domenica 3 novembre 2024

Ancora oggi "soli et pensosi"

 

                                             monumento a Francesco Petrarca (Arezzo)

650 anni sono passati da quando è morto Francesco Petrarca, celebre poeta nato nella mia città, ma ancora tante sono le riflessioni che possono scaturire dalla lettura delle sue parole e che possono coinvolgere ragazze e ragazzi dei nostri giorni.
Petrarca ha vissuto un'esistenza avventurosa che tanto può affascinare i giovani di oggi, ma ha vissuto anche sentimenti contrastanti e sperimentato cosa vuol dire sentirsi soli e fragili, e questo di sicuro lo rende sorprendentemente attuale, a dimostrazione di come la letteratura sia capace di parare di sentimenti universali, provati in tutte le epoche, e sia in grado di affinare la nostra sensibilità ed empatia verso gli altri che vivono, o hanno vissuto, nel nostro mondo, rendendoci più vicini tra noi indipendentemente dalle distanze temporali o spaziali che ci separano.
Leggere Petrarca, riflettere su alcuni versi del Canzoniere - una sorta di diario personale da cui possono essere scelti sonetti e versi bellissimi - e conoscere i suoi riferimenti biografici permette di affrontare e condividere con i nostri studenti delle tematiche importantissime per la loro formazione e la loro crescita personale.

Eccone alcune:
- solitudine
- pensare troppo e aver paura di agire
- contrasto tra volere e non volere, percepire una perenne insoddisfazione
- volontà di essere famosi, di raggiungere la "gloria" e la "fama" in qualche settore
- volontà di essere considerati "popolari" e invitati da tutti
- divertirsi e spendere più di quanto realmente si possa
- amare qualcuno da lontano, senza essere corrisposto
- amare qualcuno per la sua bellezza fisica
- amare follemente qualcuno, esserne felici e tristi allo stesso tempo
- voglia di viaggiare
- immaginarsi viaggi pericolosi via mare e via terra a causa di tempeste o assalti di briganti
- immaginarsi di scalare un monte ventoso con una persona cara, affrontare insieme le fatiche e provare soddisfazione al raggiungimento della vetta, di un risultato desiderato
- invidiare un parente una persona cara che è stato capace di compiere una scelta importante, magari la stessa che avremmo voluto fare noi, ma ci è mancato il coraggio

Qualche lettura sulla biografia di Petrarca, propedeutica alla lettura di alcuni versi del Canzoniere




Lasciamoci guidare dalle illustrazioni di questo libro (e dalle foto che rievocano Petrarca nella nostra città, e non solo).

Francesco Petrarca nasce ad Arezzo nel 1304 in via dell'Orto dove, ancora oggi, è possibile ammirare il palazzo denominato, appunto, Casa del Petrarca...







... ma pochi mesi dopo la nascita se ne andrà dalla città, causa esilio dei suoi genitori, e si stabilirà ad Avignone, in Francia, sede - all'epoca - della corte papale.
I viaggi e gli spostamenti caratterizzeranno tutta la sua vita, talora anche affrontati in situazioni pericolose, come tempeste o assalto di briganti.
Altro fatto essenziale: nel 1307 era nato suo fratello Gherardo, cui rimarrà legatissimo per tutta la vita.
A Montpellier studiò diritto per volere del padre Ser Petracco, notaio fiorentino, anche se le sue passioni più autentiche erano la filosofia e la poesia (il padre arriverà persino a gettare nel fuoco alcuni libri di poeti latini, colpevoli - a suo dire - di distrarre il figlio da impegni più importanti).
Durante la giovinezza Petrarca e il fratello studiarono in diverse città, tra cui Bologna, dove si divertirono molto più di quanto sarebbe stato loro concesso, ragion per cui il padre li ammoniva di nuovo a non trascurare lo studio a favore di conquiste femminili e passeggiate fino a notte inoltrata.
Francesco da giovane si descrive come non di corporatura forte ma agile, non di straordinaria bellezza ma ugualmente piacente.
Lui e il fratello spendevano un sacco di soldi per nuovi vestiti, nuove scarpe e nuove acconciature; in più Franceso erano ricercatissimo perché sapeva scrivere e improvvisare poesie molto belle e alle feste tutti volevano sentire i suoi versi.
Insomma, erano dei tipi "popolari" e conducevano un'intensa vita mondana, anche dopo il loro ritorno ad Avignone a seguito della morte del padre. 









