie vedove e i loro sette figli, costretto a svolgere un lavoro extra di sera, a casa, per riuscire a sostenere tutte quelle bocche da sfamare. Belluca conduce una vita tremenda, piena di rinunce e sacrifici, visto che dodici persone dipendono da lui in tutto e per tutto. Ne consegue che è del tutto naturale e normale che, alla fine, il suo equilibrio psichico possa cedere e lui manifesti dei segnali di "pazzia"
Una notte l'uomo sente il fischio di un treno e questo sarà per lui come una folgorazione, una sorta di consapevolezza rivelatrice: l'uomo sembra rendersi conto all'improvviso che fuori il mondo continua a vivere, che le persone costantemente si spostano per viaggiare, e anche lui, risvegliando in se stesso i pensieri di un mondo esterno mutevole e dinamico, potrà ogni tanto viaggiare con la fantasia, "staccare la spina", seguire la sua immaginazione, allontanare per un po' i brutti pensieri "per prendere con l'immaginazione una boccata d'aria nel mondo" e continuare la sua esistenza alleviandone, almeno temporaneamente, il senso di alienazione e la gravosità.


Di certo un testo del genere veicola tanti messaggi che, per i ragazzi di una scuola secondaria di primo grado, non sono sempre di immediata comprensione. Ciò non toglie, a mio avviso, che si possa comunque discutere e riflettere sui significati di testi di alto spessore, sulle tematiche e sui messaggi, espliciti e impliciti, che una narrativa di qualità possa arrivare a trasmettere a dei ragazzi di tredici anni. Si tratta di accompagnare i ragazzi per farli riflettere e per permettere loro di sviluppare al meglio una capacità di rielaborazione personale e uno spirito critico, utili entrambi per consolidare un metodo di lavoro proficuo utile nella prosecuzione degli studi futuri (e non solo).



La novella presenta stimoli interessantissimi su cui soffermarsi e programmare discussioni di spessore.
Questi gli spunti, ricavabili dalla novella, su cui provare a far riflettere i ragazzi per cercare di far leva sul loro coinvolgimento emotivo e sul loro ruolo di soggetti attivi, entrambi garanzie di apprendimento più solido ed efficace. Dopo averne discusso in modalità collettiva, si può chiedere di scrivere delle annotazioni, a scelta, in modalità individuale che andranno alla fine condivise per un reciproco arricchimento personale.

Prima richiesta di annotazione:
Nella novella un personaggio appare all'inizio in un certo modo, poi si comprende che dietro quella realtà iniziale se ne nasconde un'altra molto diversa. Non esiste, secondo Pirandello, una realtà assoluta, una verità unica e ciò che appare in un certo modo risulta essere invece in un altro ancora. Dietro l'apparenza, spesso esiste un'altra realtà: sei d'accordo? 

Seconda richiesta di annotazione:
La verità assoluta, quindi, non esiste. Esistono tante verità quanti sono i punti di vista delle persone, così che sapere qual è la verità risulta impossibile. Prova a raccontare un avvenimento che è stato affrontato sotto tanti punti di vista, dove tutti hanno detto la loro opinione e non si è arrivati a comprenderne come davvero siano andate le cose.

Terza richiesta di annotazione:
Pirandello afferma che l'uomo è costretto a recitare un ruolo, come se dovesse indossare una maschera. Il ruolo è imposto dalla società e, magari, non è neppure quello che vorremmo vivere davvero. Ti è capitato di vedere qualcuno in un ruolo diverso da quello a cui sei abituato? Che effetto ti ha fatto?

Quarta richiesta di annotazione:
In quali occasioni ti senti costretto a vivere un ruolo che non ti appartiene? Quale maschera ti sembra di dover indossare, quando invece vorresti comportarti in tutt'altro modo? 

Quinta richiesta di annotazione:
Secondo te è vero che, ogni tanto, occorre compiere qualche gesto un po' pazzo per riuscire a sopportare il peso di una vita troppo noiosa o impegnativa? Prova a fare qualche esempio che aiuta anche te a sciogliere le tensioni e uscire dalla monotonia quotidiana

Sesta richiesta di annotazione:
Belluca riesce a "salvarsi" con l'immaginazione. A tuo avviso, è vero che l'immaginazione ha un tale potere e può far raggiungere risultati grandiosi? A te capita di lasciarti trasportare dall'immaginazione? Quali sensazioni ti procura?

Qui un po' di annotazioni dei ragazzi

"forse siamo maschere modellate dalle interazioni con il mondo.
Sono convinta che tutti hanno un lato nascosto di cui nessuno è a conoscenza" (P.) 


"se ognuno di noi vivesse sempre secondo le regole, il mondo sarebbe fatto da automi,
ognuno identico all'altro, senza speranze né sogni" (P.)


