sabato 17 giugno 2017

Video video delle mie brame...2

Come lo scorso anno, le classi 2D e 2C hanno realizzato dei video da proiettare alla festa della scuola, entrambi riferiti ad argomenti di studio che sono stati oggetto di precedenti post ed entrambi attestanti la bravura degli attori, ma anche di tutti coloro che hanno lavorato dietro le quinte.
Complimenti a tutti e buona visione!

Il video realizzato dalla classe 2D si intitola "Fronte sudante".
Il motivo?
Tutti i ragazzi hanno creato in classe un rap sull'Inferno dantesco e poi alcuni di loro hanno provato a realizzare un testo "più professionale", un rap vero e proprio!
Il titolo gioca quindi sul doppio senso di una fronte "sudante" perchè affaticata alla ricerca delle parole del rap, ma anche "su Dante", nel senso di Dante Alighieri, no? 
Ovvio il fatto che abbiano svolto il lavoro interamente da soli perchè io di rap ci capisco poco o nulla, quindi non potrei essere stata di alcun aiuto!
Sono stati comunque bravissimi!!!
Le visualizzazioni su Youtube sono state davvero tante, proprio come dice la frase finale del rap creato in aula (sotto riportato per intero).

Sono Dante
fra i poeti sono il più importante (Christian)
ho scritto l’Inferno
che dura in eterno (Riccardo E.)

Questo è l’Inferno di Dante
peccatori e peccatrici qui dentro son tante
cuori e gioia affrante (Luca)

Sono l’Inferno di Dante
se non fai il bravo ti brucio all’istante (Daniele)

Lucifero è ghiacciato
Il suo cuore è spezzato (Maria)

Paradiso, Inferno e Purgatorio
Questo di Dante è il repertorio (Luca)

Da Paolo a Francesca
nella bufera dantesca (Alessio)
Sono Dio
A Ulisse
Gli dissi
Affonda negli abissi (Luca)

Il flow di Dante
È eccitante
Per non dire devastante (Luca)

L’inferno di Dante è infernale
Quando ti rappo su sta base
La folla urla e sale
Ti sciolgo come acqua minerale (Luca)

Questo è il rap di Dante
Per farlo abbiamo la fronte sudante
E se lo mettiamo su YouTube le visualizzazioni saranno tante(Luca)


                                                                  ragazzi al lavoro

Qui il link dei post sull'Inferno dantesco così come l'argomento è stato affrontato in aula.

Qui il link al video rap realizzato dai ragazzi di 2D

Il video realizzato dalla classe 2C è invece incentrato sulla figura di Enrico VIII Tudor, controverso re di Inghilterra passato alla storia non solo per aver fondato una nuova religione, quella anglicana, ma anche per aver sposato sei mogli alla ricerca di quel figlio maschio che non è mai stato in grado di succedergli.
I ragazzi hanno ideato la sceneggiatura, si sono procurati abiti d'epoca (un po' recuperati tra i vestiti di Carnevale e un po' tra i costumi dei figuranti di un presepe vivente locale), si sono truccati, si sono organizzati per svolgere al meglio le riprese tornando a scuola di pomeriggio, insomma, ce l'hanno messa tutta! 
E i risultati si vedono!
Anche loro superbravi!!

Qui il link al lavoro su Enrico VIII realizzato in aula


Qui il link al video "Enrico VIII e le sue mogli" realizzato dai ragazzi di 2C



 Sotto una riflessione scritta dai ragazzi sull'esperienza di registrazione:

Riccardo: Io ero il cameraman e mi sono divertito molto. Avevo una grande responsabilità e dopo questa esperienza, insieme a quella dello scorso anno, credo di essere migliorato. Il prof Neri mi ha aiutato spiegandomi gli errori che facevo e come fare per evitarli. Comunque siamo stati tutti molto bravi, ci siamo impegnati al massimo e spero che dopo tutto questo lavoro sia uscito un bel video.

Filippo: Mi è piaciuto molto il mio ruolo, cioè quello del cameraman. E’ difficile stabilire le inquadrature, sistemare le telecamere in modo che l’ombra non copra l’attore. A parte questa parte iniziale di sistemazione, tutto è stato abbastanza veloce e mi è piaciuto tutto. Fare i video mi piace e voglio coltivare questa attività anche da solo.

Michele: Io sono stato il fonico. E’ bello come ruolo, tranne quando passa il ragazzo di turno che fa rumore e sembra che esplodano i timpani! Io dovevo ascoltare attentamente e dire al regista se si sentivano rumori di sottofondo che rovinavano l’audio. La parte che non mi è piaciuto rifare è stato l’applauso perché avevo una gran confusione in testa.

Gianbattista: Io ero il regista. E’ stata una bella esperienza perché a me piace dirigere la scena e svolgere tutte le fasi in ordine. Si dice il numero di scena, poi Motore, poi Azione. Io dovevo guidare il cameraman e gli attori. Secondo me è andato tutto bene e siamo stati bravi.

Giacomo: Questo progetto degli audiovisivi mi piace parecchio. Io ho fatto il vice-regista e quando si registravano le scene era molto divertente. Ci siamo dati una mano a vicenda e consiglio a tutti di fare questa esperienza. Rispetto allo scorso anno le attrezzature mi sembrano migliori e anche l’audio mi sembrava che funzionasse meglio.

