martedì 1 aprile 2025

Romance di oggi e romance di ieri

 


Nelle nostre consuete sessioni di lettura, e nelle nostre altrettanto consuete conversazioni sui libri, la serie Love me love me di Stefania S sta catalizzando l'attenzione di sempre più ragazzi (e soprattutto ragazze) e, ad essere sincera, questa sorta di "monopolio" un pochino mi rattrista.
La biblioteca di classe contiene così tanti libri, ma l'argomento di conversazione preferito sembra essere solo ed esclusivamente la storia d'amore tra June e James!
Anche i protagonisti di molte produzioni scritte di fantasia portano spesso questi due nomi, quindi - ecco - a mio avviso il fenomeno, almeno un po', va attenzionato.
Non con atteggiamenti giudicanti o proibitivi (c'è qualcosa che suscita più attrazione di una frase come "Non leggete queste schifezze!" pronunciata da un'insegnante inorridita?), ma con una postura aperta e, nel contempo, direzionata ad ampliare nuovi orizzonti in termini di spazio, tempo e - ovviamente - qualità letteraria.
E se, una volta tanto, il discorso diventasse così sfidante da rimandare direttamente ad un grande classico romance della letteratura mondiale come Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen?
Proporne la lettura integrale obbligata vorrebbe dire condannarmi al fallimento, lo so bene.
Ma siamo proprio sicuri che sia impresa impossibile parlare di una storia d'amore di oltre due secoli fa con dodicenni abituati ad un mondo veloce e iperconnesso così lontano da quello descritto nel libro?
Io penso di no, e infatti - nel corso dell'ennesimo booktalk sulla serie Love me love me - ho deciso di tentar l'impresa e ho presentato alla classe proprio la coppia Elizabeth e Darcy, collocandola meglio che potevo nel contesto geo-storico e con le usanze giovanili, e non, del XIX secolo.

Ma prima un occhio alla copertina, anzi alle copertine: una dai colori sgargianti-ammalianti, l'altra in toni pastello, almeno nell'edizione che ho portato in classe io.







A questo proposito ne abbiamo approfittato anche per dare uno sguardo alle copertine più iconiche del romanzo della Austen consultando questo link:

In più, al primo impatto, l'osservazione si è concentrata sia sul titolo breve (notando che l'originale Pride and prejudice è di miglior effetto, e poi un po' di ipotesi su perché "orgoglio" e perché "pregiudizio") che sulle autrici femminili, caratteristiche di entrambi i testi.
Fa strano mettere a paragone Stefania S a Jane Austen, fa molto strano - lo ammetto -, ma volete mettere l'interesse suscitato dal fatto che nell'Ottocento una scrittrice, solo perché donna, non avrebbe mai ricevuto l'autorizzazione a poter pubblicare un libro? 
Quello che è accaduto alla Austen (che è dovuta ricorrere all'intercessione del fratello con l'editore) ha lasciato la classe letteralmente di stucco.
Eh sì. Non solo in Inghilterra, ma nell'Europa dell'Ottocento in genere, Italia compresa (anzi, qui pure di più), alle donne non veniva concesso di poter fare molte cose e pubblicare libri era tra queste. 
E pure questo, mi pare, un ottimo spunto per dare avvio a una discussione significativa, no?



Ma torniamo a noi, alla nostra "strana" conversazione sul romance di ieri e il romance di oggi.
Anzi, torniamo di nuovo a parlare di condizione femminile della classe benestante inglese (e non solo) di due secoli fa.
La famiglia di Elizabeth, protagonista del romanzo, è formata da padre, madre e cinque figlie femmine che, in quanto tali, non avevano diritto a ricevere l'eredità, pertanto preoccupazione vitale della madre diventa quella di far sposare le ragazze con i migliori partiti della zona.
Ed ecco l'incipit:

“È cosa ormai risaputa che a uno scapolo in possesso di un’ingente fortuna manchi soltanto una moglie. Questa verità è così radicata nella mente delle famiglie del luogo che, nel momento in cui un simile personaggio viene a far parte del vicinato, prima ancora di conoscere anche lontanamente i suoi desideri in proposito, viene immediatamente considerato come proprietà legittima di una o l’altra delle loro figlie” 


- E perché mai le figlie femmine non potevano ereditare? Non è mica giusto! 
- Menomale non sono nata (e non siamo nate) nell'Ottocento!
- Tutto molto diverso dalla storia di Love me love me! Le ragazze possono fidanzarsi con chi vogliono (anche se, insomma, la mamma di June proprio contenta del ragazzo che frequenta non è...)