"è vero che ognuno ha il proprio ruolo nella società e non è solo uno: 
ad esempio io sono una studentessa, ma anche un'amica, una figlia e una nipote.
Dipende tutto dai punti di vista" (V.)

"capita spesso di immaginare così tanto da perdere il contatto con la realtà.
L'immaginazione è una cosa immancabile; è come un mondo parallelo dove tutto è a posto" (V.)

"tra tutta quella gente si trovava la prof. e mi sembrava impossibile che potesse fare le compere. 
Noi pensiamo che l'unica cosa che i professori fanno sia insegnare. 
Invece hanno una vita anche loro" (K.)

"ognuno ha le sue difficoltà nella vita, qualcosa da cui vorrebbe evadere 
e l'unico modo per farlo è l'immaginazione. Io lo faccio chiudendo gli occhi,
non sono creativa, non so immaginare scrivendo o disegnando" (G.)


"l'immaginazione è ciò che ti porta in un altro mondo e ti fa sentire libero.
Leggere un libro è il massimo dell'immaginazione perché attraverso le parole
visualizzi personaggi, paesaggio, tempo" (D.)


"la domenica cammina con noi un professore di italiano di una scuola superiore in pensione.
Non riesco ad immaginarlo a scuola che sgrida qualche suo studente" (A.)



Per lavorare sulla comprensione testuale, si possono proporre anche attività che riguardino la funzione e l'evoluzione dei personaggi, il plot della storia, la sintesi, la ricerca di tema/messaggio. Importante sarà anche lavorare sul  lessico, sulle espressioni letterali/metaforiche.
Si possono utilizzare, a tal scopo, anche organizzatori grafici, così da aiutare nella focalizzazione delle informazioni essenziali. L'importante è sempre fare in modo che ciò che viene evidenziato possa avere riscontro con quanto riportato sul testo

Questi alcuni organizzatori grafici di supporto alla comprensione testuale
In merito agli organizzatori grafici, noto che, per esperienza personale, la maggioranza degli alunni ne apprezzano l'uso, ma alcuni, seppur in minoranza e specialmente nelle classi terze, preferiscono una stesura delle annotazioni senza delimitazione di spazio. A mio avviso, importante è lasciare che ciascuno organizzi il lavoro nella maniera che ritiene più funzionale, sempre tenendo ben presente gli obiettivi specifici che si intende far perseguire. Fondamentale, come detto, è che ciò che viene annotato sia aderente a ciò che risulta dal testo.

per annotazioni sul personaggio

per concentrarsi su nuclei essenziali della trama e della struttura testuale

per individuare le classiche "5 W"


per fare il punto sul lessico


questi alcuni lavori di sintesi svolti dai ragazzi



Una volta che è stata completata la lettura e sono state eseguite le attività di comprensione del testo, proviamo far leggere ai ragazzi la biografia dell'autore e poniamo alcune sollecitazioni di questo genere: 
- Si può capire dalla novella il periodo storico in cui scrive l'autore oppure no? Come?
- Si può capire dalla novella il luogo da cui proviene l'autore oppure no? Come?
- La tematica della pazzia è centrale in questa novella. Quale riferimento autobiografico hai scoperto in tal senso?
- Su quali produzioni letterarie si cimenta l'autore? Qual è, a tuo avviso, il motivo?


Per rendere visibili i processi di apprendimento, lavoriamo su metacognizione e consapevolezza delle proprie modalità di ragionamento.
A inizio lettura era stato chiesto di appuntare alcune anticipazioni a partire dal titolo e dall'incipit: come sarebbe continuata la storia?
A fine lettura è giunto il momento di rileggere le annotazioni - meglio se i  post-it risultano visibili all'intera classe perché applicati su cartellonistica - così che la classe possa riflettere sui processi di apprendimento attraverso la visione di ciò che è stato annotato. Anche in questo caso la condivisione avrà un ruolo molto importante per consolidare i saperi appresi.

Nel modello educativo MLTV (Making Learning and Thinking Visible/Rendere visibili Pensiero e Apprendimento) vi sono alcune routine molto utili per sedimentare gli apprendimenti.
Per agire in modo efficace su questa attività stiamo lavorando sulle seguenti:

PRIMA PENSAVO... ADESSO PENSO...
Per riflettere su come è cambiato il nostro pensiero dopo l'esperienza intrapresa e l'argomento affrontato


CSI: COLORE, SIMBOLO, IMMAGINE
Far scegliere tre concetti rilevanti: al primo far associare un COLORE che cattura l'essenza dell'idea, al secondo abbinare un SIMBOLO e al terzo un'IMMAGINE.


PERIODO, FRASE, PAROLA
Far selezionare sul testo letto un PERIODO significativo per la comprensione testuale, una FRASE particolarmente coinvolgente e una PAROLA considerata potente


A breve, nuovi aggiornamenti sulle ruotine applicate dai ragazzi