lunedì 19 ottobre 2020

Fare storia con le immagini: la Belle Epoque

 


Prof, finalmente a storia quest'anno studieremo le guerre mondiali!
Sì, vero, lo faremo. Ma prima dobbiamo arrivare a comprendere bene le motivazioni che hanno spinto gli stati a dichiararsi guerra e la situazione europea (ma anche extraeuropea) che fece da preludio ad un XX secolo funestato da eventi bellici di simile portata.
Cominciamo affrontando un'epoca che di guerre non ne conobbe neppure una e proprio per questo, insieme ad altri motivi che presto scopriremo, è passata alla storia con il nome di Belle Epoque, ovvero "Epoca Bella".
Siccome il nostro libro è pieno di bellissime immagini che riguardano questo periodo, proviamo a sperimentare di nuovo, come abbiano fatto anche gli scorsi anni, una modalità di lavoro opposta a quella tradizionale: non lettura del testo e successiva osservazione delle immagini, bensì partenza dall'immagine, prima ancora di aver letto il testo, per dare avvio a deduzioni e ragionamenti su ciò che quelle foto e quei disegni potrebbero voler significare in termini di contenuto riscontrabile all'interno del capitolo.  
Alle immagini presenti nel libro di testo ne verranno aggiunte altre, reperite su web, riferite allo stesso periodo e alle stesse tematiche.
Utilizzeremo le immagini dell'epoca per riflettere su quale doveva essere la società del tempo, infine proveremo a fare un raffronto tra queste figure passate e quelle dell'epoca contemporanea inserite all'interno dello stesso contesto
Rammenti, come abbiamo visto negli anni scorsi, quanto le fonti iconografiche siano molto importanti per comprendere i periodi storici presentati nei manuali di studio, vero?
Allora non perdiamo altro tempo e mettiamoci subito al lavoro.
E' vero che non possiamo avvicinare i banchi per poter lavorare in gruppo, però possiamo comunque scambiarci un po' di idee con i nostri compagni più prossimi, rimanendo ovviamente ai propri posti, e poi eseguire tutti insieme una condivisione collettiva di ciò che le figure del libro ci hanno suggerito.
Sarà efficace lo stesso poter mettere a confronto le nostre idee con quelle elaborate dal resto dei nostri compagni.
E ora osservate con attenzioni le immagini su cui cominceremo a lavorare:















Annotate poi sul quaderno le vostre deduzioni a partire da poche domande guida inserite più sotto e provate quindi a sviluppare i vostri ragionamenti in modo libero, seppur cercando di mantenere organicità di pensiero e coerenza logica.
Ultima raccomandazione: non soffermiamoci a leggere né le didascalie né i paragrafi che illustrano l'argomento. Quello che dobbiamo fare in questa fase di lavoro è solo cercare di ragionare, dopodiché seguirà una condivisione generale in cui vedremo cosa siamo riusciti a comprendere di questa "Epoca Bella" solo osservando con attenzione le immagini e tutti i dettagli in esse contenuti.

Queste le domande guida:
- cosa vedi nelle immagini? Fai una breve descrizione.
- cosa rappresentano e che significato hanno, secondo te, all'interno del capitolo?
- cosa fanno comprendere della società del tempo?

Tante, tantissime le riflessioni che avete annotato. Proviamo a farne una estrema sintesi tutti insieme:
- Nelle prime cinque immagini si notano uomini e donne che stanno insieme in momenti di svago (seduti ai tavoli di locali molto affollati, nei parchi, in sella a delle biciclette, in sale da ballo, nei cinema). Questo vuol dire che le persone uscivano, si divertivano, che esistevano locali per lo svago come luoghi in cui si poteva bere o mangiare, parchi in cui si poteva stare all'aperto, cinema in cui si potevano vedere dei film e sale da ballo in cui ci si poteva muovere ai tempi di musica o stare ad osservare dei balletti. Questi forse sta anche alla base del nome Belle Epoque: è un'epoca bella quella in cui le persone possono fare tutte queste cose e in cui ci si può divertire. C'è quasi da invidiare il fatto che potessero stare così vicini e dentro locali affollati: in questo momento noi non possiamo farlo causa emergenza sanitaria e proveremmo volentieri, anche solo per un po' di tempo,  a vivere in un'epoca così. Inoltre uomini e donne appaiono vestiti bene, in modo elegante, quindi la moda deve essere stata un aspetto della vita importante. Se c'è la possibilità di spendere soldi per passare momenti di svago o per vestirsi in modo curato, vorrà dire che la Belle Epoque fu un periodo in cui l'economia se la passava bene e le persone potevano spendere il denaro anche in cose che non fossero beni di assoluta necessità.

- nelle successive quattro immagini ci sono dei manifesti pubblicitari che servono per convincere le persone ad acquistare nuovi prodotti. Quindi più soldi che girano, più prodotti da comprare. Si pubblicizzano accessori di vestiti, alimenti e mezzi di trasporto. Il manifesto con la pubblicità dei biscotti è a tema floreale, come lo stile liberty che abbiamo visto ieri a storia dell'arte. Forse fu un'epoca bella anche perché ci furono tanti artisti che lavoravano, oltre a tanti altri che lo facevano, perché solo con il lavoro si può spendere i soldi che si guadagnano. Se si fanno tante pubblicità, vuol dire che la gente compra e durante la Belle Epoque questo, probabilmente, avveniva con più facilità rispetto a prima.

- a proposito di pubblicità di mezzi di trasporto: nelle successive due immagini ci sono due foto d'epoca dove vengono ritratti uomini vicino a delle biciclette e una automobile. Evidentemente questi erano i mezzi utilizzati a quei tempi e sia le bici che le auto sembrano strane: le biciclette avevano delle ruote enormi! Da rompersi l'osso del collo se si cadeva da lassù! Anche l'auto è ancora un po' strana: deve essere stata lentissima e neanche il massimo della comodità. Però le persone, rispetto che andare a piedi, vedevano sicuramente migliorato il loro stile di vita. Comunque sicuramente non tutti potevano permettersi di comprare sia bici che auto, o meglio, magari le biciclette sì, ma le automobili saranno state sicuramente molto costose. Nell'ultima foto c'è un signore di fronte ad uno strano apparecchio: forse serviva per comunicare, perché ci sono fili e strumentazioni che ricordano i microfoni e degli impianti tecnici abbastanza sofisticati. Deve essere stato anche un periodo in cui venivano scoperte molte cose nuove, perché se ci sono condizioni favorevoli a far sviluppare nuove idee, alcune persone riescono a realizzarle e probabilmente allora di scoperte e nuove invenzioni ce ne saranno state tante.

Solo una parola: S T R E P I T O S I !!
Provate a leggere adesso le didascalie delle foto e le spiegazioni dei paragrafi del libro di testo: ritroverete tutte le informazioni che avete dedotto senza alcun genere di spiegazione.
Forte, no? Fatevi i complimenti! Ve li meritate proprio!

Ma non adagiamoci troppo sugli allori e passiamo alla seconda fase del nostro lavoro: proviamo, cioè, ad accostare due immagini, una proveniente dal periodo della Belle Epoque e un'altra ripresa dal mondo moderno o contemporaneo, e facciamo in modo di paragonare le due figure, partendo dalle seguenti sollecitazioni:
- cosa vedi nelle immagini? Cosa rappresentano?
- quali sono le differenze più evidenti tra le due immagini e quali cambiamenti noti?
- noti, invece, dei punti in comune? Quali?

