lunedì 9 febbraio 2026

Love me love me: parliamone

 


Parliamo in classe della moda del romance diffusa tramite BookTook e soffermiamoci sui libri di Stefania S che tanto ruotano tra i banchi della nostra classe (e non solo): la serie di "Love me love me"

Premetto che ne ho letto solo uno ("Love me love me" vol. 3), visto che il vol. 1 e 2 nella biblioteca cittadina erano in prestito e immobilizzati da lunghe liste di prenotazioni, ma per discutere di modalità di scrittura, argomento e tema può andar bene anche leggerne un testo "in media res".

Aspetti su cui discutere: 

- tanti dialoghi, poche parti narrative (quasi sceneggiatura con battute da far leggere agli attori, testo pronto per la cinematografia, specie per i prodotti stile "soap opera", con ambienti sempre al chiuso, visto che non compaiono quasi mai descrizioni di ambienti esterni... dove si può capire che siamo nella cosa pacifica degli Stati Uniti? Da nessuna parte);

- frasi generalmente semplici e poco articolate, lessico basico, parole poco ricercate;

- similitudini e metafore un po' troppo scontate;

- descrizioni e parti narrative un po' semplici e l'identificazione del lettore rimane superficiale;

- le riflessioni cercano di andare troppo incontro a ciò che vorrebbe leggere il lettore e finiscono per diventare scontate o affrontare troppe tematiche tutte trattate in modo superficiale e non in profondità  (i romanzi sono usciti sulla piattaforma Wattpadd, dove l'interazione con i lettori è l'elemento caratterizzante). La stessa Stefania S. ha dichiarato che le tante tematiche affrontate e che toccano tutti gli adolescenti - problemi d'amore, omosessualità, disturbi alimentari, disturbi mentali - sono quelle che le suggeriscono i lettori con i quali comunica molto. Questo, inevitabilmente, produce opere che vogliono adeguarsi al gusto del pubblico e poco autentiche in fatto di ispirazione personale di chi scrive

- conseguenza di questo è anche l'ampio (anzi, direi eccessivo) spazio dedicato alle scene di sesso molto esplicite;

- le riflessioni troppo esplicite non rappresentano un buon esempio di scrittura perché stimolano poco l'implicito, l'immaginazione, la capacità di fare inferenze;

- situazioni che potrebbero essere molto gravi si risolvono in modo piuttosto semplice (incontri con i mafiosi, incidenti, maternità mancate) e non si sta praticamente mai con il fiato sospeso;

- i personaggi appaiono "tosti", ma poco sfaccettati e molto stereotipati: June sempre coraggiosa, James sempre geloso, gentile (clichè del bello e dannato è stato apprezzato in tutte le epoche);

- anche la storia d'amore tra June e James ha diversi momenti di litigio, ma presto vengono risolti e prevale una sensazione di eccessiva "mielosità", quasi stridente con il carattere "tosto" dei protagonisti (non dico di arrivare a leggere "Cime Tempestose", ma già "Tre metri sopra il cielo" presenta situazioni amorose molto più tormentate e appassionanti)


preparazione di June: parole semplici (verbo "cavare"), similitudine scontata (clown)


ingresso in una stanza di ospedale: similitudine scontata (stanza bianca che sembra il Paradiso), immedesimazione superficiale, "show don't tell" un po' troppo scontato


descrizione fisica di Jane: generalmente il lessico è basico,
riflessione iniziale cerca - volutamente - di far immedesimare più lettrici possibili,
quindi far sognare a tutte di poter aspirare a conquistare il bellissimo della scuola

tentativo di scena suspense, sempre descritto in modo semplice, e che si risolve immediatamente dopo. Anche lo "show don't tell" esplicita subito che June era terrorizzata, senza mostrare le emozione o le manifestazioni che si provano 





riflessioni in cui si sente la volontà di far leggere ciò che le lettrici vogliono sentire,
espresse sempre con un linguaggio basico e similitudini scontate


A fine lettura, "Love me love me" 3 ha lasciato un senso di incompletezza e proprio per i contenuti espressi e lo stile di scrittura, non perché non si comprendessero le parti spiegate nel vol. 1 e 2. Mi è sembrato che succedesse davvero poco di significativo e anche le parti che potrebbero considerarsi più avvincenti, trovano una risoluzione "di comodo", senza alcuna difficoltà, senza il minimo pathos.  Sequenze dialogiche serrate, sequenze narrative/descrittive non degne di rilievo, sequenze riflessive che strizzano l'occhio continuamente alle adolescenti che leggono. Queste le mie considerazioni finali.

