venerdì 18 marzo 2016

Odissea un po'... ridanciana

ODISSEA UN PO'... RIDANCIANA

Dopo aver presentato l'Odissea in modo "serio ed ufficiale", la prof stimola gli alunni a ricercare l'intento comico contenuto in ogni vignetta e invita i ragazzi ad esporre, prima verbalmente poi per scritto, le metafore contenute e i riferimenti agli episodi e ai personaggi letti.


 
 
Ritorniamo seri!
In omaggio al grande scrittore e saggista morto qualche settimana fa, Umberto Eco, leggiamo un suo commento sul poema e rintracciamo riferimenti precisi di episodi, notizie sull'autore e sulle opere precedenti dello stesso finora studiate. Le riflessioni, così come prima avvenuto, dovranno essere sia orali che formulate per scritto.
 
A me personalmente il libro piace. La storia è bella, appassionante, piena di avventure. C'è quel tanto di amore che basta, la fedeltà coniugale e le scappatelle adulterine...Ci sono colpi di scena, giganti monocoli, cannibali, e persino un po' di droga...Le scene finali sono della migliore tradizione western, la scazzottatura è robusta, la scena dell'arco è tenuta da maestro sul filo della suspense. Che dire? Si legge di un fiato, meglio del primo libro dello stesso autore, troppo statico...In questo secondo libro, invece, tutto marcia a meraviglia...E poi il montaggio, il gioco dei flash back, le storie ad incastro... insomma, alta scuola, questo Omero è veramente molto bravo. Troppo bravo direi...Mi chiedo se sia tutta farina del suo sacco. Anzitutto l'autore non si trova più. Chi lo aveva conosciuto dice che ...è orbo come una talpa, non segue il manoscritto e dava persino l'impressione di non conoscerlo bene. Citava a memoria, non era sicuro di avere scritto proprio così. Lo aveva scritto proprio lui o era un prestanome?
                                             tratto da "Diario minimo" di U. Eco
 
 

festa del p greco

 
14 MARZO: FESTA DEL P GRECO
 
Il 14 marzo di quest’anno i ragazzi della classe 1D hanno celebrato la festa del Pi greco (∏ = 3,14...), il numero che esprime il rapporto tra ogni circonferenza e il proprio diametro.
Si ricorda che questa giornata è stata scelta in tutto il mondo perché nella datazione anglosassone il mese (3) precede sempre il giorno (14), quindi la data che ne deriva è proprio il 14 marzo.
La festa è un’ottima occasione per rendere omaggio alla matematica ed incentivarne il suo studio tra i giovani, quindi complimenti alla prof Lucia Cesari che ha ben compreso come sia importante mostrare gli aspetti più affascinanti e creativi legati alla sua materia – la matematica, appunto – che tanto spesso viene associata a qualcosa di astratto e cervellotico, così lontano, insomma, da un’occasione di festa come quella che in classe si è celebrata.
Come afferma Anna Cerasoli, autrice del libro “Tutti in festa con il p greco”, interessante è anche scoprire la “natura” del festeggiato, ovvero un numero che ha un inizio ma non ha una fine e che si presenta pressappoco così: 3,14159265350979… e che prosegue con sempre nuove cifre, senza fermarsi mai!
La festa sta per cominciare e i preparativi fervono… sulla cattedra compaiono bibite, dolciumi, salatini. E tutto in onore della matematica.
 
 
Prima di gustare tutte queste prelibatezze, però, una piccola esercitazione matematica: i ragazzi misurano tutte le figure rotonde che vedono intorno a loro (crostate, piatti di carta, tappi delle bibite) e trovano per ciascuna di esse il p greco, calcolando il rapporto tra circonferenza e diametro.
Prodigio! Il p greco è sempre intorno a noi, è su tutto ciò che di rotondo ci circonda!
 