Nadia: La parte della preparazione è stata quella più noiosa perché ci sono voluti diversi minuti per preparare tutto. All’inizio l’attore principale non si ricordava la parte e quindi eravamo costretti a ricominciare tutto daccapo. Per il resto è andato tutto bene e mi sono divertita molto.
Gabriele C.: Durante le riprese del video ero il costumista e sono stato incaricato dal prof Neri di annotare tutte le scene, quelle fatte bene e quelle sbagliate. Ho anche aiutato gli attori a truccarsi e sistemare i vestiti. Non avevo un compito molto difficile, ma mi sono divertito molto senza annoiarmi.

Vanessa: Io la costumista e la truccatrice insieme a Gabriele. I costumi li abbiamo trovati noi: il re Enrico VIII era il vestito indossato da Erode nel presepe vivente e le ragazze indossavano costumi da Carnevale. E’ stato difficile vestire il mio compagno che faceva il re perché il costume era un po’ largo. Spero il prossimo anno di rivivere un’esperienza simile.

Paras : Mi è piaciuto molto questo progetto, abbiamo collaborato e lavorato bene. L’unico problema è che le femmine sprecavano il tempo a vestirsi e a truccarsi. Per il resto tutto bene.

Giuseppe: Secondo me bisogna velocizzarsi, le ragazze che interpretavano le mogli ci mettevano troppo per prepararsi, vestirsi e truccarsi, specialmente quelle della prima scena. Quelle della seconda no, sono state più veloci a prepararsi. E’ una esperienza molto bella, ma è difficile stare completamente in silenzio.

Elena: Io ero un’attrice, una delle mogli del re, e ho recitato nella seconda parte. E’ stato difficile trovare il vestito perché uno che mi stava bene mi stava stretto, però alla fine l’ho indossato.
Mi sono divertita tanto, è stato come un gioco e spero che anche il prossimo anno si faccia una cosa così. Sono contenta che sia venuto bene e che i professori e le professoresse siano soddisfatti del nostro lavoro.

Sofia B.: Mi è piaciuto molto fare questa esperienza. Io ero un’attrice, ma questo ruolo mi piace poco perché mi sembra che si veda che non sono tanto capace a recitare.

Ginevra: In questa recita mi sono divertita molto. E’ stata una bella esperienza e mi ha fatto imparare cose nuove, tra cui il fatto che fare l’attore è molto difficile e anche gli altri ruoli non sono da meno. Io ho trovato u n po’ di difficoltà ad interpretare Anna Bolena, non mi piaceva tanto la mia recitazione, però alla fine sono rimasta soddisfatta del risultato.

Alessia: Partecipare al video su Enrico VIII è stato molto divertente, però c’è stato un piccolo dettaglio da modificare: noi attrici, compresa io, abbiamo perso un po’ troppo tempo a truccarci e vestirci, ma alla fine è uscito un bel lavoro. Io mi sono divertita a recitare anche se avevo solo una battuta breve, ma sono stata fortunata in fin dei conti perché qualcuno ha dovuto studiare molto di più. E’ stata nell’insieme un’esperienza fantastica trascorsa in compagnia dei miei compagni di classe.

Gabriele V.: Io ero l’attore che interpretava la parte della moglie brutta. Le cose da dire ogni tanto si dimenticano e, anche se mi sono divertito, è stato un po’ difficile. Ho dovuto togliere gli occhiali e credevo di non vedere niente, invece è andata bene.

Sofia M.: Venerdì pomeriggio 12 maggio siamo rimasti a scuola per recitare una nostra sceneggiatura su Enrico VIII e le sue mogli. Inizialmente mi sono un po’ annoiata visto che io ero l’ultima moglie ad entrare in scena. Quando recitavano gli altri ero divertita perché facevano degli errori proprio buffi: prima sapevano tutta la parte, poi andavano nel pallone e non si ricordavano niente. Enrico VIII è stato molto paziente durante la preparazione e si vedeva che aveva tanto caldo. La cosa bella è stata come abbiamo lavorato perché anche durante gli errori non ci siamo mai deconcentrati ma abbiamo ripetuto le scene senza mollare. Questa esperienza è stata molto bella e mi piacerebbe rifarla. Ho capito che per fare un film occorre tanto tempo e anche tutto l’impegno che ci deve mettere un attore. Poi in questa occasione ci siamo legati anche più tra noi compagni, ci dovevamo ascoltare quando facevamo le scene e anche grazie all’incoraggiamento dei prof ci siamo dati sempre più da fare per concentrarci e fare bene.
Per fare bene le scene bisogna sempre ascoltare i consigli degli altri che ne sanno di più.

Eugenio: Io sono stato l’attore protagonista, facevo il re Enrico VIII e dovevo dire diverse battute. All’inizio qualcosa non mi ricordavo, poi sono stato bravo. La cosa più difficile è stata indossare il costume: era largo e mi faceva un caldo da morire! La cosa più divertente era rifare la scena per gli errori che facevamo. E anche quando il prof fischiava forte perché il mio amico Michele che aveva le cuffie del microfono sentiva quel rumore amplificato.

giovedì 1 giugno 2017

... fine del viaggio: la figura di Lucifero


Dante e Virgilio sono ormai giunti alla parte terminale dell'Inferno dove si trova la terribile valle ghiacciata di Cocito, nella quale appare, maestoso e conficcato sul ghiaccio, lo stesso Lucifero che tutta la voragine infernale aveva creato quando era stato cacciato dal Paradiso e la terra si era ritratta cercando di non avere alcun contatto con lui, creatura immonda perché ribelle allo stesso Dio.