Ma sentiamo che cosa ne pensi tu. Se tanto successo questo genere di libri ha tra gli adolescenti, un motivo ci sarà e sono curiosissima di saperlo. A te, a voi, la parola.


I ragazzi hanno detto questo:

- il lessico e le parole non sono sfidanti nei significati, sono tutte conosciute (dai libri però si dovrebbero imparare parole nuove!)

- vero, non ci sono gli esterni (se non un po' nel primo libro), ma sembra di vedere Beautiful che guarda mia nonna: tutto girato negli interni. Non sembra neanche che si parli di Usa (infatti il film sarà ambientato a Milano)

- i dialoghi sono effettivamente tanti e le parti narrative poche: che ci fosse subito l'idea di fare un film?

- si vede che Stefania S scrive quello che i lettori vogliono sentirsi dire e questo non dimostra la creatività dell'artista

- lo "show don't tell" lo facciamo meglio noi! :-)

- troppe azioni senza suspense sono le cose a cui lei dice di stare attenti, ma qui ce ne sono

- alcune ammettono di aver provato batticuore in diversi punti ma, riflettendo, è vero che i momenti di difficoltà si risolvono velocemente

- i personaggi hanno gli stessi ruoli, senza troppi colpi di scena

- forse sì, alcune cose interessanti non vengono approfondite, però si dà tanto spazio a dialoghi che potrebbero essere più corti

- anche se le pagine sono tante, però, la lettura è veloce. Questo  lo confermo anche io!!

domenica 18 gennaio 2026

Leggere un classico: discutere, condividere e scrivere

 


Leggere in classe una storia ad alta voce è una delle pratiche più soddisfacenti che un docente possa sperimentare. Le storie lette in modalità collettiva incidono positivamente su empatia e senso di comunità, permettono riflessioni condivise e accoglienza di punti di vista diversi, agiscono sullo spirito critico e sulla co-costruzione del sapere. 
Con la mia classe terza della scuola secondaria di primo grado, abituata già dagli scorsi anni a letture eseguite in questa modalità, ho provato a spingermi oltre e ho scelto come lettura ad alta voce collettiva un grande classico della letteratura italiana del Novecento: Il visconte dimezzato di Italo Calvino.


Perché scegliere di leggere un classico di Italo Calvino alla secondaria di primo grado?
Proprio Italo Calvino dà una bellissima definizione di classico:
"Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quello che ha da dire"

 e, sempre Calvino, afferma un principio per me illuminante sia a livello personale che professionale:

 "I classici non si leggono per dovere o per rispetto, ma solo per amore"

Ed io la storia del visconte Medardo di Terralba, dimezzato da una palla di cannone e tornato in vita con le due metà del corpo e dello spirito antitetiche, l’ho sempre amata

Del resto, quando in classe leggiamo un libro ad alta voce per i nostri studenti, le principali regole da seguire sono essenzialmente tre:

-        scegliere una storia che in quella classe precisa, da noi conosciuta, possa avere una certa presa;

-        scegliere una storia le cui tematiche possano produrre riflessioni sfidanti e stimolanti, oltre che in linea con gli obiettivi didattici e formativi prefissi;

-        scegliere una storia che abbia appassionato noi docenti per primi.

La classe di riferimento era perfetta per una vicenda piena di colpi di scena e di risvolti fantastici come quella capitata al mio amato visconte di Terralba, ma… avranno avuto difficoltà i miei studenti della secondaria a seguire l’intreccio della storia narrato attraverso il linguaggio di Italo Calvino, non di facile comprensione e caratterizzato da termini ed espressioni ricercate e oggi desuete?