 
Mentre i ragazzi mangiano, la prof legge loro la storia di Ipazia, tratta dal libro di Bruno D’Amore e Marta Isabel Fandino Pinilla, “La nonna di Pitagora”
Tutti ascoltano la storia di questa donna, vissuta nel I secolo d.C., che pagherà molto cara la sua passione per la matematica, infatti finirà i suoi giorni barbaramente uccisa.
Interessanti parallelismi si sviscereranno nei giorni seguenti paragonando la condizione di Ipazia, una donna vittima di stereotipi e fanatismo religioso, ad altre figure femminili che si sono ritrovate a vivere le sue stesse condizioni seppur a numerosi anni di distanza, prime tra tutte la pakistana Malala, ma questo sarà argomento di un altro interessantissimo post…
Tornando al nostro p greco day, la lezione prosegue proiettando alla lim il dipinto “La scuola di Atene” di Raffaello Sanzio, conservato presso i Musei Vaticani, in cui viene evidenziata la figura di un’unica donna inserita tra tante figure maschili famose appartenenti al mondo della matematica e della filosofia (ad es. Pitagora, Socrate, Platone, Aristotele) : questa donna, ben individuabile sulla sinistra per i suoi capelli lunghi, rappresenta la stessa Ipazia.
 
 
In classe è stato quindi affisso un cartellone raffigurante l’immagine di Ipazia ed i ragazzi svolgono al pc una ricerca sulla biografia di questa matematica così intelligente ma tanto sfortunata.
La prof ha provato a far cimentare i ragazzi con il componimento di frasi poetiche, o comunque di senso compiuto, le cui parole, come nel seguente schema, dovevano esser lunghe quanto le cifre della successione del p greco. Il risultato si è rivelato un po’ “bizzarro”, ma comunque interessante.
 
 
 
 
 
Insomma: l’avreste detto che, grazie alla matematica, ci si potesse divertire e incuriosire così?
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 

 
 

sabato 12 marzo 2016

strategie per imparare i verbi


 

Alcune strategie per imparare i verbi:
chi meglio può aiutare gli studenti se non uno studente stesso?
Ecco i suoi consigli


Volete alcune strategie per imparare e memorizzare i verbi?
Bene, vi dico quali uso io. Chissà… magari potrebbero tornarvi utili.

Innanzitutto quando si studiano utilizziamo delle tabelle inserite nel libro di grammatica in cui, di solito, si parte dal MODO INDICATIVO e si conclude con il MODO PARTICIPIO.

Bene, già visualizzare la posizione dei tempi verbali è un primo aiuto perché la memoria visiva è quasi sempre una garanzia!
Ad esempio, partendo dall’indicativo, avrò a sinistra il presente e a destra il suo tempo composto, cioè il passato prossimo e così per tutti i tempi verbali.
A sinistra il tempo semplice e a destra il suo composto, ok?
A proposito di tempo semplice e composto…
Il tempo semplice è formato da 1 parola, mentre il tempo composto da 2 (ma attenti al tranello della forma passiva, perché in quel caso vale  la regola: 2 parole per il tempo semplice e 3 per il tempo composto). 

Tenete presenti anche questi semplici consigli:
l’INDICATIVO è il modo della realtà quindi i verbi sono quelli di solito più usati e, secondo me, si ricordano meglio.
Certo, bisogna stare attenti alle azioni che avvengono nel presente, a quelle che avvengono nel passato (e sono tanti i tempi: passato prossimo, imperfetto e il suo composto trapassato prossimo, passato remoto – che, attenzione, è un tempo semplice anche se si chiama passato – e trapassato remoto, un tempo che non so a cosa serva perché praticamente non si usa mai) e a quelle del futuro (semplice e anteriore), ma insomma l’indicativo è facile, dai.

Il CONGIUNTIVO è il modo del dubbio e ricordate sempre di inserire il CHE davanti prima di coniugare tutto il tempo verbale perché questo vi aiuterà.
Poi una regola semplice riguarda il congiuntivo imperfetto e trapassato: mettete la DOPPIA ESSE  (ad es. Mangiassi – avessi mangiato… )

il CONDIZIONALE indica appunto una condizione, un desiderio e se ricorderete che la prima persona finisce con –EI fare tutta la coniugazione sarà più facile (io mangerei, tu mangeresti…) 

l'IMPERATIVO è un ordine e non ha la prima persona (certo, come si fa a dare ordini a se stessi?) - Mangia (tu)!