Un suggestivo video in hd, facilmente reperibile su Youtube, presenta efficacemente la sua figura:



Lucifero viene descritto come un terrificante mostro con enormi ali di pipistrello che, muovendosi, generano un vento ghiacciato, e tre facce di diverso colore nelle cui bocche vengono stritolati e graffiati per l'eternità i peccatori supremi, traditori delle due istituzioni che, se ben funzionanti, avrebbero assicurato, secondo Dante, la felicità umana, ovvero l'Impero e la Chiesa: le bocche laterali maciullano i corpi di Bruto e Cassio, traditori e uccisori del grande imperatore romano Cesare, mentre la bocca centrale maciulla il traditore direttamente responsabile dell'arresto e della morte in croce di Cristo, Giuda Iscariota, costretto a sporgere dalla bocca di Lucifero solo con i piedi, mentre gli altri due peccatori sporgono con il busto proteso in avanti.


Che impressione!! Che destino tremendo questi tre!! E che strana la figura del diavolo rappresentata così!! Io la immaginavo nel fuoco, non al freddo in una valle di ghiaccio, prof!
Anche io! Il diavolo me lo vedo con le corna, con il tridente in mano, in mezzo al fuoco...
Però, che ganzo 'sto mostro con le ali di pipistrello!
Dato che vi sembra tanto "ganzo" disegnatelo allora! ;-)
Non prima, però, di aver preso appunti e aver trascritto le testuali parole di Dante che ne delineano lineamenti e movenze

Lucifero di Michele

Lucifero di Ginevra

Lucifero di Filippo

Attraversato il corpo mostruoso di Lucifero grazie alla fedele guida spirituale, il sommo Virgilio, Dante è finalmente giunto a riveder le stelle e termina così il suo viaggio nel regno infernale.
Siamo tutti un po' dispiaciuti, anche perché avevo avvertito la classe che non mi sarei addentrata nella lettura delle cantiche del Purgatorio e dell'Inferno che ritengo potranno essere apprezzate a pieno solo quando saranno un po' più grandicelli.
Però la riflessione e la rielaborazione sull'Inferno continua...

Intanto analizziamo alcune frasi riferite all'Inferno non necessariamente a quello dantesco, ma all'Inferno in generale, e discutiamo su quali tra queste riteniamo più simpatiche, veritiere, intriganti...
L'inferno è vuoto e tutti i diavoli sono qui (William Shakespeare) 
L'inferno sono gli altri (Jean Paul Sartre)
L'inferno non sono gli altri: l'inferno sei te stesso (Ludwig Wittgenstein)
Il Paradiso lo preferisco per il clima, l'Inferno per la compagnia (Marc Twain)
Quindi, proviamo anche noi a scrivere con la tecnica del Quick Write qualche slogan o frase simbolica per rappresentare la nostra personale visione di Inferno.
A breve, le riflessioni saranno raccolte e tabulate (ma urge,a  fine anno scolastico, mettere a punto tanta altra burocrazia e ci vorrà un pochina di pazienza per organizzare e trascrivere il tutto...sorry)

Nel frattempo leggiamo anche un racconto di Dino Buzzati, intitolato "Sette piani" e tratto dalla raccolta "Racconti del mistero", in cui si parla di uno starno ospedale in cui gli ammalati sono ricoverati in sette piani distinti a seconda della gravità della loro malattia: più si scende verso il basso, più i malati si ritrovano senza alcuna speranza di guarigione. Il protagonista Giuseppe Corte viene ricoverato al settimo piano per accertamenti su uno strano malessere che gli procura una insistente febbriciattola, ma con il passare del tempo si trova costretto, suo malgrado, a scendere progressivamente verso i piani successivi...


Perchè la lettura di questo racconto?
Perchè permette di riflettere su diversi parallelismi con la struttura dell'Inferno dantesco e la condizione stessa dei dannati.
Questo il risultato del brianstorming tra i ragazzi:
Parallelismi tra l'ospedale del racconto di Buzzati e l’Inferno di Dante:
- impossibilità di uscita
- struttura a piani con malattie sempre più gravi e a gironi/cerchi con peccati sempre più gravi
- alla fine c’è immobilità, morte (come i dannati ghiacciati di Cocito)
- non c’è speranza
- i dannati non possono uscire dal loro girone infernale, mentre i malati scendono per vivere condizioni sempre più gravi (il contrario del Purgatorio, dove le anime salgono fino a salvarsi)
- finale triste del racconto (Dante a uscire ce la fa, Giuseppe Corte no)



Poi cerchiamo di capire se ci possono essere parallelismi tra ciò che abbiamo letto della "Divina Commedia" e i brani/romanzi fantasy che tanto piacciono ai giovani.
Ebbene sì!
Il percorso verso il Bene e per una finalità nobile è un tratto in comune, così come la presenza di ambiente misterioso, di una sospensione del tempo, di personaggi che sono in viaggio, aiutati da qualcuno, che incontrano personaggi reali ed immaginari...