La diversità di situazioni è inevitabile, certo: i ragazzi di Orgoglio e pregiudizio hanno occasione di conoscersi alle feste da ballo, vanno a cavallo, si scambiano lettere cartacee...
- Oggi le cose son cambiate! June e James si possono incontrare ovunque: a scuola, al club, nei locali come il Tropical. Nessuna lettera per comunicare, ma messaggi via cellulare. In più si spostano in bici o in macchina, visto che - seppur i protagonisti abbiano intorno ai 17 anni - negli Stati Uniti, luogo di ambientazione della storia, guidare sotto i 18 anni è possibile.

Però Elizabeth e Darcy, i due protagonisti del libro, non si innamorano subito l'uno dell'altra. 
Anzi. Darcy viene considerato "il più orgoglioso, il più detestabile uomo al mondo" ed Elizabeth, trattata in modo piuttosto villano, non si sentirà affatto attratta da lui all'inizio.
Però le cose cambieranno pian piano, soprattutto da parte di Darcy, anche perché Elizabeth rimane un po' legata a un certo genere di "pregiudizi" nei suoi confronti e per cedere all'amore dell'uomo ci metterà un bel po'.
- Ecco le parole del titolo!
- Però questo mica è poi così diverso dalla storia di James e June! Anche loro all'inizio non si amano affatto e anche James, nei primi incontri con June, si comporta da vero villano! Poi, però, vanno a finire insieme, proprio come quei due.
- Alla fine si sposano, prof?
Beh, stavolta è concesso lo spoiler.
Sì, alla fine Elizabeth e Darcy si sposano. I fidanzamenti e le proposte di matrimonio erano, ai tempi, molto più formali di oggi. Ma le vicende amorose che si descrivono non sono per nulla monotone.  Elizabeth riceve proposte di matrimonio da diversi spasimanti, che lei non esita a rifiutare, e uno di questi le aveva pure parlato male di Darcy. In più si mettono di mezzo altre persone che non accettano il matrimonio con Darcy, anche perché di ceto sociale più elevato. E la stessa cosa succede a sua sorella più grande Jane, che viene ostacolata addirittura dalle due sorelle del promesso sposo. In più la sorella più piccola, Lydia, si sposerà con un ex spasimante di Elizabeth (quello che le aveva parlato male di Darcy) e un altro ex spasimante, cugino di casa, sempre di Elizabeth prenderà in sposa la miglior amica.
- Allora ci sono tanti problemi d'amore anche qui! E pure persone che si mettono di mezzo!
- I problemi d'amore ci sono stati in tutte le epoche!
- Ma io con tutti questi personaggi mi ci perderei! Però ascoltare la storia è divertente.
- Prof, una domanda. Ci sono persone che si ammalano, per caso?
Mi sembra di no, ad eccezione di un forte raffreddamento beccato da Jane durante un temporale.
La mamma, del resto, l'aveva mandata a casa del suo spasimante a cavallo sperando che piovesse, così da rimanere ospite da lui per tutta la notte.
- Ma che furba!
- E che incosciente! L'ha fatta ammalare. A quel tempo si poteva morire di polmonite, eh!
- Beh, prof... però le malattie e i disturbi che sono presenti nel libro Love me love me sono più interessanti: autismo, bipolarismo, disturbi alimentari.

Inutile negare che per lettori dodicenni (e soprattutto lettrici) il libro Love me love me risulti più interessante rispetto a Orgoglio e pregiudizio.
Anche e soprattutto per un certo tipo di stile, di registro narrativo. E per mille altri motivi.
Però la classe ha discusso con interesse, si è confrontata, ha cercato connessioni e già questo mi sembra un ottimo risultato.
Qualcuno ha disegnato gli abiti dei protagonisti dei due libri: vestiti eleganti da ballo per i giovani inglesi, abbigliamento casual per i moderni statunitensi.