Questi che ho nominato sono tutti modi finiti, cioè hanno la scocciatura di dover essere coniugati nelle 3 persone singolari e nelle 3 plurali.

I tempi indefiniti, invece, non hanno la persona, quindi analizzarli è più veloce. Evvai!!Ricorda che l'INFINITO è il verbo di base, quell’are – ere – ire tanto semplice (mangiare, correre, dormire)

Il GERUNDIO lo ricordi se memorizzi ND, ad esempio mangiando – avendo mangiato

Il PARTICIPIO lo ricordo se memorizzi NT, ad esempio mangiante (di solito il participio presente è sempre parecchio “brutto” a sentirsi) e mangiato.
Un’ultima osservazione: il participio passato te lo ritrovi sempre in tutte le forme composte insieme all’ausiliare, ad es ho mangiato, avrò mangiato, avrei mangiato…avendo mangiato… 

Dai che non è poi così difficile.
E poi tanto, che ti piaccia o no, i verbi a scuola te li chiederanno fino allo sfinimento, quindi tanto vale impararseli bene una volta per tutte. Sempre quelli sono.
(Luca R.)


mercoledì 9 marzo 2016

Iliade scrittura creativa


ILIADE: SCRITTURA CREATIVA
DIVERTIAMOCI A LEGGERE ALCUNI LAVORI DEI RAGAZZI

INTERVISTE IMPOSSIBILI
3 DOMANDE AD OMERO, ACHILLE, ETTORE e PRIAMO

Io: Spettabilissimo signor Omero, cosa la spinse a scrivere l’Iliade?
Omero: Era tanto tempo che volevo raccontare l’uccisione di Ettore per mano di Achille, avvenuta in maniera brutale e forse volevo far vedere le conseguenze negative che può provocare l’ira – il sentimento provato da Achille – e mandare il mio messaggio alle generazioni future.
Io: Perché ha scritto anche l’Odissea?
Omero: In quel caso volevo raccontare tutte le avventure fantastiche che mi venivano in mente e che aveva provato Ulisse, un personaggio che mi sta molto simpatico, nel  viaggio di ritorno alla sua isola
Io: Quando ha scritto queste due opere?
Omero: Quando ho scritto l’Iliade ero molto giovane, mentre l’Odissea l’ho scritta da più grandicello
(Sara F.)
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Io: Spettabilissimo signor Achille, dopo che ha detto al suo capo Agamennone che avrebbe lasciato l’esercito acheo si è pentito di questa scelta?
Achille: No, perché non ritengo giusto combattere per chi non ha il coraggio di scendere in campo e per chi non sa riconoscere il valore dei suoi uomini.
Io: Come mai questo odio verso Ettore?
Achille: Come mai? Ha ucciso il mio amico Patroclo! E gli ha pure preso l’armatura (che era la mia!)
Io: Ma addirittura non voler restituire il corpo, già pesantemente offeso, al padre… non le sembra di aver esagerato?
Achille: Forse un pochino… ma se mi prende l’ira non mi controllo più!
(Filippo V.)
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Io: Spettabilissimo signor Ettore, cosa ha provato quando sua moglie Andromaca le supplicava di restare e rinunciare a combattere con gli Achei?
Ettore: Beh… ero triste, certo, perché sapevo che non l’avrei più rivista, però ero troppo orgoglioso e anche preoccupato che potesse diventare schiava.
Io: Come si è sentito quando si è avvicinato a suo figlio e lui si è ritirato?
Ettore: Non mi sono rattristato né arrabbiato, era un bambino piccolo ed era normale che si fosse impaurito dell’elmo che avevo in testa.
Io: Cosa ha provato quando ha visto arrivare Achille sul campo di battaglia?
Omero: Ho avuto un po’ di paura ad affrontarlo, lui era arrabbiatissimo con me! Però temevo più della morte il fatto di non aver avuto la sicurezza di restituire le mie spoglie a mio padre Priamo per poter avere un bel funerale e infatti avevo ragione perché mio padre ha penato non poco per vedersi restituire il mio corpo. 
(Ginevra D’I.)
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Io: Spettabilissimo signor Priamo, come si è sentito quando ha saputo che suo figlio Ettore era morto?
Priamo: Mi sono sentito molto triste perché Ettore era un uomo forte e valoroso, ma soprattutto era mio figlio.
Io: E quando ha saputo che sarebbe andato in battaglia contro Ettore?
Priamo: Non l’ho presa bene. Sia io che lui sapevamo come sarebbe finita, ma il pericolo di morte fa parte della vita di un eroe e in battaglia l’onore conta più di tutto.
Io: Ha provato a convincerlo a rinunciare a combattere?
Priamo: No, sapevo che  non sarebbe servito a niente. Per lui l’onore contava più di qualsiasi altra cosa.
(Eugenio C.)