Ripassiamo con questa mappa le caratteristiche del genere fantasy, simile comunque a quelle già precedentemente elaborate nei nostri quaderni




Proviamo, in merito a questo parallelismo con il genere fantasy, a fare qualche riflessione scritta, sempre in modalità quick write:
"Dante ha descritto dei personaggi che sembrano inventati come nel genere fantasy, ad esempio Lucifero con tre facce che mangia Bruto, Cassio e Giuda. Questo personaggio mi ricorda Cerbero, che ha tante teste come lui ed è malvagio come lui" (Arbi)
"I luoghi descritti non sono reali come nel genere fantasy, Inferno, Purgatorio e Paradiso, luoghi di tenebre e luce non esistono nella realtà; c'è un protagonista, Dante, che fa un viaggio immaginario, ed il suo aiutante, cioè Virgilio. Antagonista potrebbe essere Lucifero, ma lui e Dante non combattono come i personaggi dei fantasy. Anche Ulisse, personaggio ripreso dal mito, è fantastico perché rappresentato come una fiamma" (Sara)
"La Divina Commedia ha diverse somiglianze con il genere fantasy, tanto che da alcuni studiosi, viene considerata il primo esempio di genere fantasy. L'aspetto fisico di Lucifero, con le sue ali di pipistrello e le sue tre facce ricorda le creature e i mostri delle storie fantasy. Anche Ulisse e Diomede che sono dentro una fiamma biforcuta potrebbero essere personaggi di un racconto fantasy. Il viaggio del protagonista è un altra somiglianza, la selva oscura, la porta dell'Inferno, le bolge, la distesa di ghiaccio in cui si trova Lucifero... tutti luoghi misteriosi come nei fantasy" (Andrea).
"Protagonista è Dante e, come nei fantasy, alcuni antagonisti che ostacolano il suo viaggio si possono trovare, ad esempio Lucifero, che va superato per passare al Purgatorio, ma anche le tre bestie, la lince, il leone e la lupa, che all'inizio gli bloccano la strada all'uscita dalla selva" (Alessio).
"Dante compie un viaggio nel regno del Male per arrivare al Bene, cioè al Paradiso insieme alla sua amata Beatrice. Passa dall'Inferno e il suo aiutante è Virgilio. Nelle storie fantasy il protagonista uccide il personaggio che rappresenta il Male, come su "Harry Potter", ad esempio Harry che combatte contro Voldemort, però Dante non uccide Lucifero, lo supera e basta. Lucifero è un mostro gigantesco bloccato nel ghiaccio con tre bocche, mentre su Harry Potter il cattivo è il mostruoso Voldemort" (Alice).
"I racconti di genere fantasy e la Divina Commedia hanno diverse caratteristiche in comune, ad esempio il tema del viaggio poichè Dante compie un viaggio per arrivare al Paradiso passando da Inferno e Purgatorio e anche i personaggi fantasy attraversano il pericolo per fare del Bene. Sono presenti personaggi reali o fantastici e superamento delle difficoltà in tutti e due i testi. Poi i personaggi sono negativi e positivi e quelli buoni sconfiggono i cattivi, ad esempio sui racconti fantasy più famosi Harry sconfigge Voldemort e Aslan uccide la Strega Bianca. Dante ha come aiutante Virgilio, invece Harry ha Ron e Ermione; anche Katniss si ribella contro Frost con l'aiuto di Peeth e i suoi amici. Pur essendoci diversi elementi simili, personalmente preferisco i racconti fantasy" (Helena)

Infine... spazio alla creatività: inventare un rap sull'Inferno di Dante!!
I ragazzi al lavoro...


... il lavoro prodotto dal titolo "Fronte sudante"

RAP sull’INFERNO DANTESCO 

Titolo: FRONTE SUDANTE

Sono Dante
fra i poeti sono il più importante (Christian)
ho scritto l’Inferno
che dura in eterno (Riccardo E.)

Questo è l’Inferno di Dante
peccatori e peccatrici qui dentro son tante
cuori e gioia affrante (Luca)

Sono l’Inferno di Dante
se non fai il bravo ti brucio all’istante (Daniele)

Lucifero è ghiacciato
Il suo cuore è spezzato (Maria)

Paradiso, Inferno e Purgatorio
Questo di Dante è il repertorio  (Luca)

Da Paolo a Francesca
nella bufera dantesca (Alessio)
Sono Dio
A Ulisse
Gli dissi
Affonda negli abissi  (Luca)

Il flow di Dante
È eccitante
Per non dire devastante (Luca)

L’inferno di Dante è infernale
Quando ti rappo su sta base
La folla urla e sale
Ti sciolgo come acqua minerale (Luca)

Questo è il rap di Dante
Per farlo abbiamo la fronte sudante
E se lo mettiamo su YouTube le visualizzazioni saranno tante(Luca)

... il video e il pezzo rappato. Troppo forte!!! 
E non è finita. 
Un nuovo video sarà proiettato sulla falsariga di questo e, a detta dei ragazzi, quello sì che è un vero rap!!
Per ora potete visionare solo questo. 
L'altro è top secret fino al momento della festa della scuola.

video

Aggiornamento seguito alla festa della scuola.
Ecco il "vero rap" secondo i ragazzi...
La parola a loro.
Io non me ne intendo ;-)


martedì 9 maggio 2017

La rivoluzione delle rivoluzioni: quella industriale

Cominciamo, come altre volte abbiamo sperimentato, con un video della prof Chiara Spalatro che illustra in maniera efficace le informazioni più significative riferite alla prima rivoluzione industriale


Questo video mostra il funzionamento della macchina a vapore, l'aspetto più innovativo della rivoluzione industriale che ha cambiato il corso della storia.