Poi la mattina del 6 aprile del 1327 (venerdì santo) Francesco Petrarca vide per la prima volta nella chiesa di Santa Chiara una donna bellissima di nome Laura, e da quel momento la sua vita cambierà per sempre.
I due non si parleranno mai (lei era anche sposata) e questo amore non corrisposto lo tormenterà a qualsiasi ora e in qualsiasi luogo.




Petrarca amava Laura (si chiamava davvero così o il nome lo aveva scelto apposta per rievocare parole quali laurea, aurea...?) di un amore sensuale, gli piaceva il suo corpo, gli piacevano i suoi capelli e continuava ad amarla anche quando il suo fisico mostrava inevitabilmente i segni degli anni che passavano
Il tormento amoroso diventerà irresistibile quando Laura, nel 1348, morirà di peste.


I libri, la scrittura rimarranno sempre le passioni della vita di Petrarca e il Canzoniere, scritto in onore di Laura, sarà l'opera su cui lavorerà per tutta la vita.
Non dimentichiamoci che a scrivere versi era bravissimo e aveva ottenuto perfino la prestigiosa incoronazione per laurea poetica in Campidoglio, a Roma.
Nonostante non sia stato di temperamento forte come suo fratello che scelse di seguire la via religiosa, e il suo sentimento contrastante tra ricerca di amore spirituale e amore terreno realmente provato saranno motivo di dolore per gran parte della sua esistenza, lo studio dei classici e la scrittura lo resero un uomo appassionato di lettere fino al termine dei suoi giorni. 
Non si sposò mai, ma ebbe dei figli.
Fu proprio la figlia che, si dice, lo trovò privo di vita accasciato nello scrittoio accanto ai suoi scritti e ai suoi amati libri.
Morì nel 1374, anziano per l'epoca, a causa di una forte febbre, incurante dei rimedi e dei consigli dei medici nei confronti dei quali non nutriva fiducia.
Negli ultimi anni era vissuto ad Arquà, Padova ed è qui che riposano le sue spoglie. 







tomba del Petrarca ad Arquà 



    monumento del Petrarca ad Arezzo

Oltre al libro a fumetti sopra menzionato e alle foto scattate in città, ci dedichiamo anche alla lettura e all'osservazione di altri due testi incentrati sulla figura di Petrarca.
Il tutto, ovviamente, affiancato alla lettura di alcune tra le sue poesie più famose.




La rappresentazione di Laura e del suo amore tormentato per lei (con alcuni dubbi sull'esistenza della donna)




Laura e l'amore travolgente che caratterizzò tutta la vita del poeta






Il poeta "solo et pensoso" cerca di sfuggire all'amore passeggiando in campagna, ma invano. L'Amore non lo lascerà mai e anche la natura sembra accorgersene.



Connessione con il dipinto "Il viandante nella nebbia" che i ragazzi hanno analizzato ad arte.
Altre connessioni? Le troveremo insieme



Il poeta è solo e disperato nella sua camera.
Quante volte capita anche a noi?



Io credo che riflettendo sulla vita e sulle opere di Francesco Petrarca, leggendone alcuni versi, riscontrandovi tanti agganci e connessioni con la nostra vita e con i sentimenti umani universali, forse, passeggiare in via dell'Orto davanti alla casa che, si dice, lo abbia visto venire alla luce oppure di fronte all'ingresso del Teatro e della via cittadina che hanno da lui preso il nome potrà renderci tutti più consapevoli e, perché no, anche più fieri di essere suoi concittadini.