  
Anche in questo caso, facciamo una sintesi delle conclusioni a cui siamo giunti dopo discussione e condivisione collettiva:
- Il disegno a sinistra, riferito alla Belle Epoque, fa vedere una donna giovane che è vestita in modo abbastanza provocante. Anzi, vista l'epoca, era molto provocante: il petto è quasi in vista e la gonna larga era simile a quella che indossavano le ballerine di can-can al Mouline Rouge, luogo considerato scandaloso per i suoi balletti ammiccanti.
- Anche il disegno a destra, forse una foto degli anni '70 o '80, mostra una donna giovane e molto bella che i vestiti, praticamente, non li ha e che si copre il corpo con un grande boccale di birra. La posa è molto provocante, quindi questo atteggiamento femminile è comune in entrambe le raffigurazioni.
- Nella prima immagine il nome del prodotto è in bella vista, nella seconda anche, ma compare anche nello slogan scritto in maiuscolo, come se la ragazza parlasse direttamente con il cliente.
- Sono entrambe immagini pubblicitarie di bevande alcoliche e, come tutti i messaggi pubblicitari, cercano di attirare il cliente, quindi si cerca di invogliare gli uomini a comprare quel prodotto mettendo in primo piano una bella donna. Questo avviene anche negli spot pubblicitari più moderni: le donne che vengono mostrate sono sempre giovani e dal corpo perfetto, a volte anche in situazioni che non avrebbero bisogno di mostrare figure femminili sempre perfette. Per esempio, anche in alcuni prodotti alimentari più comuni, si vedono componenti di una famiglia in cui le mamme sembrano più giovani dei figli. Come è possibile? E anche nei vari aperitivi o alcolici spesso si fa riferimento a belle donne,  come in questo caso, anche se ci sono casi in cui compaiono uomini, come il famoso anziano con i baffi della birra Moretti. Però le donne prevalgono sempre negli spot e sono bellissime, segno che il prodotto vende di più (aggiunta della prof: il discorso verrà presto ampliato con degli approfondimenti sul ruolo e sull'immagine della donna di ieri e di oggi in ambito sociale, quindi tenete ben in serbo le informazioni che sono venute fuori, mi raccomando!)



- qui sono messe accanto due fotografie di automobili: a sinistra uno dei primi esempi di autovettura a motore, a destra una delle auto più costose di tutti i tempi, cioè la Ferrari. Le differenze sono tante! Anche se gli accessori di base sono, ovviamente, comuni (ad esempio il volante, le quattro ruote, i fanali, i sedili, il motore), ma la seconda rappresenta il massimo del confort, il top delle autovetture, la bellezza, l'eleganza, il colore fiammante, la comodità e la velocità! Tutte cose che nella prima vettura sembra che un pochino lascino a desiderare, ma per l'epoca invece chissà quanto appariva innovativa una macchina del genere! E poi tutte e due devono essere costate o costare un sacco di soldi, tanto che pochi se le potevano/possono permettere. Perciò abbiamo trovato dei punti in comune importanti: entrambi i mezzi di trasporto servono/servivano per spostarsi con il massimo della comodità e della velocità e, sempre entrambi i mezzi, indicano/indicavano che il possessore appartiene/apparteneva ad uno "status" sociale benestante, perché si tratta/trattava di vetture molto costose.







- in queste due foto ci sono due apparecchi che servono per la comunicazione a distanza: un antico telegrafo senza fili ed un cellulare di ultima generazione. Diversità principali: pesantezza, immobilità il primo, leggerezza, maneggiabilità e trasportabilità il secondo. Rispetto agli altri due abbinamenti, in questo caso le funzioni sono profondamente cambiate: mentre i messaggi pubblicitari spingono sempre i consumatori all'acquisto e le auto servono a spostarsi velocemente e comodamente, con il telefono cellulare le forme di comunicazione sono state affiancate a delle funzioni ritenute più importanti del servizio di telefonia vera e propria. Con il cellulare non si comunica e basta (e lo facciamo più con messaggi che con vere telefonate), bensì si fanno foto, video, si accede a internet, si utilizzano svariati tipi di app, quindi non solo comunicazione ma tanto tanto tanto altro! Queste due foto qui, forse, mostrano più di tutti quanto i tempi siano cambiati tra Belle Epoque ed epoca contemporanea.

Che dire, se non che siete stati strepitosi pure questa volta? E pure questa volte complimentatevi a vicenda. Ormai lo abbiamo capito: proporre le nostre idee e condividerle con gli altri si rivela sempre un metodo efficace!
E, visto che "ampliare" le informazioni del libro di testo vi riesce così bene, concentriamoci sulle ultime tre attività che ci permetteranno di approfondire ed interiorizzare ben bene le caratteristiche fondamentali di questa epoca presentata come primo capitolo del nostro manuale.

Prima attività

Leggiamo insieme questo brano, intitolato L'epoca bella e tratto dal libro La storia sei tu - che presenta in una piacevolissima forma narrativa gli avvenimenti storici più significativi di tutti i tempi - e proviamo a porci delle domande di comprensione che ci aiuteranno a comprendere meglio le novità più importanti del periodo storico che stiamo affrontando



 


Queste le domande che ci siamo posti durante la lettura (ricordi il metodo dello "Splash", vero? Immergendosi bene, proprio come quando ci tuffiamo sott'acqua, riusciamo a penetrare a fondo e a comprendere in profondità un testo scritto, quindi seguiamo quelle indicazioni che ben conosciamo, ponendoci le domande giuste e le ipotesi più plausibili).
Poi eseguiamo dei brevi quickwrite per sentirci ancora più immedesimati con le persone che hanno vissuto durante questa epoca.
Questi gli input che ne sono usciti:
- Perché la gente aveva paura delle immagini proiettate al cinematografo?
Ed io come mi sento quando sono al cinema?
- Quali sono le condizioni che fanno sì che la bicicletta fosse il mezzo di trasporto più utilizzato?
Che rapporto ho con la mia bici? Quale mezzo di trasporto preferisco?
- Cosa viene finalmente concesso alle donne? Come potevano sentirsi nelle epoche precedenti? 
- Perché le persone si sentono ottimiste? Anch'io mi sarei sentito così? Quale invenzione sono sicuro che mi avrebbe più entusiasmato?
- Quali erano i beni di lusso? A cosa vengono paragonati? Quali i loro pro e i loro contro? Che rapporto ho con le cose costose? Provo ad inventare anche io una similitudine o una metafora su un oggetto di lusso, o semplicemente su un oggetto che mi piace particolarmente.

P.S.
Se vi siete persi il post del blog in cui viene spiegata la tecnica di comprensione del testo che noi definiamo, a modo nostro, tecnica dello SPLASH! consultate questo link e la conoscerete adesso:


Seconda attività

Sei un reporter che ha modo di tornare, grazie ad una macchina del tempo, a testimoniare l'aspetto delle città di inizio Novecento e i comportamenti tenuti dalle persone in strada o nei locali cittadini. Cosa vedi? Scrivi la tua esperienza in un testo narrativo.


Terza attività

Sempre ricollegandoci al lavoro sulle immagini, prova tu a creare una "storia", esattamente come quando crei una storia su Instagram, per creare la quale dovrai ricercare foto o video ed inserire un breve testo, anche a mo' di slogan, che faccia immediatamente comprendere a coloro che la visualizzeranno che stai parlando proprio del periodo della Belle Epoque.

ts


Storia di Giulia V.