Senza contare che qualcun altro si è anche avvicinato al libro della Austen con copertina pastello lasciato sulla cattedra e che troverà spazio nella biblioteca di classe. Chissà. Mai dire mai. Per ora, va bene così. Anzi, benissimo.




domenica 3 novembre 2024

Ancora oggi "soli et pensosi"

 

                                             monumento a Francesco Petrarca (Arezzo)

650 anni sono passati da quando è morto Francesco Petrarca, celebre poeta nato nella mia città, ma ancora tante sono le riflessioni che possono scaturire dalla lettura delle sue parole e che possono coinvolgere ragazze e ragazzi dei nostri giorni.
Petrarca ha vissuto un'esistenza avventurosa che tanto può affascinare i giovani di oggi, ma ha vissuto anche sentimenti contrastanti e sperimentato cosa vuol dire sentirsi soli e fragili, e questo di sicuro lo rende sorprendentemente attuale, a dimostrazione di come la letteratura sia capace di parare di sentimenti universali, provati in tutte le epoche, e sia in grado di affinare la nostra sensibilità ed empatia verso gli altri che vivono, o hanno vissuto, nel nostro mondo, rendendoci più vicini tra noi indipendentemente dalle distanze temporali o spaziali che ci separano.
Leggere Petrarca, riflettere su alcuni versi del Canzoniere - una sorta di diario personale da cui possono essere scelti sonetti e versi bellissimi - e conoscere i suoi riferimenti biografici permette di affrontare e condividere con i nostri studenti delle tematiche importantissime per la loro formazione e la loro crescita personale.

Eccone alcune:
- solitudine
- pensare troppo e aver paura di agire
- contrasto tra volere e non volere, percepire una perenne insoddisfazione
- volontà di essere famosi, di raggiungere la "gloria" e la "fama" in qualche settore
- volontà di essere considerati "popolari" e invitati da tutti
- divertirsi e spendere più di quanto realmente si possa
- amare qualcuno da lontano, senza essere corrisposto
- amare qualcuno per la sua bellezza fisica
- amare follemente qualcuno, esserne felici e tristi allo stesso tempo
- voglia di viaggiare
- immaginarsi viaggi pericolosi via mare e via terra a causa di tempeste o assalti di briganti
- immaginarsi di scalare un monte ventoso con una persona cara, affrontare insieme le fatiche e provare soddisfazione al raggiungimento della vetta, di un risultato desiderato
- invidiare un parente una persona cara che è stato capace di compiere una scelta importante, magari la stessa che avremmo voluto fare noi, ma ci è mancato il coraggio

Qualche lettura sulla biografia di Petrarca, propedeutica alla lettura di alcuni versi del Canzoniere




Lasciamoci guidare dalle illustrazioni di questo libro (e dalle foto che rievocano Petrarca nella nostra città, e non solo).

Francesco Petrarca nasce ad Arezzo nel 1304 in via dell'Orto dove, ancora oggi, è possibile ammirare il palazzo denominato, appunto, Casa del Petrarca...







... ma pochi mesi dopo la nascita se ne andrà dalla città, causa esilio dei suoi genitori, e si stabilirà ad Avignone, in Francia, sede - all'epoca - della corte papale.
I viaggi e gli spostamenti caratterizzeranno tutta la sua vita, talora anche affrontati in situazioni pericolose, come tempeste o assalto di briganti.
Altro fatto essenziale: nel 1307 era nato suo fratello Gherardo, cui rimarrà legatissimo per tutta la vita.
A Montpellier studiò diritto per volere del padre Ser Petracco, notaio fiorentino, anche se le sue passioni più autentiche erano la filosofia e la poesia (il padre arriverà persino a gettare nel fuoco alcuni libri di poeti latini, colpevoli - a suo dire - di distrarre il figlio da impegni più importanti).
Durante la giovinezza Petrarca e il fratello studiarono in diverse città, tra cui Bologna, dove si divertirono molto più di quanto sarebbe stato loro concesso, ragion per cui il padre li ammoniva di nuovo a non trascurare lo studio a favore di conquiste femminili e passeggiate fino a notte inoltrata.
Francesco da giovane si descrive come non di corporatura forte ma agile, non di straordinaria bellezza ma ugualmente piacente.
Lui e il fratello spendevano un sacco di soldi per nuovi vestiti, nuove scarpe e nuove acconciature; in più Franceso erano ricercatissimo perché sapeva scrivere e improvvisare poesie molto belle e alle feste tutti volevano sentire i suoi versi.
Insomma, erano dei tipi "popolari" e conducevano un'intensa vita mondana, anche dopo il loro ritorno ad Avignone a seguito della morte del padre. 









