giovedì 8 febbraio 2018

Classi terze e Giornata della Memoria


27 gennaio 1945: l'armata sovietica apre i cancelli del campo di sterminio di Auschwitz, in Polonia, trovandosi di fronte prigionieri allo stremo delle forze che non erano stati in grado di seguire gli ufficiali nazisti che, ormai braccati dagli schieramenti alleati, avevano cercato di distruggere tutte le tracce della loro follia in un estremo tentativo di fuga. 
Celebrare la giornata in sé con la visione di film o la lettura di brani a tema è sicuramente positivo perché la memoria di ciò che è stato non deve perdersi nel tempo ed è dovere di tutte le nuove generazioni ricordare quanto avvenuto, ma  limitarsi a parlare di Shoah solo in una mattinata, magari facendo leva esclusivamente sulla sfera emozionale, non lascia veramente traccia sui nostri ragazzi, senza contare il fatto che gli adolescenti non possiedono gli strumenti adatti per gestire in maniera appropriata immagini mentali troppo forti a livello emotivo.
Come affrontare in classe, quindi, una pagina della nostra storia così potente e ricca di numerose implicazioni?
Quest'anno mi sono iscritta ad un corso di formazione di Didattica della Shoah tenuto presso la libreria di fiducia della mia città ed ho seguito l'impronta che è stata data dalla relatrice, prof.ssa Cristina Ciarli, ovvero l'insistenza sul senso di responsabilità suddivisa tra molte persone che hanno vissuto nell'epoca della Shoah e che nulla hanno fatto per cercare di contrastare questo terribile crimine contro l'umanità.
Ma prima di riflettere su questo aspetto che mostra tutta la complessità della Shoah e la qualifica come tragedia non solo degli ebrei ma di tutta l'umanità, abbiamo cominciato da ciò che ai ragazzi viene più naturale: disegnare (per chi ha talento grafico) e porre qualsiasi genere di domande sull'argomento senza il timore di venire giudicati.
Disegno e domande, scritte su stelle a sei punte, sono state raccolte su un cartellone propedeutico alle attività da svolgersi in seguito


Dopo la discussione in circle time per provare a rispondere a tutte le domande espresse nelle stelle, abbiamo cominciato a parlare di concetto del distorto concetto di superiorità della razza ariana aprendo questa cartina geografica


Cosa rappresenta?
Il viaggio intorno al mondo realizzato dallo scienziato Charles Darwin, padre dell'evoluzione della specie.
Cosa c'entra con il nazismo e la Shoah?
C'entra perché i nazisti hanno vergognosamente piegato le teorie scientifiche di Darwin sulla necessità di adattamento delle specie animali con conseguente selezione naturale e sopravvivenza delle razze che meglio riescono ad adattarsi all'ambiente circostante, alla ideologia priva di fondamento che volevano imporre in merito alla superiorità della razza ariana rispetto alle altre razze umane.
Contravvenendo al fatto che non esistono razze umane differenti ma solo diversità di tratti somatici dovute alle molteplici condizioni climatiche, i nazisti cercarono di distorcere le teorie di Darwin per dare un assurdo fondamento scientifico alla loro folle idea: permettere alla razza ariana, sana e perfetta, di dominare il mondo ed eliminare tutto ciò che avrebbe potuto contaminarla, in primis gli Ebrei, ma anche tante categorie sociali "scomode", quali disabili, omosessuali e oppositori politici.
Assurdo vero?
Purtroppo tutto ciò è accaduto veramente.
Tutto quello di cui parleremo è accaduto veramente.
E tutto ha avuto origine dall'uomo, non da forze maligne oscure e demoniache.
Dalla mente dell'uomo.
Ricordavate quando lo scorso anno parlavamo del romanzo L'Onda? L'esperimento del prof americano aveva dimostrato che ricreare le condizioni di odio e discriminazione era stato fin troppo facile tra i suoi studenti che, solo qualche settimana prima, avevano negato che fosse impossibile far risorgere la mentalità nazista in epoca odierna e fuori dai confini tedeschi.

Ma procediamo piano...

Partiamo dalla conoscenza di un personaggio sportivo che molti ragazzi non conoscono ma che sicuramente apprezzeranno: il calciatore austriaco Matthias Sindelar, protagonista dell'albo illustrato Fuorigioco.