Storia di Aurora P.

Storia di Alessia 

Storia di Alesio

Storia di Noemi

Storia di Giulia A.
 

storia di Alessandro C.


storia di Andrea

storia di Cristiano


storia di Eleonora

storia di Desiree S.

storia di Elia

storia di Emma

storia di Giorgio

storia di Judy

storia di Jessica



storia di Krizstian

storia di Ludovica

Tommaso A.

storia di Riccardo

storia di Pamela


storia di Rachele

Per concludere... non è che ci sentiamo troppo a nostro agio in questa Epoca Bella da fare perfino fatica a tornare a rivivere nel 2020? 
Beh, non esageriamo! 
Se il 2020 non è certo da considerare un anno fortunato, pure le persone della Belle Epoque si troveranno di fronte, di lì a breve, il 1914, eh, che in quanto ad "annus orribilis" non è mica secondo a nessuno!
La gente ha conosciuto la Grande Guerra e, a seguire, pure una pandemia peggiore del Covid-19! 
No no, meglio rimanere dove siamo. "Hic et nunc" (qui e ora) dicevano gli antichi latini.
Una cosa però facciamola: divertiamoci a condividere tutti i nostri lavori, perché lavorare con l'immaginazione e la creatività fa sempre bene sia al corpo che allo spirito, alla faccia delle situazioni avverse che vorrebbero metterci sempre in difficoltà!

lunedì 12 ottobre 2020

Ho fatto Splash!

Il post si avvale dei contributi, liberamente adattati, 
della metodologia del reading workshop e del
corso di formazione "Imparare a comprendere" 
tenuto dalla Prof.ssa Maria Piscitelli



Sai che da un'indagine statistica risulta che gli italiani hanno serie difficoltà di comprensione del testo? In pratica vuol dire che sanno leggere, ma non sanno comprendere pienamente ciò che leggono. Questo è molto grave, perché la vita ci pone continuamente di fronte a svariati generi di testi scritti e saperli correttamente decifrare è importantissimo per essere consapevoli della realtà in cui si vive, per crearsi un pensiero autonomo e persino per non finire in qualche problema. Leggere e comprendere bene un contratto di acquisto, ad esempio, può evitare che vengano inserite clausole che parlano di pagamenti non richiesti e questo può farti risparmiare dei soldi. Oppure saper leggere le istruzioni per prenotare online, ad esempio, ti impedirà di commettere qualche errore di procedura. O ancora, leggere le notizie del giorno o semplicemente un brano o un libro per puro piacere, migliorerà la qualità della tua vita, oltre che ben inserirti nella realtà che ti circonda. Insomma, saper comprendere ciò che si legge è basilare ed è a scuola (ma non solo) che si impara come fare. Noi chiameremo la strategia che ci porta ad acquisire questa competenza "FARE SPLASH dentro al testo", ossia tuffarsi ed entrare in profondità su ciò che leggiamo, esattamente come avviene quando ci lanciamo dal trampolino di una piscina ed entriamo in acqua fino ad arrivare a raggiungere il fondo.


Penetrare un testo in profondità, cercare di comprenderlo al meglio può sembrare impresa ardua ed in effetti talora lo è.
Quella profondità dell'acqua in cui dobbiamo penetrare ci può apparire perfino minacciosa. Hai presente la famosa opera d'arte giapponese "La grande onda di Kanagawa"? Ecco... forse inizialmente potremmo sentirci come i poveri uomini che appaiono nelle piccole barche sbattuti da delle onde gigantesche. Di' la verità: non li avevi neanche notati ;-)


Ma tranquillo: sarà solo una sensazione temporanea: presto impareremo che sarà perfino divertente analizzare e comprendere un testo, altroché paura di affogare!
Anzi, non lo impareremo presto. Lo impareremo subito! Al lavoro!

Un po' di teoria prima di passare alla pratica. Dal web ho estrapolato questa immagine che ti aiuterà a tenere a mente i cinque punti essenziali sui quali potrai muoverti per poter raggiungere le competenze su cui andremo a lavorare. Fanne una sorta di promemoria, quasi un segnalibro da portare sempre con te. Vedrai che ti aiuterà a focalizzare ciò che è davvero importante. 
E adesso vediamo come applicare queste tecniche di lettura profonda all'interno del testo che leggiamo per comprenderlo al meglio.