Poi la mattina del 6 aprile del 1327 (venerdì santo) Francesco Petrarca vide per la prima volta nella chiesa di Santa Chiara una donna bellissima di nome Laura, e da quel momento la sua vita cambierà per sempre.
I due non si parleranno mai (lei era anche sposata) e questo amore non corrisposto lo tormenterà a qualsiasi ora e in qualsiasi luogo.




Petrarca amava Laura (si chiamava davvero così o il nome lo aveva scelto apposta per rievocare parole quali laurea, aurea...?) di un amore sensuale, gli piaceva il suo corpo, gli piacevano i suoi capelli e continuava ad amarla anche quando il suo fisico mostrava inevitabilmente i segni degli anni che passavano
Il tormento amoroso diventerà irresistibile quando Laura, nel 1348, morirà di peste.


I libri, la scrittura rimarranno sempre le passioni della vita di Petrarca e il Canzoniere, scritto in onore di Laura, sarà l'opera su cui lavorerà per tutta la vita.
Non dimentichiamoci che a scrivere versi era bravissimo e aveva ottenuto perfino la prestigiosa incoronazione per laurea poetica in Campidoglio, a Roma.
Nonostante non sia stato di temperamento forte come suo fratello che scelse di seguire la via religiosa, e il suo sentimento contrastante tra ricerca di amore spirituale e amore terreno realmente provato saranno motivo di dolore per gran parte della sua esistenza, lo studio dei classici e la scrittura lo resero un uomo appassionato di lettere fino al termine dei suoi giorni. 
Non si sposò mai, ma ebbe dei figli.
Fu proprio la figlia che, si dice, lo trovò privo di vita accasciato nello scrittoio accanto ai suoi scritti e ai suoi amati libri.
Morì nel 1374, anziano per l'epoca, a causa di una forte febbre, incurante dei rimedi e dei consigli dei medici nei confronti dei quali non nutriva fiducia.
Negli ultimi anni era vissuto ad Arquà, Padova ed è qui che riposano le sue spoglie. 







tomba del Petrarca ad Arquà 



    monumento del Petrarca ad Arezzo

Oltre al libro a fumetti sopra menzionato e alle foto scattate in città, ci dedichiamo anche alla lettura e all'osservazione di altri due testi incentrati sulla figura di Petrarca.
Il tutto, ovviamente, affiancato alla lettura di alcune tra le sue poesie più famose.




La rappresentazione di Laura e del suo amore tormentato per lei (con alcuni dubbi sull'esistenza della donna)




Laura e l'amore travolgente che caratterizzò tutta la vita del poeta






Il poeta "solo et pensoso" cerca di sfuggire all'amore passeggiando in campagna, ma invano. L'Amore non lo lascerà mai e anche la natura sembra accorgersene.



Connessione con il dipinto "Il viandante nella nebbia" che i ragazzi hanno analizzato ad arte.
Altre connessioni? Le troveremo insieme



Il poeta è solo e disperato nella sua camera.
Quante volte capita anche a noi?



Io credo che riflettendo sulla vita e sulle opere di Francesco Petrarca, leggendone alcuni versi, riscontrandovi tanti agganci e connessioni con la nostra vita e con i sentimenti umani universali, forse, passeggiare in via dell'Orto davanti alla casa che, si dice, lo abbia visto venire alla luce oppure di fronte all'ingresso del Teatro e della via cittadina che hanno da lui preso il nome potrà renderci tutti più consapevoli e, perché no, anche più fieri di essere suoi concittadini.

martedì 8 ottobre 2024

Lettura, scrittura, studio... a partire dagli oggetti

 


Con la classe prima, composta da ragazzi che nella quasi totalità si conoscevano, è stato un successo cominciare l'anno scolastico con la fiction, in particolare con la scrittura di racconti i cui protagonisti erano oggetti di uso quotidiano destinati a nuova vita.
Lo spunto lo abbiamo preso leggendo due albi illustrati, ma numerosi sono i riferimenti letterari a cui attingere per fornire spunti di scrittura intelligenti e creativi, come quelli suggeriti da grandi maestri quali Bruno Munari e Gianni Rodari.