Questo dubbio mi ha spinto a ricercare materiale bibliografico di supporto che potesse aiutarmi a far comprendere meglio certi passaggi narrativi o visualizzazioni di scena complesse, così ho scelto di affiancare alla lettura del testo in originale altri due testi in cui fosse centrale l’aspetto iconografico:

-        il graphic novel Il visconte dimezzato di Lorenza Natarella;

-        il silent book Medardo di Roger Olmos




La rappresentazione di una stessa scena attraverso le parole di Calvino e le interpretazioni grafiche di Natarella e Olmos hanno permesso di far comprendere come diversi linguaggi e modalità espressive possano integrarsi per rendere un medesimo concetto e hanno di certo agevolato la comprensione, rendendo più efficace e soddisfacente la prosecuzione della lettura.

Le visualizzazioni dei ragazzi sono state messe a confronto con quanto rappresentato nel graphic e soprattutto nel silent, molto suggestivo e a tratti onirico, ma il confronto più interessante è stato quello finalizzato a misurare l’aderenza delle illustrazioni a quanto riportato nelle parole originali del testo, sia per la raffigurazione di alcuni episodi che per la caratterizzazione dei personaggi.

I ragazzi e le ragazze, come sempre accade, sono stati bravissimi a ricercare particolari e dettagli iconografici che sembrano sfuggire all’occhio dell’adulto e queste attività di comprensione e osservazione hanno sicuramente e positivamente inciso a livello di educazione all’immagine e al confronto.

Leggere, discutere, condividere e… scrivere

Come previsto, la storia di Medardo di Terralba ha conquistato proprio tutti: il primo colpo di scena con il corpo del visconte sventrato dal cannone, il secondo colpo di scena in cui la metà cattiva del visconte torna in paese a seminare morte e paura, il terzo colpo di scena in cui si fa viva anche la metà buona – pure troppo – e il colpo di scena finale in cui le due metà tornano a combaciare, dopo un violento scontro dovuto a motivi amorosi, costituiscono un plot troppo coinvolgente per lasciare indifferenti i lettori di qualsiasi età.

Le annotazioni scritte in classe su episodi e personaggi sono state percepite come riflessioni personali e occasioni di condivisione, mai come compito imposto. Io stessa ne ho eseguite e condivise diverse insieme ai miei studenti.






Ci siamo posti domande e abbiamo discusso su tematiche motivanti e attuali emerse dalle pagine del libro, come il senso di frammentazione o di incompletezza che riguarda ciascuna persona e ciascuno di noi, oppure come l’apparenza possa rivelarsi ingannevole e dar adito a pregiudizi e semplificazioni.

Un classico della letteratura ci ha spinto a porre domande, a riflettere sulla natura umana e su noi stessi, a conoscerci meglio, a superare certi stereotipi, dimostrandosi “vivo” e attuale, capace oggi di “dire ancora tante cose” e di arrivare a mostrarci il senso e la bellezza della vita.

Proprio quello che dice Daniele Aristarco nel suo libro Perché ci ostiniamo a leggere (e a far leggere) i classici:

"I classici sanno ispirare le giuste domande e insegnano ad assaporare, fino in fondo, il gusto di essere in vita"

 


Non solo confronti e discussioni, ma anche riflessioni espresse tramite rappresentazioni iconografiche e annotazioni scritte: i ragazzi hanno rappresentato attraverso il disegno la duplice natura del visconte, anche interpretando a loro modo la divisione tra bene e male presente in ogni persona, e hanno riflettuto per scritto su cosa voglia dire, per loro, sentirsi incompleti, divisi, frammentati e su come, apparentemente, possano apparire in un certo modo, pur provando internamente sentimenti di tutt’altro genere:








ci si sente incompleti quando ci manca una persona;
vorrei sentirmi completa e felice, ma è difficile, anzi impossibile;
sembro felice e sorridente, ma dentro ho paura di tutto (anche di crescere);
tutti dicono che sono tranquillo, ma passo dalla gentilezza alla rabbia con molta facilità
mi vedo troppo magro
mi vedo troppo grassa
mi vedo troppo basso


Qui alcune annotazioni esplicitate in modo più esteso annotazioni autobiografiche

Forse la riflessione finale è stata la più bella ed è scaturita proprio dalle parole del libro, sulle quali tutti hanno riconosciuto almeno un fondo di verità, non fosse altro perché scritte e condivise da un mondo adulto per loro – si spera - autorevole: 

"Alle volte uno si crede incompleto ed è soltanto giovane"