IMMAGINA DI ESSERE ANDROMACA
E RACCONTA UN PO' DELLA TUA VITA

Mi chiamo Andromaca, sono la moglie di Ettore e la madre di un bambino bellissimo chiamato Astianatte.
So già che resterò vedova perché mio marito Ettore verrà ucciso in guerra dal terribile Achille, già responsabile della morte dei  miei genitori e dei miei sette fratelli.
Io non vorrei che mio marito Ettore andasse in battaglia perché so che rimarrò sola con un bambino da sfamare e da proteggere, ma questo è il fato e nessuno può fare nulla per cambiarlo.
Prima che scoppiasse questa terribile guerra e mio marito si arruolasse avevo una vita molto felice.
Tutti i giorni mi alzavo contenta perché salutavo mio marito e il mio bambino, poi scendevo in cucina per preparare la colazione ai miei familiari a base di latte di mandorle e panzerotti ripieni.
Poi andavo nel mio orto per raccogliere le verdure da cucinare per pranzo e continuavo la giornata lavorando al telaio e parlando con le mie ancelle.
Ora la mia vita è cambiata e so già che il mio Astianatte crescerà senza un padre, anche se sono convinta che diventerà coraggioso proprio come il mio Ettore.
(Sara A.- Giulia Z. – Alice N. – Maria M.)
 
 
L’EPISODIO DI ETTORE E ANDROMACA
 DAL PUNTO DI VISTA DI ASTIANATTE
Quando ero in braccio a mia madre Andromaca vidi mio padre Ettore, bello come il sole, venire verso di noi.
Mio padre non parlava, ma era sorridente.
Mia madre, appena gli fu vicina, piangendo, gli prese la mano e gli disse che doveva avere pietà di me e che lei temeva di rimanere vedova. Gli disse anche che, avendo perso i suoi genitori e i suoi fratelli, temeva di perdere anche lui, suo unico punto di riferimento.
Lo supplicò infine di restare, ma mio padre le rispose che si vergognava ad abbandonare la guerra e voleva continuare a combattere nell’esercito troiano perché glielo imponeva il suo onore e anche per rendere gloria a mio nonno Priamo.Disse anche che non avrebbe mai sopportato vedere mia madre diventare schiava degli achei.
Poi mio padre si voltò verso di me e mi tese le braccia.
Io avevo paura del suo elmo e mi strinsi forte alla nutrice; i miei genitori allora si misero a ridere e mio padre si tolse l’elmo deponendolo a terra, quindi mi prese in braccio e mi baciò. Poi, sollevandomi in alto, pregò Zeus affinché diventassi come lui, anzi più forte di lui, infine mi lasciò nelle braccia di mia madre e, mentre lei piangeva, la rassicurò e la invitò a tornare a casa.
(Sofia M.)
Mio papà Ettore, dopo aver parlato un po’ con mia madre Andromaca, tese le braccia verso di me, ma io non volli andargli in braccio perché ebbi paura di quel pennacchio grande che aveva in testa, sull’elmo, e gli voltai le spalle abbracciando con forza la mia nutrice. Lui si mise a ridere e io non capì il motivo, poi vidi che si tolse quello strano pennacchio e mi prese tra le braccia. Devo dire che senza quell’affare non avevo più paura e stavo bene con lui. Ad un certo punto mi baciò anche la fronte e, sollevandomi un po’ in aria, fece una preghiera al grande Zeus dicendogli di proteggermi e di farmi diventare forte più di lui. Poi mi posò in braccio alla mamma che stava piangendo e rivolse verso di lei delle parole molto dolci per provare a renderla meno afflitta, poi le disse di tornare a casa per occuparsi dei lavori domestici. Quella fu l’ultima volta che lo vidi.
(Elena P.) 
 