 


Sindelar, soprannominato "carta velina" per il fisico esile e l'agilità quasi svolazzante dimostrata in campo, finì ucciso insieme alla fidanzata italiana di origini ebraiche perché aveva osato compiere dei gesti di ribellione al nazismo ormai imperante anche nella sua Austria:
- non aveva ceduto al ricatto di non giocare durante la partita finalissima Austria - Germania;
- segna due reti nella suddetta finalissima aggiudicandosi la vittoria;
- rifiuta di passare a giocare nella nazionale tedesca;
- rifiuta di fare il saluto nazista a fine partita.

Sindelar segna il goal della vittoria
 
Austria vince sulla Germania per 2 reti a 0
Sindelar non saluta
Sindelar è preoccupato per la sua sorte

Sindelar è stato trovato morto insieme alla fidanzata
ufficialmente la morte è archiviata come "decesso per monossido di carbonio"
La responsabilità dei nazisti non è mai stata accertata, ma è innegabile
Sindelar è immaginato a giocare le sue partite per tutta l'eternità

Un esempio di uomo sportivo onesto e coerente.
Un modello da seguire per ogni ragazzo che ha seguito attentamente la sua storia.
Così come altre sono state le storie legate al mondo dello sport che si sono intersecate con il nazismo, prima tra tutte la splendida vittoria di Jesse Owens, atleta di colore che alle Olimpiadi di Berlino si è aggiudicato la medaglia d'oro superando i concorrenti tedeschi e confutando in maniera esplicita tutte le teorie sulla superiorità fisica della razza ariana sbandierate dal Terzo Reich!

 

La narrazione prosegue con la conoscenza di un altro personaggio vicino al mondo adolescenziale: Anna Frank, la giovane ebrea reclusa in un alloggio segreto olandese che tenta, purtroppo inutilmente, di sfuggire alle deportazioni razziali e che si consola scrivendo un famoso diario.
Abbiamo letto e osservato immagini tratte dalla graphic novel di recente uscita sulla sua storia...

 

... e abbiamo osservato video che riproducono in 3d l'alloggio segreto in cui Anna e altre persone hanno tentato di salvarsi la vita



Inoltre abbiamo conosciuto i punti di vista degli altri inquilini dell'alloggio affidandoci al racconto che ne fa la scrittrice Guia Risari, ospite presso il nostro Istituto Comprensivo in occasione della mostra del libro tenutasi nei locali della scuola primaria, nel suo romanzo La porta di Anne, soffermandoci, in particolare, sulla figura di Margot, la sorella maggiore responsabile e disciplinata che morirà nel campo di concentramento di Bergen Belsen a pochi giorni di distanza da Anna.

Solo i nazisti sono stati i responsabili della morte di Anna e di tutti i milioni di persone che sono morte perché colpevoli esclusivamente di appartenere a categorie sociali considerate inferiori e indesiderate?
No, non solo loro purtroppo, anche se hanno avuto responsabilità enormi.
Anne Frank è stata deportata nel lager perché una voce di donna, mai ben identificata, ha denunciato la presenza di persone sospette all'interno di una sistemazione di fortuna, facendo scattare i controlli della Gestapo.
Larga parte della popolazione si era dimostrata favorevole all'eliminazione fisica degli ebrei e, con il suo silenzio o, peggio, la sua connivenza, ha contribuito a mandarne a monte migliaia.
Gli ebrei, a causa delle Leggi di Norimberga (e ricordiamoci che nel 1938 le Leggi razziali sono state adottate anche in Italia!), perdevano continuamente posti di lavoro, beni e proprietà, riducendosi a divenire una massa di poveri.
Tanti erano coloro che non dicevano nulla e che avevano tornaconti da questa situazione: banche e studi notarili per i depositi personali e la gestione delle espropriazioni territoriali, gente comune che si impossessava di posti di lavoro o case lasciate vuote, industriali che vedevano arrivare per le loro fabbriche tanta manovalanza a basso costo tanto da acconsentire a far spostare gli edifici industriali direttamente vicino ai campi di concentramento e sterminio.
Tanti non avevano detto nulla neanche quando si era trattato di sperimentare da parte del Reich il terribile piano Action t4, che prevedeva l'eliminazione fisica delle persone disabili tramite gasazione (sperimentando ciò che sarebbe stato messo a punto nelle camere a gas del lager) o quando venivano fatti deliberatamente morire malati terminali o bambini nati con malformazioni fisiche.
Non è possibile che medici e personale sanitario non sapessero nulla.
Medici e personale sanitario erano conniventi.
La macchina della morte procedeva grazie al contribuito di tante persone.
Lo stesso Adolf Eichmann, uno dei gerarchi nazisti più fedeli ad Hitler e processato per crimini contro l'umanità proprio nello stato di Israele dopo la sua particolarissima cattura avvenuta in Argentina (il processo che lo ha coinvolto è stato un fenomeno mediatico senza precedenti), mai ha dichiarato di sentirsi colpevole dei crimini che gli venivano imputati.
La sua giustificazione è sempre stata quella di "aver semplicemente eseguito un ordine".
Aver eseguito un ordine.
Una frase sconvolgente detta da un uomo dall'aspetto fisico fragile e dimesso che, nelle numerose perizie psichiatriche a cui venne sottoposto, risultò sempre essere dotato di personalità sana eordinaria priva di qualsiasi componente pscicotica
Un uomo.
Non un mostro.
La  tragicità della Shoah è proprio questa: crimine tremendo architettato e portato avanti da uomini.
Non demoni.
Uomini.
Nel caso in cui fossero stati dei mostri a progettare tutto potremmo essere pure più tranquilli con le nostre coscienze.
Il fatto che il crimine sia stato commesso da uomini sani ed ordinari mostra tutta la sua pericolosità, ovvero il fatto che bisogna vigilare attentamente affinché certi episodi non si ripetano.