A scuola nel 2155

Quella sera Margie annotò l'avvenimento nel suo diario. Sotto la data del 17 maggio 2155 scrisse: "Oggi Tommy ha trovato un vero libro!". Era un libro molto, molto vecchio. Il nonno di Margie aveva raccontato un giorno che, quando lui era piccolo, suo nonno gli aveva detto che in passato tutte le storie erano stampate su carta.
Sfogliarono le pagine, ingiallite ed accartocciate, e si divertirono a guardare quelle parole che restavano ferme, senza scorrere su uno schermo, come fanno di solito le parole. Poi, tornando indietro alla prima pagina, scoprirono con stupore le stesse parole di prima, quelle che avevano guardato per la prima volta.
"Che spreconi" disse Tommy. "Quando un libro era letto non restava che buttarlo. Invece alla televisione passano non so quanti libri e lo schermo serve sempre. Io non butterei via di certo il mio televisore".
"Nemmeno io" disse Margie.
Margie aveva undici anni e non aveva ancora letto tanti libri come Tommy, che ne aveva tredici.
"Dove l'hai trovato?" domandò.
"In casa". Senza alzare gli occhi dal libro, le additò la soffitta: "Lassù".
"Di cosa parla?"
"Di scuola"
Margie restò delusa.
"Di scuola? Ma che cosa c'è da scrivere sulla scuola? Io non la posso soffrire".
Margie aveva sempre odiato la scuola, ma ora la detestava più che mai. Il maestro meccanico le aveva rifilato test su test di geografia e lei era andata di male in peggio, finché sua madre, scrollando il capo, aveva chiamato l'ispettore.
L'ispettore era un ometto tondo con la faccia rosea e un'enorme cassetta piena di utensili, fili e transistor. Sorrise a Margie e le regalò una mela, poi si mise a smontare il maestro. Margie, sotto sotto, sperava che non fosse più capace a ricomporlo, e invece l'ispettore ci riuscì benissimo e dopo un'oretta eccolo di nuovo lì, il maestro meccanico, enorme e nero, con il grosso schermo su cui passavano tutte le lezioni con le relative domande. Quella parte del maestro però non dispiaceva a Margie. Non poteva invece soffrire l'apparecchio in cui doveva infilare i compiti e i test.
Questi andavano trascritti in un codice per mezzo di perforazioni speciali che le avevano insegnato a fare quando aveva appena sei anni, e allora, in un batter d'occhio, il maestro meccanico calcolava il voto.
L'ispettore, una volta finito il lavoro, le aveva sorriso, dandole un colpetto sulla testa, e aveva detto a sua madre:
"Non è colpa della bambina, signora. Secondo me, le lezioni di geografia erano un po' troppo rapide. Sono cose che capitano. Adesso comunque ho ridotto il tempo a livello di un allievo di dieci anni e i risultati della bimba sono soddisfacenti". E aveva dato un'altra serie di colpetti in testa a Margie.
Margie era rimasta profondamente delusa. Aveva tanto sperato che l'ispettore portasse via il maestro per un mese, perché il programma di storia si era guastato.
Margie, dunque, disse a Tommy: "Ma perché devono sempre parlare di scuola?"
Tommi la guardò con aria di superiorità.
"Ma non è la nostra scuola, sciocca. E' la vecchia scuola, com'era centinaia di anni fa!". Aggiunse scandendo le parole: "Secoli fa".
Margie si sentì offesa: "Non so proprio che razza di scuola potessero avere tanto tempo fa!". Sfogliò qualche pagina del libro: "E comunque avevano sempre un maestro, anzi un professore".
"Certo che avevano un professore, ma non era un maestro meccanico, era un uomo".
"Un uomo? E come fa un uomo a essere professore?"
"Ecco; era uno che spiegava le lezioni, assegnava i compiti e interrogava gli allievi".
"Ma un uomo non è in grado di farlo".
"Sì che lo è. Mio padre ne sa quanto il mio maestro meccanico".
"Impossibile. Un uomo non può sapere tutto quello che sa il maestro".
"E io ti dico di sì".
Margie però non aveva voglia di litigare. Disse: "Io però non vorrei avere un estraneo in casa perché mi facesse lezione".
Tommy scoppiò in una gran risata.
"Non sai proprio niente, tu. I professori non stavano un casa degli allievi. C'era una sede speciale, e tutti ci andavano".
"E imparavano tutti la stessa cosa?"
"Certo, se erano ragazzi della stessa età".
"Ma la mamma dice che il maestro deve essere programmato a seconda del livello mentale dei ragazzi, e che ogni bambino ha bisogno di un insegnamento diverso".
"Ad ogni modo, allora non era così. Se non ti piace non hai che da chiudere il libro".
"Non ho detto che non mi piace" disse subito Margie, che moriva dalla voglia di sapere come funzionassero quelle strane scuole. Erano arrivati appena a metà del libro, quando la madre di Margie chiamò: "Margie! A lezione!". Margie alzò gli occhi dal volume.
"Un momento ancora, mamma!"
"Vieni subito!" disse la signora Jones. "Anzi, è ora che venga anche Tommy. Margie disse a Tommy: "Potrò continuare a leggere il libro con te dopo la lezione?".
"Forse" disse lui con indifferenza, e si allontanò fischiettando con il vecchio libro sotto il braccio.
Margie andò nella classe, vicina alla stanza da letto, dove l'aspettava il maestro meccanico. Tutti i giorni la stessa cosa, tranne il sabato e la domenica, perché sua madre diceva che le bambine imparano meglio se vanno a lezione a ore regolari.
Lo schermo era acceso.
"La lezione odierna di aritmetica tratterà delle frazioni. Prego inserire nel foro apposito i compiti di ieri".
Con un sospiro Margie obbedì. Intanto pensava alle scuole di una volta, quelle che c'erano quando il nonno di suo nonno era un ragazzino. Tutti i bambini del quartiere arrivavano a scuola, ridendo e gridando, poi andavano a sedersi, tutti insieme nell'aula, e alla fine della scuola tornavano a casa insieme. Imparavano le stesse cose, e così potevano discuterne e aiutarsi nei compiti che dovevano fare. Quando i professori erano delle persone...
Il maestro meccanico continuava a spiegare dallo schermo: "Per addizionare 1/2 e 1/3..."
Margie pensò: "Come doveva essere bella la scuola, una volta! I ragazzi, allora, chissà quanto si divertivano".
(Isaac Asimov, Racconti di fantascienza "La prova del nove" - raccolta Urania).

Cominciamo ponendoci subito delle domande generali che ci fanno focalizzare i tratti essenziali del brano appena letto (sinteticamente, le classiche 5 W del giornalismo, sempre utili per delineare le caratteristiche fondamentali di qualsiasi testo scritto):


A quale genere appartiene il brano? 
Chi lo ha scritto e da quale testo è tratto?
Che tipo di linguaggio è usato?
Di cosa parla, qual è l'argomento principale?   (WHAT?)
Quanto dura la vicenda, luogo e tempo in cui si svolge? (WHEN? -  WHERE?)
Cosa puoi dire dei personaggi? Chi sono? Che relazione hanno tra di loro? (WHO?)
Che conseguenze ha la vicenda sulla storia dei personaggi? (WHY?)

Posso fare connessioni con altri testi, con altre esperienze riferite alla mia vita o a ciò che mi circonda?


E adesso proviamo a "smontare" il brano pezzo per pezzo così da arrivare a comprenderlo in profondità.
Per penetrare un testo a fondo occorre porsi le DOMANDE giuste e cercare di fare mentalmente delle IPOTESI. Le domande serviranno ad aiutarci a penetrare il testo in profondità, entrandoci dentro proprio come avviene quando ci tuffiamo in acqua, e riusciremo se ci creeremo delle ipotesi e ci porremo le domande giuste, le risposte permetteranno di analizzare un testo con tutte le sfumature possibili. Insomma... faremo SPLASH!! Saremo immersi nella vicenda raccontata e la nostra capacità di comprensione sarà positivamente attivata, riuscendo non solo a cogliere le informazioni esplicite (cioè quelle che appaiono chiare e manifeste mentre si legge), ma anche quelle implicite (cioè quelle che bisogna ricavare del testo perché sottintese e non dette esplicitamente).


Quella sera Margie annotò l'avvenimento nel suo diario. Sotto la data del 17 maggio 2155 scrisse: "Oggi Tommy ha trovato un vero libro!"
Che tipo di incipit è? Vengono presentati ambienti e personaggi? Che relazione c'è tra i personaggi? Viene data una precisazione temporale? Da quali tipologie di sequenze è composto? Quale fatto risalta nell'incipit?

Era un libro molto, molto vecchio. Il nonno di Margie aveva raccontato un giorno che, quando lui era piccolo, suo nonno gli aveva detto che in passato tutte le storie erano stampate su carta.
Sfogliarono le pagine, ingiallite ed accartocciate, e si divertirono a guardare quelle parole che restavano ferme, senza scorrere su uno schermo, come fanno di solito le parole. Poi, tornando indietro alla prima pagina, scoprirono con stupore le stesse parole di prima, quelle che avevano guardato per la prima volta.
Dopo la precisazione di un oggetto che rappresenta il fulcro dell'incipit, notiamo che il medesimo è presente nelle sequenze successive. Questo cosa significa, secondo te?
Quali tipi di sequenze compaiono? Che sentimenti provano i protagonisti e qual è il motivo?
Perché dicono che sono stupiti a vedere le stesse parole in una posizione diversa? Come verrà effettuata, quindi, la loro lettura tipica?

"Che spreconi" disse Tommy. "Quando un libro era letto non restava che buttarlo. Invece alla televisione passano non so quanti libri e lo schermo serve sempre. Io non butterei via di certo il mio televisore".
"Nemmeno io" disse Margie.
Margie aveva undici anni e non aveva ancora letto tanti libri come Tommy, che ne aveva tredici.
"Dove l'hai trovato?" domandò.
"In casa". Senza alzare gli occhi dal libro, le additò la soffitta: "Lassù".
"Di cosa parla?"
"Di scuola"
Margie restò delusa.
"Di scuola? Ma che cosa c'è da scrivere sulla scuola? Io non la posso soffrire".
Che tipi di sequenze compaiono? Si comprende una informazione importante sui protagonisti e sull'oggetto. Quali?
Perché Margie dice di rimanere delusa? Che rapporto potrebbe avere con la scuola?
Che effetto farebbe a te trovare un oggetto del genere?