INVENTA UN FINALE DIVERSO PER LO SCONTRO TRA ETTORE E ACHILLE, IMMAGINA CHE TRA I DUE FINISCA IL RANCORE E COMINCI UNA BELLA AMICIZIA
 
Nel pieno della battaglia, quando Achille stava per dare il colpo finale ad Ettore, avvenne una cosa strana: Achille ebbe una specie di apparizione, in cui una dea gli disse: “Non uccidere il tuo nemico, gettarlo nell’Ade non ti farà stare meglio, farà solo soffrire tante persone inutilmente. Fidati Achille, risparmialo, ti prometto che non te ne pentirai”.
A quel punto Achille posò la spada e si avvicinò ad Ettore, che era stupito del suo gesto ma ancora impaurito, poi lo guardò e gli tese la mano. Ettore era confuso e stava zitto.
Achille gli disse: “Lasciamo da parte i nostri rancori, già troppe persone sono morte in questa guerra… noi due siamo i guerrieri più valorosi del nostro esercito, non facciamoci del male. Possiamo provare a diventare amici?”
Ettore, dopo avergli dato la mano, rispose: “Amici!” e tra i due tutti i contrasti finirono per sempre.
(Ginevra D’I.)
Ettore e Achille si stavano scontrando in un duello terribile, poi Achille sbagliò il colpo, allora Ettore si rianimò e pensò che forse era ancora presto per morire.
Attaccò a sua volta Achille con la spada e iniziò una lunghissima battaglia.
Quando il sole era tramontato i due ancora combattevano e ad un certo punto, sfiniti dalla stanchezza, caddero per terra.
Questa scena li fece sorridere e si misero a parlare insieme, senza trattarsi da nemici.
Achille scoprì tante cose di Ettore, ad esempio che aveva lasciato a casa una giovane moglie e un figlio piccolo, e improvvisamente si commosse.
I due decisero di non combattere più e addirittura diventarono amici.
(Filippo V.)
Mentre Ettore e Achille stavano combattevano, Achille si accorse che Ettore era stato ingannato perché stava scomparendo suo fratello Deifobo.
All’inizio pensò che questo inganno poteva rivelarsi un punto a suo vantaggio, ma volle essere leale e spiegò l’accaduto ad Ettore.
Costui che lo ringraziò e i due fecero la pace, o cosi credeva Ettore.
Si fece tardi e, mentre decidevano dove andare, si accamparono lì.
Ma Achille durante la notte si svegliò e uccise Ettore.
E’ proprio vero che se il fato decide che sia arrivata la tua ora non c’è niente che si possa fare per cambiarlo!
(Eugenio C.)
 
ED ORA... SPAZIO AD ALTRE FORME ESPRESSIVE
 
IL FUMETTO
 
(Ginevra) 
 
(Filippo)
 
(Sara)
 
LA PITTURA
RIPRODUZIONE DEL DIPINTO "ETTORE E ANDROMACA" DI DE CHIRICO
 
(Sara)
 
(Elena)
 
(Filippo)
 
 
E infine... libretti informativi sull'Iliade per tutti!! Ovviamente creati dai ragazzi, e da chi se no?
 