Così viene definita la macchina a vapore dall'Enciclopedia Treccani
"La macchina a vapore è un sistema per produrre lavoro meccanico a spese dell’energia termica. Anche se le attuali macchine a vapore, molto perfezionate, sono abbastanza complesse, lo schema di base è sempre lo stesso: una sorgente di calore porta all’ebollizione una certa quantità di acqua producendo vapore che, espandendosi, preme sulle pareti del contenitore mettendo in movimento un pistone. Usata per almeno due secoli come base per la costruzione di macchine industriali, per far viaggiare locomotive, navi e anche automobili e autocarri, la macchina a vapore, nella versione a turbina, trova ancora un uso importante nella produzione di energia nelle centrali nucleari o nelle grandi navi militari"



La rivoluzione industriale provocò l'aumento delle fabbriche e le città modificarono la loro struttura: il proletariato, così chiamato perché l'operaio delle industrie aveva come unico mezzo di sostentamento la "prole", cioè i propri figli da impiegare nelle fabbriche, viveva in condizioni di vita malsane e la sua aspettativa di vita era molto limitata.



In fabbrica venivano impiegati per un'intera giornata, senza alcuna forma di tutela, tutti coloro che erano abili al lavoro:  uomini, donne e bambini.
Sotto, un video in cui viene presentata la vita di un bambino durante la rivoluzione industriale


Sotto, un video in cui viene presentata la situazione del lavoro minorile  in Italia nel 1800


Sempre in riferimento alla situazione italiana, in rete si trova un bellissimo video, ricreato attraverso filmati provenienti da vari archivi nazionali ed internazionali, che mostra una excursus del lavoro nella nostra penisola e ne mette in evidenza la rapida evoluzione, fino ad arrivare alle più moderne opportunità professionali legate alla tecnologia.
Storia del lavoro in Italia. Dall'unità ad oggi (10:36)

E a questo punto... 
via agli approfondimenti liberi su un aspetto a scelta della Rivoluzione Industriale!
Eseguire il lavoro nella modalità preferita: presentazione digitale, mappa o lavoro sul quaderno, lapbook, ecc...
Infine... creare, in modalità cooperative learning, una verifica sulla Rivoluzione Industriale da somministrare ad un'altra seconda classe.
La prova dovrà contenere quesiti di varia tipologia: quiz a risposta multipla, risposte aperte e informazioni vere e false.

Work in progress...




Buon lavoro!

domenica 7 maggio 2017

Fatti non foste a viver come bruti. Certo che no!


Arrivato nella bolgia dei fraudolenti, Dante vede delle fiamme di fuoco e chiede a Virgilio spiegazione di questo scenario.
Chi sono i fraudolenti? 
Sono coloro che nella vita hanno ingannato gli altri e se sono finiti nell'Inferno, e in posizione piuttosto bassa scendendo verso Lucifero, vuole dire che ingannare gli altri secondo Dante è un peccato molto grave.
Ha ragione Dante, prof. Ingannare gli altri è bruttissimo!
Virgilio precisa che quelle fiamme rappresentano i peccatori stessi e Dante viene a sapere che tra di essi si trova anche il grande Ulisse.
Ma Ulisse che abbiamo conosciuto l'anno scorso quando abbiamo letto l'Odissea di Omero, prof?
Sì, proprio quell'Ulisse lì.
E perché Dante lo fa finire all'Inferno? 
Aveva viaggiato tanto, incontrato strani personaggi, superato tanti pericoli... che aveva fatto di tanto grave?



Lo vedremo presto.
Intanto però doveste immaginare il motivo per cui viene inserito tra i fraudolenti, che si è detto siano stati in vita degli ingannatori.
Che inganno può essere associato ad Ulisse?
L'inganno del cavallo di legno che fece scoppiare la guerra di Troia!
Esatto, ma non solo...
In effetti Ulisse era un furbone! Anche con Polifemo quando disse di chiamarsi Nessuno è stato veramente astuto. Chi ci avrebbe pensato?
Però ha fatto bene ad ingannarlo in quel modo.
Poi era furbo, ma simpatico e intelligente. Non è tanto giusto che sia finito all'Inferno. 
In effetti devo ammettere che l'Ulisse dantesco simpatico simpatico non è!
E' Virgilio stesso che decide di parlargli perché teme che potrebbe essere restìo, lui greco, a parlare con Dante, semplice fiorentino.
Che antipatico prof!!
I greci erano proverbialmente superbi al tempo di Dante.
A noi sono piaciuti di più Paolo e Francesca, così umili e gentili!
Comunque l'anima di Ulisse si trova all'interno di una fiamma biforcuta, infatti con lui c'è anche Diomede, altro greco suo compagno d'avventure.