Margie aveva sempre odiato la scuola, ma ora la detestava più che mai. Il maestro meccanico le aveva rifilato test su test di geografia e lei era andata di male in peggio, finché sua madre, scrollando il capo, aveva chiamato l'ispettore.
L'ispettore era un ometto tondo con la faccia rosea e un'enorme cassetta piena di utensili, fili e transistor. Sorrise a Margie e le regalò una mela, poi si mise a smontare il maestro. Margie, sotto sotto, sperava che non fosse più capace a ricomporlo, e invece l'ispettore ci riuscì benissimo e dopo un'oretta eccolo di nuovo lì, il maestro meccanico, enorme e nero, con il grosso schermo su cui passavano tutte le lezioni con le relative domande. Quella parte del maestro però non dispiaceva a Margie. Non poteva invece soffrire l'apparecchio in cui doveva infilare i compiti e i test.
Questi andavano trascritti in un codice per mezzo di perforazioni speciali che le avevano insegnato a fare quando aveva appena sei anni, e allora, in un batter d'occhio, il maestro meccanico calcolava il voto.
L'ispettore, una volta finito il lavoro, le aveva sorriso, dandole un colpetto sulla testa, e aveva detto a sua madre:
"Non è colpa della bambina, signora. Secondo me, le lezioni di geografia erano un po' troppo rapide. Sono cose che capitano. Adesso comunque ho ridotto il tempo a livello di un allievo di dieci anni e i risultati della bimba sono soddisfacenti". E aveva dato un'altra serie di colpetti in testa a Margie.
Margie era rimasta profondamente delusa. Aveva tanto sperato che l'ispettore portasse via il maestro per un mese, perché il programma di storia si era guastato.
Quali sequenze trovi in questa parte? Quali nuovi personaggi compaiono, che ruolo hanno nella storia e che rapporto hanno con Margie? 
Osservando il contesto, quali saranno i significati delle parole "rifilare" e "perforazione"? Prova a trovare un sinonimo di ciascuno dei due.
Come viene descritto l'ispettore? Che atteggiamento assume nei confronti di Margie? 
Per quale motivo la bambina prova un senso di delusione? 
Cosa si può dedurre a proposito dei sentimenti che Margie nutre nei confronti della sua scuola?

Margie, dunque, disse a Tommy: "Ma perché devono sempre parlare di scuola?"
Tommi la guardò con aria di superiorità.
"Ma non è la nostra scuola, sciocca. E' la vecchia scuola, com'era centinaia di anni fa!". Aggiunse scandendo le parole: "Secoli fa".
Margie si sentì offesa: "Non so proprio che razza di scuola potessero avere tanto tempo fa!". Sfogliò qualche pagina del libro: "E comunque avevano sempre un maestro, anzi un professore".
"Certo che avevano un professore, ma non era un maestro meccanico, era un uomo".
"Un uomo? E come fa un uomo a essere professore?"
"Ecco; era uno che spiegava le lezioni, assegnava i compiti e interrogava gli allievi".
"Ma un uomo non è in grado di farlo".
"Sì che lo è. Mio padre ne sa quanto il mio maestro meccanico".
"Impossibile. Un uomo non può sapere tutto quello che sa il maestro".
"E io ti dico di sì".
Margie però non aveva voglia di litigare. Disse: "Io però non vorrei avere un estraneo in casa perché mi facesse lezione".
Tommy scoppiò in una gran risata.
"Non sai proprio niente, tu. I professori non stavano un casa degli allievi. C'era una sede speciale, e tutti ci andavano".
"E imparavano tutti la stessa cosa?"
"Certo, se erano ragazzi della stessa età".
"Ma la mamma dice che il maestro deve essere programmato a seconda del livello mentale dei ragazzi, e che ogni bambino ha bisogno di un insegnamento diverso".
"Ad ogni modo, allora non era così. Se non ti piace non hai che da chiudere il libro".
"Non ho detto che non mi piace" disse subito Margie, che moriva dalla voglia di sapere come funzionassero quelle strane scuole. Erano arrivati appena a metà del libro, quando la madre di Margie chiamò: "Margie! A lezione!". Margie alzò gli occhi dal volume.
"Un momento ancora, mamma!"
"Vieni subito!" disse la signora Jones. "Anzi, è ora che venga anche Tommy. Margie disse a Tommy: "Potrò continuare a leggere il libro con te dopo la lezione?".
"Forse" disse lui con indifferenza, e si allontanò fischiettando con il vecchio libro sotto il braccio.
Margie andò nella classe, vicina alla stanza da letto, dove l'aspettava il maestro meccanico. Tutti i giorni la stessa cosa, tranne il sabato e la domenica, perché sua madre diceva che le bambine imparano meglio se vanno a lezione a ore regolari.
Che atteggiamento assume Tommy nei confronti dell'amica? Osserva con attenzione le frasi che lo dimostrano.
Quali sono i dubbi sollevati da Margie? Tu avresti avuto le stesse perplessità se ti fossi trovato nella medesima situazione?
Che carattere ti sembra che abbia la madre? Che ruolo ha nell'istruzione della figlia? Ti piacerebbe che tua madre avesse un ruolo simile? Come immagini che potrebbe gestire la situazione?

Lo schermo era acceso.
"La lezione odierna di aritmetica tratterà delle frazioni. Prego inserire nel foro apposito i compiti di ieri".
Con un sospiro Margie obbedì. Intanto pensava alle scuole di una volta, quelle che c'erano quando il nonno di suo nonno era un ragazzino. Tutti i bambini del quartiere arrivavano a scuola, ridendo e gridando, poi andavano a sedersi, tutti insieme nell'aula, e alla fine della scuola tornavano a casa insieme. Imparavano le stesse cose, e così potevano discuterne e aiutarsi nei compiti che dovevano fare. Quando i professori erano delle persone...
Il maestro meccanico continuava a spiegare dallo schermo: "Per addizionare 1/2 e 1/3..."
Margie pensò: "Come doveva essere bella la scuola, una volta! I ragazzi, allora, chissà quanto si divertivano".
Come si conclude questo brano? Cosa prova Margie alla fine di questa storia? Tu avresti provato sentimenti simili se ti fossi trovato nella situazione della protagonista?
Ripensa alla scuola del futuro presentata in questo brano e prova a visualizzare personaggi, azioni e ambienti. Noti delle connessioni con la tua vita? Ti piacerebbe fare scuola come la fa Margie?

Considerazioni generali e finali:
Prova a sintetizzare il contenuto di questo brano, anche in modalità schematica, e ripensa a tutti i passaggi logici. Sono presentati in modo semplice e lineare? 
Ripensa ad ambienti, personaggi e scansioni temporali. Fanno comprendere il genere a cui il testo appartiene? Quali, in particolare?
Come consideri il linguaggio di questo testo? Ci sono molti termini complessi o di uso comune?
Qual è il tempo verbale prevalente? Perché, secondo te, l'autore sceglie di  usarlo?
Qual è il messaggio che, a tuo avviso, vuole dare l'autore? Si capisce qual è il suo punto di vista? Si capisce se c'è una situazione o un personaggio con cui si mostra schierato?