Noi siamo partiti quest'anno da questi due albi, semplici ed efficaci: Chiuso per ferie di Maja Celija e La vita nascosta delle cose di Marianna Balducci.



Qui è possibile leggere tutto il percorso fiction svolto nei primi giorni di scuola in una classe prima: Partenza con la fiction
Qui si possono leggere le storie collettive fiction create sempre dai ragazzi di prima a partire dai personaggi dei loro micro-racconti: Storie fiction collettive
Giusto per dare un'occhiata anche agli scritti di avvio della classe seconda, qui si possono leggere i micro-racconti estivi autobiografici ispirati ai brevi ricordi del libro Non ero iperattivo, ero svizzero: Pillole di memoria estive
Lascio infine qualche idea ricavata dal libro Fantasia di Bruno Munari da sviluppare come avvio di laboratorio di scrittura o, come avevo fatto a suo tempo, come consegna estiva da recuperare a inizio anno scolastico per percorsi ordinari di scrittura: A tutta creatività (estiva) con Bruno Munari

Ma, tornando al nostro focus iniziale, continuare a seguire la suggestione derivante dagli oggetti quotidiani che cambiano il loro uso, può rivelarsi interessante in molteplici occasioni.
Vediamone alcune.

Per rimanere sulla fiction e parlare, ad esempio di genere horror (o per svolgere alcune letture in occasione della ricorrenza di Halloween) perfetto è il racconto di Guy de Maupassant La rivolta degli oggetti.
Io leggerò la versione presente nel libro Paura! Classici col brivido adattati da Donatella Ziliotto e illustrati da Laura Re di Einaudi Ragazzi.



Ma gli oggetti ci forniscono ottimi spunti di pre-scrittura (e scrittura) anche se intendiamo passare al genere autobiografico.
Numerose sono le poesie che vi fanno riferimento e che possiamo leggere per dare avvio a riflessioni e sollecitazioni di scrittura. 
Io ho scelto Fra tutti gli oggetti di Bertold Brecht perché mi piacciono molto i testi poetici che sfumano delicatamente verso la prosa


Oppure si possono leggere albi illustrati molto impattanti, come Il cassetto dei ricordi di Lorenza Farina, illustrato da Lucia Ricciardi


Ma gli oggetti sono fantastici anche per facilitare lo studio della storia, come ben spiega il prof Antonio Brusa e come ben spiega il libro Fare storia con gli oggetti di J.S. Mestre e N.L. Molina.
In prima, ad esempio, possiamo concederci un bell'approfondimento sull'arazzo di Bayeux per conoscere oggetti di guerra e di uso quotidiano ai tempi della battaglia di Hastings (1066) e della conquista normanna dell'Inghilterra.
Qui il suggestivo video animato dell'arazzo stesso


Così come altrettanto affascinanti risulteranno ulteriori approfondimenti su gioielli, capi d'abbigliamento o oggettistica da cucina di popolazioni vissute in loco (spesso i musei d'arte medievali delle nostre città ne sono pieni!) oppure incunaboli conservati in biblioteche, eremi o monasteri o ancora oggetti da caccia/agricoli ricavabili da dipinti o sculture, come nel caso delle opere in pietra, rappresentanti il  ciclo dei mesi, realizzate nella prima metà del 1200 e posizionate sopra il portone di ingresso della Pieve di Santa Maria Assunta di Arezzo, la nostra città.


E di sicuro penserò a strutturare un'attività interdisciplinare focalizzata sull'invenzione medievale degli occhiali, così come si spiega a pag. 100 del libro citato



Insomma... partenza con gli oggetti, continuazione con gli oggetti.
Credo proprio che ci divertiremo (e che mi divertirò ;-))