Virgilio si rivolge alla fiamma biforcuta con il massimo rispetto, usano formule di "captatio benevolentia" per indurre le anime a parlare e chiede esplicitamente ad Ulisse di raccontare come è avvenuta la sua morte.
 "Captatio" che...?
Era una formula molto usata nel mondo antico per ottenere benevolenza da un ascoltatore a cui si rivolgeva qualche richiesta per fare in modo di venire accontentati.
Mica solo nel mondo antico, prof! Insomma, è un po' come fare i ruffiani? 
Qualcuno potrebbe farlo anche tra noi, ad esempio per ottenere buoni voti.
Più o meno... sì, diciamo di sì. 
Ma noi non lo facciamo, prof!
E per fortuna, direi ;-)
La punta più alta della fiamma "Lo maggior corno de la fiamma antica" in cui si trova Ulisse comincia a parlare, come se ci fosse il vento che la scuote e come se si trattasse di una lingua che si muove per proferire parola.
Ulisse racconta che, dopo essersi allontanato da Circe con pochi compagni e dopo aver visto le coste del Mar Mediterraneo, giunge alle Colonne d'Ercole, nello Stretto di Gibilterra, e qui incita i compagni a proseguire il viaggio pur essendo le Colonne d'Ercole una sorta di limite imposto da Dio agli uomini, quindi vietato da oltrepassare.


Ulisse aveva desiderio di conoscere il mondo finora inesplorato (anche ai tempi di Dante la geografia non era certo quella odierna!! Mancavano nella cartografia interi continenti, pensiamo soltanto alla scoperta dell'America convenzionalmente fatta risalire al 1492), niente poté vincere dentro di lui "l'ardore" di  "divenir del mondo esperto e de li vizi umani e del valore"
Arrivato alle Colonne d'Ercole, dicevamo, Ulisse, che è sempre stato bravo nella retorica, cioè nell'arte di saper parlare, convinse i suoi compagni a proseguire il viaggio verso il mondo sconosciuto con un breve ma efficace discorso, passato alla storia con il termine "orazion picciola". Eccola!
"O frati" dissi "che per cento miliaperigli siete giunti a l'occidente,a questa tanto picciola vigiliad'i nostri sensi ch'è del rimanentenon vogliate negar l'esperienza,di retro al sol, del mondo sanza gente.Considerate la vostra semenza:fatti non foste a viver come bruti,ma per seguir virtute e canoscenza"
In pratica dice loro che sono arrivati ad un punto della in cui non ricapiterà più di fare un viaggio simile, di avere una nuova occasione per andare a vedere cosa c'è nel "mondo sanza gente" e poi conclude con una delle terzine più famose di tutta la letteratura:


La terzina indica che gli uomini devono sapere che sono stati creati non per vivere come animali, seguendo semplicemente l'istinto, bensì per seguire la virtù e la conoscenza.
Un bel messaggio, non trovate?
Sì, questo è vero. Però a volte è bene anche seguire l'istinto. Non fare i bruti, avere comportamenti animaleschi, ma seguire l'istinto senza ragionare troppo sulle cose in certe occasioni può aiutare.
Sì, ma è sempre meglio usare la ragione come dicevano gli illuministi prof.
Ma si potrebbe attaccare alla porta un cartello con queste parole! A volte noi siamo "bruti", nel senso che ci controlliamo poco, agiamo d'istinto senza riflettere e poi magari ce ne pentiamo.
In più c'è da dire un'altra cosa: io sono amante degli animali e non è vero che sono esseri bruti. A volte sono meglio degli uomini, anzi spesso...
Anche Dostoevkij, in effetti, dice qualcosa di simile


Il dibattito va avanti per un bel po', le pieghe del dialogo diventano interessantissime.... poi, al solito, maledetta campanella...
Comunque le ore sono state proficue: appunti, discussione e perfino qualche accenno di metrica, non per far anticipare troppo gli argomenti che affronteranno meglio alla secondaria di secondo grado, ma per far capire tutta la grandezza di un'opera scritta interamente in terzine, in rima ed in endecasillabi (per cui, oltre alla sinalefe, è bene riconoscere il valore della dieresi: quei due puntini indicano che la sillaba si può dividere, quindi...et voilà... tornano le 11 sillabe dell'endecasillabo!)
Che spettacolo prof! Come avrà fatto Dante a scrivere 100 canti tutti in terzine, in rima e in endecasillabi! Ma è stato un genio!!!
Già. E secondo voi, sempre in questa ottica, perché Dante a volte ha fatto ricorso a parole da lui completamente inventate chiamate neologismi (ricordiamo  il prefisso "neo" e il termine greco "logos" che vuol dire appunto parola?)
Ah... è vero prof! Magari alcune volte voleva delle parole sue che non riusciva a trovare nella lingua italiana, ma a volte potevano servire anche per la rima e per completare l'endecasillabo!
Che forte 'sto Dante però!!




Altra ora di letteratura.
Dobbiamo quindi vedere cosa succede dopo l'orazion picciola ad Ulisse e ai suoi uomini.
Ulisse è stato così convincente che non riesce più a trattenere i compagni, ormai desiderosi di partire...
"Li miei compagni fec'io sì aguti,con questa orazion picciola al cammino,che a pena poscia li avrei ritenuti"

... però, mentre sta parlando con Dante e Virgilio e sta per raccontare come è avvenuta la sua morte, una vena di rammarico nelle sue parole si sente perché il viaggio oltre le Colonne d'Ercole lo definisce "folle volo".
Prof, questo viaggio va a finir malissimo... me lo sento!
Infatti va a finire proprio male: dopo aver navigato per diversi mesi apparve ad Ulisse e compagni una montagna "bruna per la distanza" e "alta tanto quanto veduta non avea alcuna".
Una montagna altissima nel mare? Come è possibile?
Si tratta della montagna del Purgatorio.
Per noi oggi è difficile comprendere la visione della Terra dantesca, ma proverò ad illustrarla con questa immagine che, forse, vi chiarirà un po' le idee.