Eichmann al processo si difende da solo

Hanna Arendt, giornalista ebrea inviata al processo Eichmann,
scrisse il saggio "La Banalità del Male" e fu accusata dalla comunità ebraica
di essersi schierata contro il suo stesso popolo

Il male ha provocato la Shoah, questo è indubbio.
Un male che è stato provocato dagli uomini.
Un male che dobbiamo fare in modo che non venga ripetuto perché, come dice Primo Levi, il sopravvissuto di Auschwitz forse più famoso in assoluto, "se comprendere è impossibile, conoscere è necessario"
Abbiamo discusso sul valore della memoria, su quanto sia importante non solo sapere ciò che è avvenuto, ma anche perché e come è avvenuto, affinché tali atrocità non possano mai più accadere, proprio come dice Primo Levi stesso nella sua splendida Shemà, che abbiamo letto e commentato insieme.


Abbiamo visto insieme e commentato alcune immagini simbolo della Shoah a ricordo di ciò che è stato, come il monumento di Berlino (su cui un artista israeliano ha recentemente creato fotomontaggi impressionanti per frenare il dilagare di selfie scattati dai turisti), le sculture di Budapest lungo il Danubio a ricordo di tutti gli ebrei lasciati morire affogati, le pietre d'inciampo a ricordo delle abitazioni in cui sono avvenute deportazioni di persone e famiglie ebree, il cancello di Auschwitz con la scritta beffarda "Il lavoro rende liberi", alcuni oggetti ancora presenti nel campo e la stessa planimetria del campo di Auschwitz-Birkenau per avere almeno la minima idea della vastità di tale struttura.

cancello e scritta del campo di Aushwitz

occhiali dei deportati ad Auschwitz

scarpe dei deportati ad Auschwitz

planimetria di Birkenau

Museo di Berlino sulla Shoah

pietra d'inciampo

sculture di scarpe a Budapest lungo il Danubio

I ragazzi hanno scritto nelle loro stelle a sei punte di carta i pensieri che sono scaturiti da queste lunghe discussioni, hanno riflettuto sul concetto di responsabilità, sul fatto di non dover rimanere mai indifferenti di fronte agli avvenimenti e sulla necessità di agire sempre prima di pensare, poi hanno "tatuato" i pensieri nei loro avambracci, così da ricordare i tatuaggi corrispondenti ai numeri di matricola che venivano incisi nelle braccia dei prigionieri non appena mettevano piede all'interno del campo.









La settimana è culminata con la rappresentazione teatrale, tenuta presso la sala consiliare, denominata
Ho paura dei miei sogni, incentrata sulla vicenda di Wanda Poltawska, detenuta in un campo di concentramento in cui avvenivano terribili esperimenti sugli internati per testare l'efficacia di alcuni farmaci antitifoidei




Il pomeriggio è proseguito al cinema ancora all'insegna del ricordo di quanto avvenuto con la visione del film Un sacchetto di biglie di Joseph Joffo, di cui in classe erano stati letti alcuni brani più celebri



locandina e Joseph Joffo oggi con gli attori del film

Perché gli uomini, senza la memoria, non sono nulla.
Noi lo sappiamo.
Ed è anche per questo che in classe teniamo appeso questo cartellone a ricordo delle nostre riflessioni.



















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