Visto come formulare delle ipotesi e porsi delle domande inerenti al testo ci permette di penetrare in profondità su ciò che stiamo leggendo?
Visto come ci siamo immersi? Visto che non è poi così difficile fare splash?
Beh, il tuffo in piscina è un'altra cosa sicuramente.
Ma pure immergersi per avere chiaro ciò che si legge dà una bella sensazione, vero?
E allora... non ci resta che attendere il nostro prossimo splash! Ne emergeremo tutti più consapevoli.

sabato 10 ottobre 2020

Il testo argomentativo: persuadere, sapendo argomentare

 




Sai che saper argomentare, ossia dimostrare una idea tramite ragionamenti logici, sarà una competenza che nella vita ti servirà più di quanto immagini?
Saper persuadere gli altri e convincerli delle tue ragioni potrà davvero semplificarti la vita in un sacco di occasioni e cosa c'è di meglio di imparare insieme per sapere come si fa?
Ci metteremo al lavoro immediatamente e lo faremo affrontando insieme una tipologia testuale riservata principalmente proprio a voi studenti più grandi, che ormai avete raggiunto la soglia della classe terza: sto parlando del TESTO ARGOMENTATIVO.

Cominciamo guardando insieme questo breve video che presenta  le caratteristiche essenziali di questo tipo di testo che, come ripeto, ti sarà utilissimo conoscere: 


Proviamo adesso a fare insieme una sintesi di ciò che ci serve sapere prima di iniziare a cimentarci in questa nuova forma testuale, riassumendo ciò che abbiamo appreso - in fase teorica - nel corso della osservazione del video e anche da ciò che ci viene proposto nel tuo libro di testo.

Questi sono i capisaldi essenziali di un testo argomentativo da tenere a mente:
  • cercare di convincere della validità delle nostra opinioni (tesi) e dimostrare di essere in grado di sostenerle ragionando in modo logico;
  • riportare anche fatti o pareri autorevoli che possano avvalorare le nostre tesi;
  • cercare di confutare, cioè smentire, le idee che potrebbero essere opposte alla nostra tesi (in questo caso si parla, infatti, di antitesi), usando comunque formule non aggressive e comunque riferite sempre al fatto che si tratta di opinione personale;
  • utilizzare un linguaggio preciso e termini specifici, evitando il tono colloquiale o informale;
  • fare uso di discorsi ben articolati che comprendano subordinate unite da connettivi, cioè espressioni o parole come avverbi e congiunzioni che servono a collegare le frasi;
  • prevalenza del tempo verbale al presente indicativo;
  • attenzione massima alla correttezza ortografica (anche se questa indicazione è valida, ovviamente, per qualsiasi tipo di testo ci si ritrovi a scrivere)

Questo è uno schema base su cui ci eserciteremo provando a discutere, in maniera sintetica e a mo' di elenco, su problematiche sorte nel corso di discussioni, testi letti, articoli di quotidiani o riviste ed anche apposite esercitazioni proposte dal libro di testo:

 

 

Introduzione……

(presentare il problema o la questione di cui parlerai in maniera non scontata)

 

Ad esempio è assolutamente vietato scrivere: “in questo testo parlerò di…”

 

 

 

Tesi

(argomenti per sostenerle)

 

……

……

……

 

 

 

Antitesi

(argomenti per confutarle)

 

……..

……..

……..

 

 

Conclusione……

(chiarire definitivamente la propria opinione, anche riassumendola. Non essere di nuovo troppo banale o sbrigativo)

 

 



Appuntare le nostre idee e le nostre argomentazioni rispettando la struttura testuale che dovrà ottenere il nostro elaborato, ci aiuterà a divenire padroni di questo modo di scrivere una volta che proveremo a produrre un nostro elaborato.
E, dopo esserci esercitati con questo schema, proviamo a comporre insieme un vero e proprio testo argomentativo e ad articolarlo cercando di rispettare il più possibile le caratteristiche essenziali sopra esposte.
Anche questo lavoro svolto insieme servirà come base per la produzione di un vostro elaborato, appartenente a questa tipologia testuale, scritto in totale autonomia.


 

Titolo - Motorino a quattordici anni: sì o no?

 

 

annotazioni riferite alle caratteristiche tipiche testuali

 

 

Spesso, arrivati a quattordici anni, i ragazzi chiedono ai genitori di poter avere la disponibilità di un motorino.

 

 

 

Per prima cosa i più giovani lo fanno perché vorrebbero sentirsi più autonomi nei loro spostamenti, infatti così i genitori non sarebbero più costretti ad accompagnarli nei  posti più svariati, come scuola, palestra o a casa di amici.

In secondo luogo, usando con coscienza il motorino, potrebbero dimostrare di essere maturi e responsabili, tanto che dovranno riuscire a superare un esame per ottenere il patentino di guida e dovranno pure stare attenti a non incorrere in multe o a non commettere infrazioni del codice della strada.

Inoltre per un ragazzo essere in possesso di un motorino permette di farlo sentire parte di un gruppo con maggior facilità, anche perché se tutti decidono di ritrovarsi in un posto preciso e non c’è alcuna possibilità di farsi accompagnare, tutto ciò che resta da fare è rinunciare all’uscita e, se queste rinunce diventano troppo frequenti, può rischiare di venire emarginato dal resto della compagnia.

In merito a quanto detto, mi è capitato di ascoltare proprio un servizio al Tg, in cui uno psicologo dell’età evolutiva riferiva che per i giovanissimi l’accettazione nel gruppo diventa un valore fondamentale e il motorino potrebbe rivelarsi utile per favorire questo aspetto.

Contrariamente a quello che pensano i ragazzi, può capitare che ad opporsi all’uso del motorino siano i genitori, perché temono che i figli possano rimanere coinvolti in pericolosi incidenti stradali.

In merito a ciò, secondo me, non è possibile impedire che i figli possano venire coinvolti in incidenti stradali, in quanto i casi in cui possono avvenire degli infortuni sono numerosi ed imprevedibili, ad esempio durante le passeggiate a piedi, i giri in bicicletta o perfino in auto guidata da un adulto.

E’ poi importante ricordare che dalle più accreditate statistiche emerge che gli incidenti automobilistici sono quelli che provocano più vittime in assoluto, quindi escludere il motorino per evitare infortuni pericolosi non è la soluzione per risolvere definitivamente questo problema.

Anche di fronte alla protesta dei genitori per una spesa eccessiva, a mio avviso, si può rispondere che i ragazzi, nel caso in cui provvedano a mantenere il mezzo da soli, avranno modo di diventare più responsabili e tenere maggiormente di conto il denaro a loro disposizione.

Mio fratello, ad esempio, preferisce risparmiare soldi sulle merendine al bar piuttosto che rinunciare alla scorta settimanale di benzina per il motorino, quindi può dimostrare di essere capace di essere oculato nelle sue spese e questo proprio grazie al suo ciclomotore.

 

Insomma, a parer mio, i ragazzi dovrebbero possedere un motorino, così avranno la possibilità di spostarsi da un luogo all’altro in piena autonomia, potranno trovarsi meglio nel gruppo insieme agli altri e, infine, essere anche più consapevoli nell’uso del denaro.