Ulisse e i suoi uomini sono felicissimi per questa nuova scoperta, ma la gioia dura pochissimo ed i sorrisi si trasformano immediatamente in pianti disperati.
Cosa succede di così tragico?
Improvvisamente un forte vento, una specie di turbine, si abbatte sulla nave, la fa girare tre volte su se stessa e la fa affondare negli abissi. 
Ulisse e i suoi uomini muoiono tutti annegati.
"Noi ci allegrammo, e tosto tornò in pianto;chè de la nova terra un turbo nacque e percosse del legno il primo canto.Tre volte il fè girar con tutte l'acque;a la quarta levar la poppa in susoe la prora ire in giù; com'altrui piacque;infin che 'l  mar fu sovra noi richiuso"

Silenzio.
Nessuno dice niente, nessuno commenta più.
Rompo il ghiaccio: chi sarà questo "altrui" che volle far morire Ulisse così?
Dio, prof! Lo punisce lui perché aveva disobbedito. Aveva superato le Colonne d'Ercole e lui non voleva.
Proprio così.
E ricordate che Dio non può essere nominato, solo indicato con perifrasi, un po' la formula che abbiamo visto usata quando Caronte prova a protestare perchè è salito in barca un uomo ancora vivo: "vuolsi così colà dove si puote e più non dimandare".
Un po' esagerato però!
E Dante come reagisce?
Dante non dice nulla. Il canto si chiude qui, il viaggio nell'oltretomba prosegue.
Con Francesca rimane malissimo, sviene... qui no. Perchè?
Te lo dico io: secondo Dante è giusto che Dio lo abbia punito così. Non c'è altro da aggiungere. 
Giusta conclusione, ma un episodio di simile levatura non possiamo concluderlo così. Noi.
Riflettiamoci ancora.
E facciamolo citando Primo Levi, l'ebreo italiano più famoso che ha scritto il libro "Se questo è un uomo" a testimonianza della terribile esperienza vissuta nel campo di sterminio di Auschwitz.
Primo Levi racconta in un capitolo del libro che, mentre si trovava nel lager a compiere una delle solite incombenze umilianti e faticose, cerca di sforzarsi di ricordare a memoria il canto di Ulisse e di spiegarlo ad un internato francese. 
Anche se gli risulta difficile, si sforza lo stesso e sa che questo gli fa bene.
Perché? E' presto detto: in un posto come il lager, già di per sè paragonabile all'Inferno dantesco, in cui i nazisti avrebbero voluto togliere definitivamente agli ebrei la dignità di uomini, essi devono invece sforzarsi per tenere a mente che uomini ancora lo sono.
Nel lager gli internati venivano trattati come animali: arrivavano dopo un viaggio tremendo in cui erano stati stipati nei vagoni dei treni merci, venivano marchiati con il fuoco come si fa con le bestie, ricevevano scodelle senza cucchiaio per mangiare come sulle ciotole dei cani, senza contare che vivevano rinchiusi come gli animali da macello.

In un posto del genere essi devono ricordarsi di essere uomini, dovevano cercare di non agire con istinti animaleschi, ma di continuare a ricercare la virtù e la conoscenza.
In una parola, dovevano riuscire a mantenere la loro dignità di uomini.
Un impegno difficilissimo perché mollare sarebbe stato facile e giustificabile.
Ecco perchè la letteratura può davvero salvare la vita!


Infine, alleggeriamo un po' i toni e riflettiamo per scritto su tutto ciò di cui abbiamo parlato in questa lezione.
1) Preferisci più l’Ulisse omerico o l’Ulisse dantesco? Motiva la tua risposta.
Preferisco l’Ulisse omerico perché ha più libertà (Luca), vive molte avventure da cui esce sempre vivo (Alex, Andrea, Alice, Christian, Alessio, Eleonora, Giulia, Maria), fa viaggi impossibili e affronta tanti pericoli (Sara), va a viaggiare, non muore e torna a casa (Riccardo R.), ritorna nella sua Itaca (Andrea), ritorna dal suo amore Penelope (Sophia).
Preferisco l’Ulisse Omerico perché viene rappresentato come un vero eroe (Helena).
Preferisco l’Ulisse omerico perché, secondo me, non è un peccato aspirare a conoscere cose nuove, anche a costo di infrangere dei limiti (Alessandro R.)
2) Cosa significa la terzina finale dell’orazion picciola?
Significa che non bisognerebbe vivere come animali, seguire l’istinto, ma bisognerebbe ragionare sempre (Luca).
Dobbiamo comportarci in modo ragionevole, non come le bestie; noi uomini siamo nati per comportarci bene e conoscere (Riccardo R.)
I suoi uomini dovevano avere virtù e conoscenza, come dovrebbero fare tutti gli uomini, non comportarsi come animali (Alex)
Le persone non sono animali e devono seguire la virtù e la conoscenza (Helena, Sophia, Alice, Giulia)
Voi uomini non siete nati per vivere come gli animali, ma per seguire la virtù e la conoscenza (Alessio, Christian, Alessandro R.)
Noi dobbiamo considerare come siamo nati: siamo nati uomini e come uomini ci dobbiamo comportare, non come animali che seguono l’istinto; gli uomini devono seguire la virtù e la voglia di conoscere (Maria)
Ulisse dice ai suoi uomini che devono cogliere l’attimo – Carpe diem – perché non gli ricapiterà più di fare un viaggio del genere (Andrea, Eleonora)
3) Che significato assume questa terzina (e tutto il canto di Ulisse) all’interno dell’opera “Se questo è un uomo” di Primo Levi?
Gli serve per ricordare di essere un uomo e non un animale come volevano fargli credere i nazisti (Luca, Alice)
Nei campi di concentramento gli uomini venivano trattati da animali e lui vuole ricordare perché vuole sentirsi uomo (Riccardo R.)
Fa ricordare agli uomini di essere uomini nonostante non si sentano più così (Andrea)
Assume un grande significato di speranza: sperare di rimanere uomini (Helena, Sophia)
In quel momento lui e i suoi compagni venivano trattati come animali, ma l’orazion picciola di Ulisse gli ha fatto ricordare che erano ancora uomini (Alessio)
Lui, ricordandosi questi versi, sa che non è un animale anche se nei campi di concentramento veniva trattato come tale (Alessandro R.)
Primo Levi, per non sentirsi bruto, doveva ricordare a memoria i versi di Ulisse: se se li fosse ricordati gli sembrava di essere ancora un uomo (Giulia)
Nei campi di concentramento dove si trova Primo Levi venivano trattati come animali – maltrattati, rinchiusi, con poco cibo da mangiare in una scodella senza posate; ricordarsi questi versi a mente gli fa ricordare di essere un uomo (Maria)