 

 
 
 
 



giovedì 3 marzo 2016

alimentazione nel Medioevo


LABORATORIO DI STORIA -  ALIMENTAZIONE NEL MEDIOEVO

Si comincia da alcune letture sul problema della fame e delle carestie nel Medioevo e si prosegue con l’approfondimento degli alimenti presenti nelle tavole dei contadini, dei nobili e dei monaci medievali.
Si fa notare ai ragazzi come molti cibi per noi consueti non sono ancora comparsi in Europa, come le patate o il pomodoro.
Si parla poi di modalità di conservazione delle provviste alimentari e di quali cibi siano, all’epoca, ritenuti particolarmente preziosi e raffinati.
I ragazzi ricercano dei modi di dire, dei proverbi o dei gesti scaramantici legati alle parole “pane” e “sale” (con relativa spiegazione dei significati) e le espressioni che vanno per la maggiore sono davvero numerose! Alcuni esempi?

Non è pane per i tuoi denti
Non hai sale nella zucca
Se manca il pane e il sale ogni cibo poco vale
Se non è zuppa è pan bagnato
Olio ferro e sale mercanzia reale
Buttare il sale dietro la schiena ( gesto scaramantico scaramanzia )
Il pane rovesciato porta sfortuna
Pane di villano rustico ma sano
La carne che non vuole sale di sicuro va a male
Dire pane al pane vino al vino
Chi non ha il pane ha il coltello
Chi ha i denti non ha il pane e chi ha il pane non ha i denti
Render pan per focaccia
Il dolore sa di sale
Il pane fatto in casa è sempre più saporito
Non si vive di solo pane
Mettere il sale sulla coda
Chi non butta il pane duro camperà lungo e sicuro
Pollo pizza e pane si mangiano con le mani
Essere come pane e cacio
Buono come il pane
Pane e vino fa bel bambino

I ragazzi intervistano i familiari e chiedono  informazioni sulla dieta tipica della loro infanzia e sulle modalità di conservazione degli alimenti.
Un alunno coglie l’occasione per mostrare in classe delle cartoline di interni ed esterni di abitazioni di inizio Novecento: botti, damigiane, madie e dispense sembrano quasi tornare di attualità.

 
 
 

Si ricercano anche informazioni sul gioco denominato “albero della cuccagna”.
Un ragazzo rivela di averlo sperimentato in una festa di paese e, dopo aver affrontato non poche difficoltà dovute al palo cosparso di olio, di essere pure riuscito a vincere qualche prelibatezza.

Vengono poi assaggiati delle tipiche pietanze medievali (le ricette sono state reperite nel testo “Vita nel Medioevo” della Mondadori Educational) e commentate anche le eventuali sperimentazioni fatte a casa. I piatti testati sono i seguenti:

zuppaccia verde con uova e formaggio
rustici del giorno di magro
latte di mandorla.

 

Questi sono i commenti raccolti tra i ragazzi:

“Ho cucinato i rustici ed avevano un sapore molto buono, sono piaciuti anche al mio babbo e alla mia mamma”

“Il mio latte di mandorla è venuto troppo acido e non si sentiva il sapore dolce delle mandorle e del miele. Ho riprovato varie volte ma alla fine ho finito gli ingredienti”

“Ho provato a fare il latte di mandorla, ma non mi è piaciuto per niente e non lo riberrei per nessun motivo”
 
Questa sono alcune foto delle pietanze portare in aula
 
 
 
 
 
Si osservano infine su You Tube dei filmati sul galateo da tenersi a tavola durante i banchetti e i momenti conviviali più rappresentativi.

Importante postilla: a proposito di regime alimentare... si coglie l'occasione per far riflettere i ragazzi sulla loro dieta quotidiana che, spesso, su rivela poco funzionale al loro fabbisogno calorico e molto disequilibrata.


Insomma… tutto sommato studiare il Medioevo non è poi così male!

 

 
 
 

 
 



mercoledì 2 marzo 2016

parliamo di immigrati e immigrazione

Oggi parliamo di immigrati ed immigrazione...