 

 

Introduzione

linguaggio il più possibile preciso

(termini specifici)

prevalenza del presente indicativo

 

 prima tesi e argomentazione

 

uso di connettivi

 

seconda tesi e argomentazione

riferimento ad un dato di fatto

 

uso di numerosi termini specifici

  terza tesi e argomentazione

 

 le frasi sono articolate e presentano diverse subordinate

riferimento ad un parere autorevole


prima antitesi

prima confutazione

 

formule per esprimere una opinione personale

 

 

riferimento a un parere autorevole

 

 

 seconda antitesi e

seconda confutazione



riferimento ad

un fatto personale

 

 


Conclusione in cui

si riassumono le proprie tesi


Bene! Siamo pronti per scrivere in completa autonomia?
Io direi di provare subito.
E ricordate: saper scrivere testi argomentativi ci permette di sviluppare le nostre capacità dialettiche, critiche e riflessive, garanzia di successo nella vita quotidiana.
Serve motivazione più potente? Io dico di no!
Non mi resta che augurarvi buon lavoro.
Anzi... buone argomentazioni a tutti!😉


martedì 6 ottobre 2020

La scuola dei tempi passati: ecco qua i lavori presentati dai ragazzi

 


Nella poesia Scuola di Sandro Penna, letta nelle prime settimane di lezione, abbiamo percepito un tipo di istruzione molto diverso dal nostro, seppur si tratti solo di un componimento di pochi versi.
Le file di bambini con l'uniforme nera, il loro stare chini sui libri, la nostalgia di un estate ormai passata ci rimandano a immagini di un tempo lontano, ma pure a sentimenti che proviamo anche oggi tra i banchi delle nostre aule.

Leggiamo questo breve brano, tratto dal libro Paddy Clarke ah ah ah!, dello scrittore irlandese Roddy Doyle, per avere un'idea di alcuni metodi utilizzati nelle scuole di qualche anno fa:

"Ci stava interrogando sulla divisione in sillabe, sulla cattedra aveva il registro aperto. Ci segnava sopra tutti i voti che prendevamo, e le note, poi il venerdì chiudeva i conti, e in base ai risultati ci faceva cambiare il posto. Quelli coi voti migliori sedevano nei banchi davanti, dal lato della finestra, quelli con i voti peggiori finivano giù in fondo, vicino agli attaccapanni con i cappotti. Io di solito ero a metà strada e qualche rara volta arrivavo a un banco o due dalla prima fila. Il guaio era che a quelli seduti in fondo gli toccavano le domande più difficili. Così, per esempio, invece di fargli sillabare undici parole di tre sillabe, Henno gliene chiedeva undici da sei sillabe, o anche dodici. Insomma, se finivi nelle ultime file era difficilissimo uscirne e il tuo destino era segnato. - Mediterraneo, me-di... Fin qui era facile, sentiamo il resto. ...te... Avanti. Era Liam, ed era chiaro che stava per sbagliare. Lui di solito era seduto dietro di me, cioè più vicino ai cappotti, ma il martedì aveva preso dieci in aritmetica, quindi per una volta sedeva un po' più avanti, e fra me e lui c'era Jan McEvory. In aritmetica io avevo preso uno striminzito sei, colpa di Richard Shiels che non aveva voluto farmi dare una sbirciata al suo foglio; dopo, però, gliela avevo fatta pagare cara. ... ran... mormorò Liam. Ahi, che brutto errore! Vergognati! Sei proprio una bestia! Che cosa sei tu? Una bestia, signore, rispose Liam".

 Cosa pensi di questo racconto?

Incredibile, prof! Chi prendeva brutti voti finiva in fondo alla classe. E si beccava pure le domande più difficili! E come era possibile recuperare in una situazione del genere?
Autostima zero questi ragazzi, mamma mia! Far ripetere ad alta voce che si era delle bestie è malvagità allo stato puro!
In Irlanda erano pure messi peggio che in Italia, mi sa tanto.
Però le umiliazioni avvenivano anche da noi. Il nonno mi ha detto che i bambini potevano venire messi in giro con dei cappelli a forma di cono con scritto ASINO.
Ah, no no! Io mi sarei sotterrato e non avrei più messo piede in un'aula, questo è certo!

Eh sì, racconto del genere fanno davvero rabbrividire!
Ma immagino che anche le persone intervistate vi abbiano riferito dei particolari sul mondo scolastico che vi hanno stupito, no? Magari non forme di malvagità, come la definite voi, appena lette, però condizioni sicuramente molto diverse da quelle che voi conoscete sì.
Vediamo dai vostri lavori come funzionava la scuola diversi anni fa, quando la frequentavano i vostri nonni, quindi negli anni seguenti alla Seconda Guerra Mondiale.

Queste alcune delle vostre interviste a conoscenti/familiari che hanno frequentato la scuola del dopoguerra. 

Nella prima Alessandro ha realizzato un video durante il quale ha chiesto alla nonna come fosse la scuola ai suoi tempi, ovvero negli anni tra il '42 e il '46. La signora ha risposto che durante le fasi più cruente della guerra le lezioni vennero interrotte, ma per un certo periodo di tempo alunni e docenti provavano a frequentare lo stesso. A volte le capitava di sentire delle granate e gli studenti si nascondevano sotto i banchi o, se erano in giardino, dietro gli alberi, per il timore di venire colpiti. Dopo la guerra la maestra disegnava alla lavagna le sagome di piccole bombe che i bambini avrebbero potuto trovare inesplose ovunque e raccomandava di non toccarle perché pericolosissime. A lei, comunque, non piaceva stare in classe sui libri, si sentiva più portata per i lavori manuali. E poi c'era da rimanere a sorvegliare gli animali, quindi dopo le elementari ha abbandonato le aule ma, ribadisce più volte, senza particolari rimpianti, specialmente perché le pesava molto anche doversi spostare a piedi per lunghi tragitti e con qualsiasi condizione atmosferica.

La seconda intervista, realizzata da Giulia V. tramite audio, ci presenta una scuola degli anni '70, quindi molto più vicina a quella di oggi. Il maestro era comunque unico e la disciplina e la considerazione verso gli insegnanti molto più accentuate rispetto ad oggi.





Queste interviste sono state, invece, realizzate a voce e poi trascritte sul quaderno o su file digitali per essere lette e condivise con i compagni.

Desiree S. ha intervistato sua nonna: 
Mia nonna mi ha raccontato che nella sua classe i banchi non erano separati, ma erano dei tavoli a due posti che avevano panchine incorporate. Nei banchi c'era il calamaio, messo dentro un foro del banco con l'inchiostro, e qui andava inserito il pennino per scrivere sul quaderno. Quando gli studenti scrivevano dovevano stare attenti a non commettere errori ortografici, ma anche a non sporcare con la pagina di quaderno, altrimenti gli insegnanti potevano picchiare con la bacchetta oppure far andare dietro la lavagna in ginocchio su ceci o granturco. Chi scriveva con la mano sinistra veniva costretto ad usare per forza la destra, altrimenti riceveva bacchettate nelle mani. Nelle classi non c'era la divisione per età, ma tutti erano insieme e il maestro che insegnava era uno solo. Religione veniva però insegnata da un prete. Mia nonna, ad esempio, era in classe con suo zio, più grande di due anni. Non c'erano gli autobus che trasportavano gli studenti a scuola e i chilometri da fare a piedi ogni mattina erano quattro o cinque. Mia nonna doveva attraversare anche una parte di bosco e, nelle giornate di pioggia o nuvolose, aveva molta paura. Il pomeriggio non c'era tanto tempo per fare i compiti, perché i ragazzi dovevano aiutare nel lavoro dei campi o stare in vigilanza a pecore o maiali.