Per finire: interviste e scambi di battute impossibili.


Interviste a Ulisse

Io: buongiorno, come va?
Ulisse: bene. Cosa mi voleva chiedere?
Io: volevo dirle come l’ha presa quando ha saputo che Dante l’ha messa nell’Inferno
Ulisse: Devo dire non bene, perché poi il mio peccato è che ho creato quel cavallo e poi, detto tra noi, quelli erano proprio fessi.
Io: ma lei credeva di andare in Paradiso?
Ulisse: devo dire di sì, anzi, all’Inferno ci deve andare Ercole perché dice che in quello stretto dove sono passato io, lo Stretto di Gibilterra, ci siano delle colonne, ma io non ho visto niente!
Io: va be’, grazie dell’attenzione e arrivederci
(Filippo)
  
Io: buongiorno Ulisse, sono Marco. Potrei farle delle domande per una ricerca per la scuola?
Ulisse: certo! Risponderò ad ogni tua domanda
Io: preferisce il racconto di Dante o quello di Omero?
Ulisse: quello di Omero.
Io: perché?
Ulisse: perché nell’Odissea non vado nelle fiamme dell’Inferno e poi ho compiuto un viaggio intraprendente con i miei uomini.
Io: quali emozioni ha provato quando ha fatto il viaggio?
Ulisse: Ho provato soprattutto molta curiosità
Io: come ha convinto i suoi uomini a seguirlo e superare le colonne d’Ercole?
Ulisse: con poche parole in realtà, ho fatto loro un breve discorso: l’orazion picciola.
Io: grazie per aver risposto alle mie domande
(Marco)
  
Scambio di battute Omero/Dante

Omero: Salve Dante! E’ uscita la Divina Commedia!
Sono andato a leggerla e mi è piaciuta tanto!
Ho visto che anche lei ha rammentato Ulisse.
Che cos’è questa coincidenza?
Dante: Ho deciso di mettere Ulisse in un canto dell’Inferno perché, come si dice, è stato un personaggio importante che con tutto quel giro che ha fatto ci vuole un bel coraggio!
Ora le volevo fare una domanda: perché ha deciso di farlo tornare a casa?
Omero:  mi sembrava giusto far finire bene la storia.
Sa com’è, sono un tradizionalista!
Io piuttosto volevo farle la domanda contraria: lei perché lo ha fatto morire?
Povero Ulisse…
Dante: caro collega Omero, mi sembrava giusto fargli provare i  brividi dell’Inferno.
Il mio Ulisse è uno che vuole sempre andare avanti, superare ostacoli, pur di essere “canoscente”!
Omero: E va bene caro Dante, è bella anche la sua visione di Ulisse!
(Nadia)

Omero: Dante, come funziona questa cosa che tu hai preso d’esempio il mio personaggio?
Dante: non credo di aver copiato niente! Ho parlato di un eroe famoso e ho scritto una cosa molto più breve della tua. La tua opera su di lui è troppo lunga e diventa noiosa.
Omero: la mia è stata una cronaca coerente con l’avventura di Ulisse, uno degli eroi più grandi dell’antichità.
Dante: proprio per questo ne ho voluto parlare anch’io e ne ho colto l’essenza parlando della sua morte e dello spirito che lo spinse a intraprendere quella avventura.
Omero: avrei da dirti tante altre cose, ma non mi va di continuare
Dante: Anch’io ti saluto e… alla prossima litigata!
(Sofia M.)

Dante: caro Omero, tu hai descritto Ulisse come un eroe, ma è solo un peccatore!
Omero: lui sì che è un eroe, audace e convincente. E’ il tuo Dio che è stato troppo severo e lo ha punito ingiustamente.
Dante: secondo me invece ha fatto bene a punire la sua sfrontatezza!
(Eugenio)