Cominciamo dalla lettura questa frase di Massimo Montanari:
Spesso ci si oppone all’immigrazione in difesa delle nostre radici. Ma le radici degli alberi, sotto terra, hanno percorsi quasi imprevedibili e portano a tanti punti differenti anche molto remoti. Pensiamo, ad esempio, alla PASTA CON IL POMODORO, classico piatto nazionale che afferma un’idea di ‘italianità’ in tutto il mondo. Le radici di questo piatto in realtà sono tutt’altro che italiane. L’invenzione della pasta se la contendono arabi e cinesi e noi l’abbiamo soltanto fatta nostra venendo in contatto con queste civiltà; il pomodoro non è una pianta originaria dell’Italia e neanche dell’Europa, ma è stato portato dall’America.

Continuiamo riflettendo su questi numeri riferiti alla situazione degli immigrati in Italia:
Immigrati regolari 6,5%
clandestini 1% - tra questi solo il 12% giunge via mare (il 15% via terra e il 73% giunge con visto turistico regolare che poi risulta scaduto)
La percezione che avevano i ragazzi era di tutt'altro genere, soprattutto a causa delle immagini viste nei notiziari televisivi.

Riflettiamo anche sul fatti che gli stranieri che provengono dall'Unione Europea possono liberamente circolare grazie al trattato di Schengen e che la Convenzione di Ginevra stabilisce che coloro che scappano da situazioni di guerra hanno diritto d'asilo.

Chiediamo ai ragazzi di ripensare ai concetti di spostamento/emigrazione di popoli nella storia. Quando sono avvenuti? Subito! A partire dalla comparsa dell'uomo sulla terra africana.... E altri esempi? Non c'è che l'imbarazzo della scelta: le antiche civiltà, le invasioni barbariche, le conquiste arabe e normanne, la politica coloniale dei "conquistadores"... e tanti altri esempi ancora.

E l'Italia? E' sempre stata terra di immigrazione, come oggi? Parliamo loro di quanti nostri antenati sono emigrati in America, in Belgio/Germania oppure che si sono spostati internamente dal Sud per trovare lavoro nelle fabbriche del Nord. Facciamo vedere loro alcune immagini riferiti all'emigrazione italiana e commentiamole insieme.

 
 
Oppure la discussione può spostarsi su un piano più "leggero", osservando questa cartina che mostra l'origine di famosi personaggi della Disney
 
 
O ancora, se si preferisce ampliare l'argomento da un'altra dimensione planetaria, si può far osservare questa cartina che mostra le varie lingue nel mondo
 
 
Il nostro percorso cominciato in aula è continuato fuori: la classe ha visitato una mostra interattiva sul plurilinguismo e sulla multietnicità che è stata allestita nella nostra città.
Infine tutti hanno contribuito personalmente alla realizzazione di un cartellone con frasi riferite al concetto di amicizia tradotte in varie lingue (inglese, francese, spagnolo, russo, rumeno, albanese, cinese, bengalese e... napoletano).
 
 
E, dulcis in fundo, la classe ha partecipato al progetto "Dona un libro ad un rifugiato" sbizzarrendosi nella formulazione di dediche ed auguri di buona permanenza per i riceventi.
Una dedica l'abbiamo direttamente estrapolata dalle parole del poeta statunitense Walt Whitman: "A te. Straniero, se passando mi incontri e desideri parlarmi, perché non dovresti farlo? E perché non dovrei farlo io?"
Anche questa è integrazione.
 
Questi sono alcuni libri pronti donati dai ragazzi e pronti per essere "impacchettati" 
 
 
 

Un'ultima sorpresa "multiculturale": un alunno di nazionalità albanese ci ha fatto assaggiare un piatto tipico della sua terra natale, il burek, e ci ha rivelato la ricetta:
 
Ingredienti:
1 kg di spinaci freschi
2 cipolle
500 g di farina
Olio sale e pepe

Preparazione:
Impastare farina, sale e acqua, fare la pasta sfoglia, mettere due strati di pasta sfoglia in una teglia.
Tagliare gli spinaci e le cipolle a pezzi piccoli e metterli nella pasta sfoglia.
Condire con olio, sale e pepe, aggiungere un po’ di farina.
Concludere con due strati di pasta sfoglia e piegarli ai bordi.
Mettere in forno fino a che non diventa dorato.

 Una vera bontà!