Alessia ha intervistato una vicina di casa:
La mia vicina di casa anziana ha detto che la scuola ai suoi tempi era molto più severa di quella di adesso e anche nell'abbigliamento c'era più decoro. Bisognava stare molto attenti a far asciugare il pennino con l'inchiostro, altrimenti i quaderni si macchiavano e gli insegnanti colpivano le mani con la bacchetta. Il libro era unico e aveva tutte le materie. Leggevano e scrivevano spesso e dovevano imparare molte cose a memoria. Indossavamo tutti il grembiule nero ed eravamo divisi tra maschi e femmine.

Kriszstian ha intervistato sua nonna:
Nelle classi eravamo di età diverse e indossavamo il grembiule nero con il colletto bianco, poi fiocco rosa per le femmine e fiocco azzurro per i maschi. La mattina mi svegliavo presto perché dovevo percorrere a piedi quattro chilometri, ovviamente andata e ritorno, quindi in totale ne facevo otto. Avevamo molta paura di macchiare le pagine del quaderno con l'inchiostro del calamaio, perché in caso ricevevamo anche le punizioni. A colazione ci si riuniva in un'aula e ci davano pane e latte, poi a pranzo la minestra di verdure. In prima e in seconda la refezione non c'era e si prendevano 10 lire con cui si comprava pane e cioccolatini. Il libro era uno e le materie erano italiano e matematica. La cartella era di cartone. In quinta elementare molti interrompevano lo studio perché serviva aiutare i genitori nel lavoro dei campi

Lapo ha intervistato suo nonno:
Ho frequentato la scuola in un paese del Monte Amiata dove sono nato e dove ritorno una volta all'anno in estate per una settimana. Agli inizi degli anni '50 non esistevano gli scuolabus e tutti i ragazzi del paese arrivavano a scuola a piedi, senza essere accompagnati dai genitori. Ragazzi e ragazze avevano grembiuli neri. L'ingresso nei corridoi e nelle aule avveniva tra le urla degli studenti inutilmente rimproverati dagli insegnanti. D'inverno nevicava sempre e per le strade gli studenti camminavano in fila indiana in mezzo alla neve. I libri e i quaderni venivano portati sottobraccio, uniti da un laccio di gomma. In classe veniva mantenuta una disciplina perfetta. I ragazzi avevano un timore reverenziale dei propri insegnanti e le intemperanze venivano punite con estrema severità. I libri non erano illustrati come quelli di oggi, ma erano capaci di stimolare la voglia di leggere perché avevano un'esposizione sobria e sistematica che l'insegnante arricchiva con consigli sui libri da leggere e da prendere in prestito da due piccole biblioteche paesane.
Io ho un ricordo della mia scuola che mi emoziona ancora. In estate mi capita di ritrovare alcuni miei vecchi compagni e il rapporto con loro è ancora molto intenso. Due anni fa ho incontrato anche un mio vecchio insegnante ultranovantenne; abbiamo un po' parlato e, ad un certo punto, mi ha chiesto di dargli del tu, ma non ne sono stato capace. Questo incontro mi ha commosso.



Queste, invece, le interviste dei vostri compagni a familiari che hanno frequentato la scuola in altre nazioni.
Qui vengono fornite delle informazioni sulle modalità di fare scuola nei paesi dell'est europeo, che - vi rammento - fino agli anni '90 sono vissuti nell'orbita del regime comunista di stampo sovietico. Ricordatevi queste informazioni perché approfondiremo meglio questo periodo nel corso delle lezioni di storia.


Intervista di Sara al babbo che ha svolto le scuole elementari in Albania.
La scuola era spaziosa e le classi erano grandi, però mobili e finestre erano vecchi e rovinati. Gli insegnanti potevano picchiare con le mani o con le bacchette di legno, quindi la disciplina era molto rigida. Non era permesso fare confusione e sotto la dittatura comunista c'era molta paura a infrangere le regole. Le uniformi da indossare erano marroni, strette e scomode e vi venivano apposte delle medaglie colorate che indicavano i buoni risultati raggiunti. Ricordo che indossavo una cravatta a righe scomodissima e non vedevo l'ora di tronare a casa per toglierla, perché mi soffocava. Io sono stato bocciato due volte, ma il mio tempo lo passavo a lavorare nei campi perché la mia famiglia era povera e noi figli dovevamo dare una mano per poter sopravvivere.

Intervista di Pamela alla mamma che ha svolto le scuole in Romania durante la dittatura comunista di Ceausescu.
La scuola degli anni '80 durante il periodo del governo comunista di Nicolae Ceausescu iniziava all'età di sette anni e anche oggi è così, infatti la struttura della scuola è rimasta la stessa. 
I ragazzi indossavano la divisa e c'erano quattro anni di scuola elementare, quattro di scuola media e quattro di superiori. Se un alunno era molto bravo e veniva promosso con ottimi voti, poteva frequentare altri quattro anni di università, completamente pagata dallo stato.
Le punizioni dei professori erano molto severe: se gli alunni non ascoltavano durante la lezione, i docenti potevano colpirli nel viso con degli schiaffi o nelle mani con il righello. Se un alunno non capiva la lezione, oppure continuava ad essere maleducato, veniva immediatamente espulso dall'aula, poi anche dalla scuola. All'inizio di ogni anno scolastico, durante le prime settimane di scuola, i ragazzi svolgevano i lavori agricoli nei campi, lavorando per lo stato. 
Gli alunni che durante l'anno ottenevano i voti migliori venivano premiati con libri, medaglie e una specie di nastro da appendere dal bottone alla tasca della camicia. Il numero di questi nastri colorati (di rosso, giallo e blu come i colori della bandiera della Romania) indicavano i meriti ottenuti dall'alunno.



Qui, invece, Ming ci presenta alcuni dettagli della scuola elementare che lui ha frequentato in Cina.
Per prima cosa gli studenti si mettono la mano al petto e, di fronte alla bandiera che viene alzata, cantano l'inno del paese.
Poi studiano senza distrarsi, ma ogni due ore ci sono delle pause che servono per fare automassaggio agli occhi. Sono quattro le posizioni da assumere e i messaggi durano quattro minuti ciascuno. Con questi massaggi gli occhi sembrano diventare molto più rilassati e si recupera energia.
Non sono ammessi comportamenti indisciplinati e gli insegnanti possono intervenire con punizioni corporali o chiudendo gli studenti che infrangono le regole dentro degli stanzini.
Le votazioni arrivano fino al numero 100 e Ming ci rivela di avere ottenuto 96 in matematica.
In effetti, prof, è un fenomeno con i numeri!
Riesce a svolgere gli esercizi in modo velocissimo, mentre noi li finiamo quasi alla fine dell'ora!
Però dice di trovarsi molto bene anche nella scuola italiana. E noi gli crediamo ciecamente ;-)



Prof, posso dirle una cosa?
Tutto sommato io sto molto bene nella scuola italiana che frequento adesso.
Però l'idea del massaggio agli occhi è forte, eh!
Chiediamo a Ming se ci dice come mettere le dita e poi li facciamo anche noi?
Certo che sì! Siete stati bravissimi a svolgere queste consegne ed un po' di rilassamento non può che fare bene a  tutti noi.

E allora... 
rilassiamoci pure!

让我们放松
Ràng wǒmen fàngsōng